Moda sostenibile ecco Cosa Devi Sapere Prima di Acquistarla

Stilista disegna dei modelli di abbigliamento su carta

Indice dei contenuti

Cos’è la moda sostenibile?

Definiamo la moda sostenibile come una parte della filosofia di design e tendenza in forte crescita nel percorso dell’ecosostenibilità, il cui obiettivo è quello di creare un sistema che rispetti l’ambiente causando danni minimi (o nulli) e che promuova il trattamento etico dei lavoratori e la responsabilità sociale.

La moda sostenibile coinvolge tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto:

  • Progettazione
  • Selezione e produzione di materie prime
  • Tintura e finissaggio
  • Cucitura e assemblaggio
  • Imballaggio e immagazzinamento
  • Trasporto
  • Fine vita e riciclo

Dal punto di vista ambientale la moda sostenibile comprende l’uso di materiali e componenti riciclati e l’uso attento delle risorse naturali come l’acqua, la terra, le piante e gli animali.

Da una prospettiva socio-economica i marchi che si definiscono parte della moda sostenibile hanno la responsabilità di mantenere condizioni di lavoro etiche per i lavoratori sul campo, in fabbrica e in ufficio, compreso il rispetto delle migliori pratiche e dei codici di condotta applicabili.

Anche il consumatore ha le sue responsabilità, come ad esempio rimanere istruito e mantenere consapevolezza sui temi legati alla sostenibilità, soprattutto quando fa degli acquisti:

  • Evitare le mode a breve termine guidate dalla fast fashion;
  • Prendersi cura e riparare adeguatamente gli indumenti per prolungarne la durata;
  • Evitare il lavaggio eccessivo;
  • Riciclare, riutilizzare e donare vecchi indumenti.

Quando la moda è sostenibile?

Come riconoscerla?

Dove acquistarla?

Inizia il tuo percorso!

di

Logo Vesti la natura verde

Perché scegliere la moda sostenibile?

  • Nel 2020 viene lanciata un petizione contro i grandi marchi della moda che non pagano i loro fornitori, causando seri danni sociali nei paesi del tessile. La campagna lanciata dall’associazione Remake prende il nome di PayUp Fashion. Ulteriori informazioni su PayUp Fashion
  • Nel 2019 al G7 di Biarritz viene siglato il Fashion Pact, un accordo tra grandi marchi di moda che fonda le sue origini su 3 aspetti chiave: Porre attenzione ai Cambiamenti Climatici; Preservare la Biodiversità; Salvaguardare gli Oceani. Ulteriori informazioni sul Fashion Pact
  • Era il 2018 quando abbiamo lanciato la nostra app ecoFashion, un motore di ricerca per marchi di moda sostenibile. Scarica l’app e trova la moda online o nella tua città
  • Nel 2017 si sono svolti a Milano i primi Green Carpet Fashion Awards. Un grande successo per la moda sostenibile. Ulteriori informazioni
  • H&M lancia nel 2015 il Global Change Award, una vera sfida tra le aziende più innovative nel campo della moda sostenibile, i vincitori di questo concorso ottengono degli interessanti premi in denaro utili per continuare il loro sviluppo sostenibile. Ulteriori informazioni
  • Sempre nel 2015 esce The True Cost, il film documentario di Andrew Morgan che evidenzia i problemi ambientali e sociali legati all’industria della moda Ulteriori informazioni su The True Cost
  • Nasce nel 2013 Fashion Revolution, una delle associazioni a tutela del settore tessile tra le più importanti, impegnata sul campo per combattere le discriminazioni di cui sono vittime i lavoratori del tessile.Ulteriori informazioni su Fashion Revolution
  • E’ il 2005 quando nasce la Global Fashion Agenda, definita come il “principale forum di comunicazione sulla sostenibilità nella moda”. Ulteriori informazioni sulla Global Fashion Agenda
  • Nel 1989 nasce la Clean Clothes, una delle associzioni più grandi a tutela del settore tessile e rivolta soprattutto verso l’aspetto sociale della produzione di moda. Ulteriori informazioni sulla Clean Clothes

Stiamo pagando un prezzo troppo alto per il nostro ecosistema, per la nostra umanità, a cui dobbiamo porre immediatamente rimedio applicando i concetti base della moda sostenibile.

Grazie alle campagne di sensibilizzazione lanciate nel corso degl’anni da molte associazioni a tutela del settore tessile, la situazione sta migliorando, soprattutto negli ultimi anni. I marchi e le grandi catene di distribuzione corrono ai ripari in vista degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030, e anche a causa del crescente interesse dei consumatori verso l’argomento moda sostenibile.

I consumatori di oggi sono più attenti e quelli di domani lo saranno sempre di più: tutti vogliono acquistare prodotti senza pensare che questi siano frutto di chissà quale disgrazia.

Chiaramente il consumatore dovrà rimetterci qualcosa di tasca propria: produrre in modo etico e sostenibile ha costi più elevati rispetto ad una produzione senza vincoli ambientali e sociali, questo implica un prezzo di vendita più alto rispetto alla moda a basso costo a cui siamo abituati.

  1. Rispetto dei diritti umani e condizioni lavorative dignitose.
  2. Incentivare agricoltura e allevamenti biologici.
  3. Salvaguardare l’ambiente in tutta la filiera di produzione.

La moda attuale non segue nessuno di questi ideali, che riteniamo invece essere 3 elementi chiave per fondare la moda del futuro, una moda dove non saranno necessari negozi specializzati in moda sostenibile, o applicazioni per trovare marchi di moda sostenibile, poiché nella nostra visione ottimistica, in qualsiasi negozio si potranno acquistare capi di abbigliamento con la certezza che questi siano realizzati in modo etico e sostenibile.

Impatto ambientale della moda

Abbiamo visto cos’è la moda sostenibile, adesso vediamo “cosa non è” partendo dai materiali che vengono utilizzati per produrre i nostri indumenti e accessori. Sappiamo che al giorno d’oggi la maggior parte della produzione di moda è costituita da cotone e poliestere:

  • il cotone è una fibra tessile naturale che necessita di grandi risorse idriche per la crescita della pianta e di una quantità spropositata di sostanze chimiche come fertilizzanti e pesticidi;
  • il poliestere è una fibra tessile sintetica che ha superato di gran lunga l’utilizzo di tessuti naturali, una rapida evoluzione dovuta a costi di produzione ridotti, ma che incide enormemente sull’ambiente.

Le statistiche di questa infografica sono chiare, ed evidenziano il reale impatto ambientale della moda:

Problemi ambientali causati dall'industria tessile

Oltre ai costi di produzione ridotti, uno dei grandi vantaggi dei tessuti sintetici è la possibilità di creare varianti dello stesso prodotto con molta facilità rispetto a quanto accade con i tessuti naturali, inoltre, grazie alla scienza, siamo in grado di assegnare proprietà uniche ai tessuti sintetici:

Un tessuto naturale come il cotone ha delle caratteristiche e delle qualità che rimangono tali in ogni condizione, non possono migliorare senza l’utilizzo di additivi, sostanze chimiche, o miscelando questa fibra naturale a fibre sintetiche o artificiali.

  • Vuoi un prodotto più traspirante? Usiamo un imbibente sintetico sulla fibra, il quale consente di estrarre più umidità dal corpo e quindi rendere la stessa fibra più disponibile all’evaporazione ambientale, ne consegue un aumento di traspirabilità del tessuto.
  • Vuoi un prodotto impermeabile? Si può fare facilmente grazie alla scienza, semplicemente utilizzando sostanze chimiche idrorepellenti

La natura non mette a disposizione tutte le migliorie che la ricerca scientifica può sviluppare. Grazie alla scienza possiamo infatti migliorare le caratteristiche dei nostri indumenti.

Non siamo contrari all’uso dei tessuti sintetici, se questi fossero realizzati con più attenzione nei confronti dell’ambiente e dalla saluta umana, ed è proprio qui che interviene la scienza, in particolar modo la biotecnologia che rende possibile la realizzazione di materiali biodegradabili.

L’innovazione tessile, la continua ricerca di materiali che siano ecologici e rinnovabili, non dannosi per l’ambiente e con il minimo spreco di risorse naturali, sono il fulcro della moda sostenibile.

Tra le sostanze tossiche presenti nei nostri vestiti citiamo le più famose (e dannose):

    • Ammine aromatiche

Cancerogene derivanti da azo-coloranti, bandite in Europa a partire da inizio anni 90 ma che ancora si ricercano con assiduità e che talvolta ci fanno la sorpresa di essere presenti. E’ un elenco di 24 composti cancerogeni regolamentato al momento nella maggior parte del mondo (Cina compresa).

    • Alchilfenoli etossilati

In gergo chimico si indicano con l’acronimo APEO, gli etossilati, e AP, i non etossilati. Sono tensioattivi non ionici usati fino al 2007 in maniera massiva e che sono fortemente inquinanti per la fauna acquifera. Regolamentati solo in Europa (dalla Cina e da altri paesi arrivano spesso brutte sorprese).

    • Metalli pesanti

Possibili contaminanti dovuti alle tinture e/o alle vie di conservazione delle fibre. Ci sono circa 9 specie metalliche presenti negli indumenti di scarsa qualità e dubbia provenienza.

    • Dimetilfumarato

Forte antimuffa usato per preservare le fibre naturali durante lunghi periodi di stoccaggio. Ha il brutto vizio di essere un forte allergizzante.

    • Clorofenoli

Rientrano nella famiglia dei biocidi/pesticidi. Proprio per questa funzione possono trovarsi su fibre naturali in particolare cellulosiche. Talvolta sono scorie di produzione di taluni coloranti.

    • Ftalati

Composti usati come plastificanti per PVC (danno morbidezza allo strato in PVC). Alcuni di questi sono mutageni. Sono regolamentati in Europa, in America e Cina (solo per prodotti per bambini).

    • Coloranti

Allergenici e/o cancerogeni, regolamentati solo in Europa (alcuni), sono un elenco di coloranti di varia natura.

Per ulteriori informazioni su questo argomento consigliamo di leggere il nostro articolo: sostanze tossiche nei vestiti e l’articolo sulla moda circolare.

Impatto sociale della moda

Abbiamo parlato dell’impatto ambientale della moda, dei tessuti e delle sostanze tossiche normalmente presenti nei nostri vestiti. Adesso parliamo dell’impatto sociale della moda, un’impatto devastante sotto tutti i punti di vista.

Gran parte della produzione tessile avviene nei paesi così detti “in via di sviluppo”, pensiamo a Bangladesh, India, Vietnam, ma anche paesi Europei come Romania, Serbia. In questi paesi la situazione è sempre stata drammatica e oggi, a causa della pandemia che ci ha colptio, lo è ancora di più.

Anche per l’impatto sociale della moda abbiamo creato un’infografica che evidenzia i problemi più evidenti di questo settore:

Problemi sociali causati dall'industria tessile

Certamente le situazioni peggiori sono nei paesi dove viene coltivato il cotone, qui si vivono infatti situazioni al di fuori della nostra immaginazione: schiavismo, discriminazione, violenza, sono all’ordine del giorno.

La moda sostenibile non è solo “inquinare meno”, altrimenti parleremo di moda ecologica. La sostenibilità infatti include anche tutti gli aspetti sociali, come da convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori: salari equi, nessuna discriminazione, possibilità di sindacalismo, e chiaramente nessuna violenza o forme di schiavismo.

I grandi marchi di moda sono in continua guerra per realizzare capi di abbigliamento al costo più basso, ma questo a che prezzo per la nostra civiltà? Approfondiamo questo argomento nel nostro articolo sulla moda etica.

Impatto della moda sugli animali

Allevamenti intensivi, sono sufficienti queste due parole per evidenziare la gravità della situazione mondiale. L’impatto della moda sugli animali è evidente, grave, e decisamente sottovalutato.

Sappiamo che gli allevamenti intensivi sono reali e soprattutto che sono la stragrande maggioranza rispetto agli allevamenti biologici. E’ un argomento che ci tocca più da vicino rispetto ad altri.

Molte persone sono più sensibili alla violenza sugli animali piuttosto che a quella rivolta verso altri esseri umani. Forse iniziamo ad odiarci, o magari è dovuto al fatto che questi non possono difendersi dalla nostra cattiveria.

Ancora non siamo riusciti a creare una infografica che evidenzi l’impatto della moda sugli animali, ma ci stiamo lavorando e confidiamo di metterla online quanto prima.

Ad ogni modo esistono diverse certificazioni tessili garanti e sempre più marchi di moda rinunciano all’uso di materie prime di origine animale stringendo collaborazioni con associazioni animaliste.

La moda sostenibile è anche questo, rispettare i diritti degli animali, non utilizzare materiali di origine animale a meno che questi non siano degli scarti dell’industria alimentare, ma anche non inquinare fiumi, oceani, terra e aria.

Approfondiamo questo argomento nell’articolo che parla di moda cruelty free.

Moda Sostenibile: Fast Fashion vs Slow Fashion

Sentirai spesso parlare di Slow Fashion e Fast Fashion da chi parla di moda sostenibile.

La fast fashion è un metodo di progettazione, produzione e marketing incentrata sui grandi volumi. Tende soprattutto a “clonare” abbigliamento e moda viste sulle passerelle e, utilizzando materiali di bassa qualità, riesce a garantire ai consumatori prodotti alla moda economici.

Possiamo invece definire la slow fashion come l’antagonista della fast fashion. La slow fashion o “moda lenta” è basata sulla qualità piuttosto che sui grandi volumi. I pionieri della slow fashion incoraggiano una produzione più lenta, unificando la sostenibilità con l’etica e, infine, invitano i consumatori a investire in abiti ben fatti e longevi nel tempo.

Slow Fashion vs Fast fashion

Slow Fashion

  • Una/due collezioni in un anno
  • Incentiva la manifattura e la produzione locale
  • E’ sostenibile a livello ambientale
  • E’ etica sotto il profilo sociale
  • Solitamente ha un costo maggiore

Fast Fashion

  • Fino a 50 micro-collezioni in un anno
  • E’ una delle principali cause dell’inquinamento ambientale
  • Crea schiavismo e marcate disuguaglianze sociali
  • Ha un basso costo di produzione e permette a chiunque di vestirsi seguendo le mode
  • La qualità dei prodotti è decisamente inferiore

Moda sostenibile: l’etichetta fa la differenza

Ricorda questa affermazione: non esiste moda sostenibile senza certificazioni tessili garanti di questo appellativo.

Partiamo dal presupposto che i prodotti realizzati in Europa offrono una garanzia in più rispetto a quelli realizzati in altri paesi del mondo, questo perché in Europa vige la normativa REACH: determinate sostanze chimiche/tossiche vengono escluse dalla produzione, e questa lista cresce di anno in anno anche grazie al contributo di associazioni ambientaliste come GreenPeace.

Questo non può garantire una produzione sostenibile, ma quantomeno è un inizio.

Purtroppo però, sappiamo che non esiste tracciabilità nella moda, quindi se un paio di passaggi della produzione vengono fatti in Italia – magari solo l’etichettatura e la stampa di una grafica – ecco che sentiamo parlare di prodotto Made in Italy.

Chiaramente il “falso made in Italy” non rispetta la regolamentazione REACH, in quanto in molti casi il prodotto viene realizzato in altri paesi del mondo, soprattutto in Asia, dove le regole di produzione sono ben diverse dalle nostre.

Le certificazioni tessili utilizzate nella moda sostenibile

In attesa che la regolamentazione REACH amplifichi il suo potere, possiamo fare affidamento sulle certificazioni tessili, in particolar modo su quelle più diffuse in commercio:

Etichette abbigliamento GOTS e OEKO-TEX

  • Global Organic Textile Standard (GOTS) è l’etichetta per i prodotti di abbigliamento di origine biologica. Se trovi questa etichetta, sai di aver acquistato un prodotto ecologico e socialmente etico.
  • Oeko-Tex è certamente l’etichetta più diffusa in Europa. Quando trovi questa etichetta in un capo di abbigliamento sai di aver acquistato un prodotto ecologico.

Le fibre tessili certificate utilizzate nella moda sostenibile

Non possiamo parlare di moda sostenibile senza una fibra tessile a basso impatto ambientale.

Fortunatamente esistono molti fibre ecologiche in commercio, ognuna ha i propri vantaggi e svantaggi, ma è importante comprendere che ancora non esiste una fibra ecologica al 100%. Ci stiamo avvicinando a questa affermazione grazie alle biotecnologie, ma è ancora presto per parlarne.

Sulle fibre tessili si potrebbe scrivere un libro e noi gli abbiamo dedicato una intera sezione del sito.

Definizioni di moda sostenibile

Per spiegare le varie definizioni di moda sostenibile nei paragrafi che seguono parleremo di abbigliamento, ma le stesse definizioni sono applicabili a borse, scarpe, cinture, portafogli e altri accessori di moda.

Abbiamo creato un’infografica che riporta tutte le definizioni di moda sostenibile:

Definizioni della moda sostenibile

Abbigliamento in Fibre Naturali

L’abbigliamento in fibre naturali, o abbigliamento naturale, è realizzato esclusivamente utilizzando tessuti naturali: cotone, lana e varianti, seta, canapa, lino, pelle.

Si può, si fa, ma non si dovrebbe definire abbigliamento in fibre naturali un vestito realizzato in lyocell, modal, lanital, ricino, mais, orange fiber e altre varianti di viscosa. Questi sono tessuti artificiali che utilizzano solo una parte di materia prima naturale.

Le fibre artificiali di origine naturale sono fibre realizzate in laboratorio attraverso processi chimici e, seppure siano fibre ecologiche, hanno comunque poco di naturale se non la materia prima utilizzata.

L’abbigliamento in fibre naturali non può essere definito ecologico a prescindere dalle certificazioni.

Abbigliamento Etico

L’abbigliamento etico, o solidale, o equosolidale, è definito tale quando la produzione o la vendita al dettaglio sostiene qualche iniziativa/campagna benefica di Onlus e Ong, oppure iniziative per lo sviluppo sociale rivolta a comunità, paesi in via di sviluppo, situazioni di fragilità.

Solitamente, i prodotti etici sono di manifattura artigianale, o provenienti da paesi in via di sviluppo.

Ci viene in mente che anche un prodotto sartoriale realizzato in Italia possa considerarsi in qualche modo un prodotto etico: l’etica rivolta verso le piccole realtà sartoriali/artigianali che sono in grande difficoltà economica.

L’abbigliamento etico deve disporre di certificazioni sociali.

Abbigliamento Ecologico

L’abbigliamento ecologico è un prodotto realizzato con materiali certificati a basso impatto ambientale. I prodotti ecologici sono spesso realizzati con materiali riciclati, riciclabili, spesso biodegradabili o compostabili.

L’abbigliamento ecologico deve disporre di certificazioni ambientali.

Abbigliamento Biologico

L’abbigliamento biologico è definito tale quando il tessuto utilizzato proviene da agricoltura biologica, o da allevamenti biologici.

Quando parliamo di abbigliamento biologico stiamo parlando di prodotti ecologici sotto il profilo ambientale e nella maggior parte dei casi anche etici sotto il profilo sociale. L’abbigliamento biologico rispetta i canoni sociali del lavoro equo come imposto dall’agricoltura biologica.

Spesso potremmo incappare in falsi slogan di abbigliamento biologico, come ad esempio alcuni prodotti con etichetta Organic Content Standard, la quale garantisce solo il 5% di fibra organica, mentre il restante 95% potrebbe essere un classico cotone non biologico, o altro materiale tradizionale.

Escludendo pesticidi, fertilizzanti, diserbanti, o altre sostanze tossiche normalmente utilizzate durante la produzione tessile, l’abbigliamento biologico viene considerato una delle migliori alternative per sviluppare una moda più etica e sostenibile.

L’abbigliamento biologico deve disporre di certificazioni di origine biologica.

Abbigliamento Ecosostenibile

L’abbigliamento ecosostenibile, o abbigliamento sostenibile, deve essere “sostenibile durante tutto il suo ciclo di vita” e per essere definito tale il materiale utilizzato deve essere ecologico e tutti gli aspetti produttivi devono essere sotto controllo dal punto di vista sociale.

Parliamo soprattutto di tessuti biologici, artificiali a basso impatto ambientale, sintetici rigenerabili o nati dal riciclo di risorse esistenti come la plastica, e di prodotti che dispongono di certificazioni garanti di una produzione etica.

L’abbigliamento ecosostenibile deve disporre di certificazioni ambientali e sociali.

Abbigliamento Vegan

L’abbigliamento vegan, cruelty free o animal free, è definito tale solo se dispone di una certificazione tessile che attesti l’assenza di materiali di origine animale, ma anche una filiera di produzione che non includa lo sfruttamento di animali.

Molti sono convinti che per acquistare abbigliamento vegan basti acquistare un indumento in cotone, ma i prodotti non certificati, seppure realizzati in fibre tessili differenti da quelle di origine animale (lana, seta, pelle, pellicce..) sono comunque dannosi per il nostro ecosistema e di conseguenza un pericolo per gli animali.

L’abbigliamento vegan deve disporre di certificazioni di tipo cruelty free che pongano la loro attenzione anche verso l’aspetto ambientale.

Dove acquistare la moda sostenibile?

Abbiamo realizzato un motore di ricerca ricco di marchi di moda sostenibili, negozi di abbigliamento e moda che vendono prodotti ecologici, artigiani della moda che lavorano con materiali ecologici, marketplace online dove acquistare con la massima serenità.

Questo motore di ricerca si chiama ecoFashion, ed è disponibile sia via web che in app per dispositivi mobili.

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