La contro-cultura Creata dagli Influencer nella Moda

Influencer davanti al cellulare su instagram
Indice

Il boom degli Influencer nella moda

Tutti noi sappiamo che la società moderna si muove sul terreno “minato” degli influencers. Personaggi di vario genere e tipo che lanciano i messaggi più disparati, su ogni tipo di argomento, forti del numero di followers (quel numerino che appare sempre nei loro profili e che rappresenta oggi la vera “forza” motrice di una nuova contro-cultura).

Ovviamente, il settore tessile / abbigliamento non poteva certo rimanere estraneo a questo nuovo modo di comunicare (ormai non più nuovo…), anzi, ci si è buttato mani e piedi.

Gli esperti del marketing moderno suggeriscono ai brand di farsi pubblicizzare dunque dagli influencers, di investire su questi personaggi con contratti profumatissimi, di far identificare il loro marchio e i loro prodotti con questi volti che “bucano lo schermo”.

Una guerra d’immagine dove ognuno sfodera la propria forza economica investendo su un volto e non sulla vera ricerca o su obiettivi di sviluppo sostenibile reale (l’abbigliamento dei grandi marchi della moda continua, infatti, ad essere prodotto senza il minimo dei rispetti dei diritti umani).

Ma capita anche che gli influencers stessi diventino un vero e proprio “boomerang”.

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Il caso dell’influencer Anyuta Rai

Vi cito infatti il caso della modella russa Anyuta Rai (spesso citata anche come “travel blogger”). Il tipico esempio di quel numerino citato prima (il mitico “number of followers”) che, nel suo caso ha un peso specifico decisamente di rilievo: più di 3 milioni di persone seguono infatti i profili social di questa bellezza dell’Est.

Definita come “fenomeno di Instagram“, durante un suo viaggio turistico in Namibia, Anyuta Rai ha voluto farsi fotografare assieme a dei meravigliosi bimbi “Himba” (già questa potrebbe essere una scelta molto discutibile).

Questo popolo ha mantenuto intatte le sue tradizioni (o buona parte di queste). Vivono infatti in capanne di forma conica tenute insieme da fango e sterco; sono una popolazione nomade che vive di pastorizia e quindi spesso si spostano di diverse centinaia di chilometri nell’arco dell’anno. Il loro corpo viene spesso ricoperto da una mistura di colore rosso a base di burro, erbe ed ocra per proteggersi dal sole (ricordo che il burro di Karitè ha un odore forte).

Bene, l’avvenente modella ha dichiarato: ”Bisognerebbe civilizzare questo popolo, puzzano, non si lavano. Soprattutto le donne e i bambini, dormono nelle capanne, non si fanno la doccia, non hanno l’acqua”. Di fronte a dichiarazioni del genere già si potrebbe mettere in discussione l’idea di farsi fotografare insieme ad alcuni componenti di questa meravigliosa popolazione.

Le sue, sono comunque parole che fanno tornare alla memoria alcune dichiarazioni di un famosissimo brand del settore sportswear in cui, di fronte alla domanda del perché non si facesse di più per le popolazioni in cui si svolgono le produzioni tessili, la risposta più che mai disarmante era stata: ”D’altro canto, non siamo noi che possiamo modificare le tradizioni culturali di questi popoli o cambiarne le leggi”.

E’ verissimo, un brand d’abbigliamento non può stabilire leggi o cambiare culture, ma nemmeno nascondere la testa sotto la sabbia e approfittare delle debolezze di un popolo per arricchirsi. La forza di un brand diventerebbe invece ciclopica se fosse utilizzata per partecipare ad un vero cambiamento. Ma è sicuramente più semplice pubblicizzare una collezione fatta con cotone organico, senza raccontare chi lo raccoglie e lo lavora.

Ma tornando alla bellezza giunonica della nostra “amica” Anyuta e ai suoi colleghi influencers: qualche consiglio si potrebbe anche dare, ma non sta certo a noi questo arduo compito culturale.

Certo è che forse, noi consumatori abbiamo sempre in nostro possesso l’arma più importante e più pericolosa per questi personaggi: la nostra critica nel loro campo di battaglia.

I loro milioni di followers possono essere equiparati alle voci di altrettanti e magari anche più numerosi followers di una nuova cultura. Non lasciamo che i loro messaggi distorti diventino foglia morta; non chiudiamo gli occhi davanti ai loro messaggi inutili e vergognosi. Alziamo anche le nostre voci.

Sfidarli sul loro stesso “campo di gioco” è il contrasto migliore che si può realizzare contro una contro-cultura deleteria e malata.

Il tessile / abbigliamento ha bisogno di vivere di influencers reali: i consumatori attenti e consapevoli.

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