Siamo un blog di moda e questi non sarebbero argomenti di nostra competenza. Eppure vogliamo dire la nostra, parlandovi di quello che sta accadendo negli allevamenti intensivi, poiché il settore tessile sfrutta gran parte di questi allevamenti per la produzione di fibre animali come pellicce, piume, lana e pelle.

Attenzione: Contiene Immagini Forti

Vi siete mai chiesti cosa sono gli allevamenti intensivi? Cosa accade li dentro? Perché non possiamo farne a meno? Volete sapere quanta carne consumiamo oggi e quanta ne consumeremo tra qualche anno? Leggendo questo articolo avrete la risposta a tutte queste domande e anche qualche risposta in più, ma partiamo dal principio.

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Federica e Cristian titolari di Vesti la natura

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Cosa sono gli Allevamenti Intensivi?

Gli allevamenti intensivi stipano migliaia di animali in fitti capannoni, sporchi, senza finestre, dove sono confinati in casse di gestazione, gabbie di filo spinato, terreni sterili o altri sistemi di confinamento estremamente crudeli.

Questa intensificazione e meccanizzazione viene applicata agli allevamenti, con miliardi di animali in tutto il mondo, come mucche, pecore, maiali e polli, tenuti al chiuso in quelle che sono diventate “le fattorie industriali”, meglio note come allevamenti intensivi.

Gli allevamenti intensivi non corrispondono affatto a quelli pubblicizzati dalle grandi multinazionali, con immagini di animali felici che girano liberamente in terreni coltivati ​​sotto il sole splendente, in campi verdi infiniti e rigogliosi.

Siamo lontani anni luce dalle immagini pubblicitarie

Come spiega la PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), “Questi animali non potranno mai crescere le loro famiglie, piantare radici nel terreno, costruire nidi o fare tutto ciò che è naturale e importante per loro, la maggior parte non sentirà nemmeno il sole sulla loro pelle, non respirerà aria fresca fino al giorno in cui saranno caricati su camion e destinati al macello”

Progettati per produrre il massimo rendimento possibile al minor costo possibile, gli allevamenti intensivi operano senza riguardo per la salute pubblica, l’ambiente, la sicurezza alimentare, le economie rurali, la salute degli animali e delle comunità circostanti.

Animali negli Allevamenti Intensivi

Quali animali negli allevamenti intensivi? Moltissime specie, purtroppo. La maggior parte sono animali destinati al macello per l’industria della carne, altri vengono sfuttati per prodotti caseari (latte, formaggi ecc), le uova, e infine per l’industria tessile.

  • Polli
  • Bovini
  • Ovini/caprini
  • Equini
  • Conigli
  • Ermellini
  • Scoiattoli
  • Agnellini
  • Cani
  • Gatti
  • Anatre
  • Oche
  • Visoni
  • Volpi
  • Procioni

Sembrano tante vero? Purtroppo queste non sono tutte le specie di animali allevate in modo intensivo, ne esistono molte di più. Sono certamente le più ricorrenti, ma non le uniche.

Cosa Succede negli Allevamenti Intensivi?

Animali manipolati per pompare i loro geni pieni di antibiotici, ormoni e altre sostanze chimiche. Nell’industria alimentare gli animali non sono considerati animali, bensì macchine per la produzione di alimenti.

Piccole gabbie con barre di metallo, aria riempita di ammoniaca, illuminazione artificiale o senza illuminazione, subiscono orribili mutilazioni: becchi che bruciano, attracco della coda, taglio delle orecchie e castrazione a vivo.

La Parola d’Ordine è “alta produttività”

Gli standard minimi, quelli più umani proposti dalle associazioni animaliste, sono continuamente ostacolati dalle potenti multinazionali.

A partire dagli anni ’70, la produzione globale di carne è triplicata. Oltre 60 miliardi di animali sono utilizzati per la produzione di carne, uova o latte e, se le tendenze attuali permangono, la popolazione mondiale di bestiame potrebbe superare i 100 miliardi entro il 2050 – un numero superiore a oltre 10 volte la popolazione umana.

La Cruda Realtà degli Allevamenti Intensivi (video)

Allevamenti Intensivi in Italia

Sicuramente gli allevamenti intensivi americani detengono il primato dei più grandi al mondo, ma chi pensa che in Italia siano pochi si sbaglia di grosso.

Capi di bestiame in Italia - ISTAT Giugno 2018

Quanti animali negli allevamenti Italiani?

L’Italia sicuramente non è il primo paese per produzione di carne, uova, latte ecc, ma la stima di bestiame effettuata dall’ISTAT è davvero notevole, soprattutto considerando la piccola superficie del nostro paese.

  • 6 MILIONI DI BOVINI
  • 7 MILIONI DI OVINI
  • 1 MILIONE DI CAPRINI
  • 8 MILIONI DI SUINI
  • 40 MILIONI DI POLLAME

Questi sono dati davvero preoccupanti, e aumentano ogni anno. I tradizionali sistemi su piccola scala, basati sulla “famiglia”, continuano a svolgere un ruolo cruciale solo quando si parla dei mezzi di sussistenza nei paesi in via di sviluppo. La produzione di carne su piccola scala, continuerà ad offrire opportunità di reddito e di qualità fintanto che esisterà la povertà rurale.

Oltre ai numeri valutiamo anche l’aspetto economico/sociale. L’aumento di allevamenti intensivi in Italia equivale anche alla chiusura delle piccole fattorie, quelle che mantenevano la propria famiglia grazie al commercio di bestiame. Chiudono, o vengono assorbite dalla grandi multinazionali.

L’ascesa degli allevamenti intensivi non è certo un caso, questo è il risultato di una politica pubblica concepita a beneficio dei grandi e a discapito dei piccoli impresari.

Come evitare Allevamenti Intensivi?

La scelta migliore è seguire uno stile di vita vegan, acquistando sempre e comunque prodotti biologici.

Se proprio non possiamo fare a meno della carne, ridurne l’uso è scontato, magari un piccolo sforzo mangiandola solo un paio di volte a settimana. La soluzione ideale è evitare di comprarla al supermercato, soprattutto quando etichettata da “marche famose”, in quanto queste sono la base del problema.

Acquistare carne biologica è un’ottima scelta, come può esserlo acquistare carne prodotta localmente. Evitare i fast food è un’altra scelta azzeccata. Possiamo sconfiggere l’orrore che si cela dietro gli allevamenti intensivi, poiché nessuno vieta di mangiare carne, ma fare qualcosa di concreto con il minimo sforzo sarebbe cosa gradita per la nostra terra.

Volevamo scrivere pro e contro degli allevamenti intensivi, ma di PRO vediamo ben poco. Ok, ci danno da mangiare, siamo tantissimi nel mondo e forse non basterebbero migliaia di fattorie biologiche.

Eppure, siamo certi che potremmo arrangiarci in qualche modo, probabilmente mangiando più pasta e verdure, sicuramente sprecando meno.. perché tra quello che buttiamo in casa e quello che buttano le aziende (soprattutto le aziende), si risparmierebbe tantissima sofferenza.

Impatto Ambientale Allevamenti Intensivi

Le conseguenze degli allevamenti intensivi sul pianeta sono devastanti.

Gli animali negli allevamenti intensivi producono enormi quantità di letame. Si stima che il bestiame e il pollame delle più grandi aziende agricole americane hanno prodotto escrementi pari a 13 volte in più rispetto ai 300 milioni di abitanti che vivono negli Stati Uniti.

370 milioni di tonnellate di letame in 12 mesi solo in America

I rifiuti domestici prodotti nella maggior parte delle comunità mondiali sono trattati in sistemi fognari municipali, e almeno teoricamente vengono “purificati” dai depuratori prima di essere scaricati in fiumi e mari. Il letame degli allevamenti intensivi viene immagazzinato nelle lagune e infine utilizzato nei campi agricoli come fertilizzante senza alcun trattamento.

Le piccole fattorie che allevano animali hanno sempre utilizzato il letame come fertilizzante, ma senza inquinare l’acqua. La differenza con gli allevamenti intensivi è nella scala, nei numeri. Questi allevamenti intensivi producono così tanti rifiuti da supere la capacità del suolo di assorbirli.

Le grandi quantità di letame penetrano nell’ambiente locale dove inquinano aria e acqua. Basti pensare che i gas serra emessi sono una delle cause principali del buco dell’ozono.

Sicurezza Alimentare a Rischio

Gli allevamenti intensivi creano alti rischi per la salute umana, poiché sovraffollati e stressanti per gli animali facilitano la diffusione di malattie. I batteri possono arrivare facilmente sulla loro pelle e di conseguenza entrare nelle macellerie. La contaminazione di un solo animale può contaminare migliaia di chili di carne all’interno di un macello.

Nel 2010 le condizioni affollate e insalubri di due compagnie internazionali produttrici di uova, hanno causato un richiamo per oltre mezzo miliardo di uova contaminate dalla Salmonella. Qualcuno ricorderà bene l’aviaria, o la “mucca pazza”, problemi affrontati anche in Italia.

Allevamenti Intensivi e Antibiotici

Farmaci e sostanze tossiche negli allevamenti intensivi

Allevamenti intensivi senza antibiotici? Una barzelletta.

Tutti gli allevamenti intensivi somministrano regolarmente bassi livelli di antibiotici, anche se gli animali non sono malati. Questa pratica “geniale” crea un terreno fertile per i batteri resistenti agli antibiotici.

Senza contare che un uso non terapeutico di antibiotici riduce l’efficacia degli antibiotici anche su noi umani. Si chiama antibioticoresistenza, ed è un fenomeno attuale.

Arriverà il giorno in cui gli antibiotici non faranno più effetto su di noi, e crediamo proprio che sarà un bel problema da affrontare. L’uso incontrollato di antibiotici all’interno degli allevamenti intensivi è la causa principale del fenomeno – mangiando cibi di origine animale assimiliamo una parte di queste sostanze.

Allevamenti Biologici

Gli allevamenti biologici crescono di numero ogni anno, e questo ci rende felici. Maggiori saranno gli allevamenti biologici, minori saranno gli allevamenti intensivi. Lo scopo è il medesimo, usare animali per prelevarne risorse come carne, uova, latte, pelle.

Eppure la differenza tra un allevamento intensivo ed un allevamento biologico è notevole, il benessere degli animali è messo in primo piano e questo è un grandissimo vantaggio sia per loro che per noi. Intensivo è crudele, mentre Biologico è semplicemente “normale”.

Animali che vivono serenamente liberi al pascolo, vanno nelle stalle solo quando necessario per proteggersi dal freddo invernale. Non vengono imbottiti di antibiotici, ormoni, aminoacidi sintetici, non soffrono di stress e non si ammalano. Negli allevamenti biologici gli animali mangiano cibo biologico non OGM, secondo gli standard della certificazione il 60% del cibo dato al bestiame deve essere prodotto dall’azienda stessa (km 0).

Gli allevamenti biologici seguono rigorosi standard imposti dalla certificazione

Molti dei nostri lettori sanno che siamo contrari ai materiali di origine animale. Facciamo eccezione per la lana biologica, in quanto la riteniamo una fase di transizione e ammettiamo senza rimpianti che ci piacerebbe se questa lana conquistasse la fetta di mercato attualmente nelle mani della lana tradizionale.

Controsenso? Non è cruelty free? E’ verissimo, ma non vogliamo avere una visione estremista. Sappiamo che presto tutti i materiali di origine animale si riprodurranno in laboratorio, questo grazie alle biotecnologie, potremmo avere pelle, lana, ecc, senza alcuna violenza su animali.

Fino a quel giorno dobbiamo sperare e cercare con tutte le nostre forse di incentivare le persone all’acquisto di prodotti più etici, come ad esempio acquistare prodotti provenienti da allevamenti biologici, e sappiamo per certo che pian piano i prodotti biologici prenderanno il sopravvento su quelli standard. Siamo già in questa fase, è solo questione di tempo.

Se non vogliamo rinunciare a carne, uova, latte ecc, acquistarli di origine biologica può, e deve essere considerato un passo in avanti. Cosa vogliamo fare? Qui non si tratta di essere vegan o meno, non si tratta di seguire una moda. Si parla esclusivamente del nostro futuro, un futuro molto più vicino di quanto possiamo immaginare.