Addio pellicce vere, ora le vogliamo ecologiche e cruelty free
Questo è il messaggio che molti marchi, associazioni, consumatori, lanciano da qualche anno a questa parte.
Gucci, Michael Kors, Versace, Maison Margiela. Erano marchi entusiasti nel realizzare fantasiose pellicce. Ad esempio, le pantofole di Gucci foderate con pelliccia introdotte per la collezione autunno 2015, diventarono rapidamente un fenomeno comfort-chic.
Oggi non è più così. Questi grandi marchi di moda sono diventati Fur Free (contro le pellicce), abbandonando l’uso delle pellicce naturali a favore di pellicce sintetiche, cruelty free, ed “ecologiche”.
“È come quando devi smettere di fumare..” ha dichiarato al Women’s Wear Daily (WWD) il direttore creativo del marchio Gucci, Alessandro Michele. “Lo ami, ma non va bene. Quindi, alla fine, devi solo prendere la tua scatola di sigarette e gettarla nel cestino e basta. Perché dopo, ti senti molto meglio”
Noi siamo dei veri sostenitori dell’abbigliamento vegan, ma che la pelliccia possa considerarsi “cattiva” dipende spesso dalla prospettiva di una persona. Non c’è dubbio che sia una questione importante, e un argomento tornato di grande moda in questi ultimi anni.
In questo articolo metteremo a confronto le pellicce sintetiche definite pellicce ecologiche con quelle naturali. Non solo, leggeremo le dichiarazioni dei diretti interessati: brand di moda e sostenitori dell’industria della pelletteria.
Vi sveleremo anche cosa si cela dietro le quinte della moda. Se pensate che i produttori di pellicce si siano arresi vi sbagliate, hanno un piano preciso per risollevare il mercato ed è partito già dal 2020.
Il movimento anti-pellicce
C’era un tempo in cui proteste degli animastili nelle sfilate di moda erano routine: campioni di pellicce di alta qualità venivano spesso cosparsi di vernice rossa e succo di pomodoro (per simulare il sangue versato dagli animali). Le aggressioni a stilisti e dirigenti famosi non erano così rare.
Oggi le campagne anti-pellicce sono fortunatamente passate da “atti di aggressione fisica contro individui”, a proteste civili e ben organizzate. Soprattutto grazie ad associazioni animaliste come LAV e PETA, le quali promuovono campagne come Fur Free e Animal Free Fashion.
Mentre innumerevoli marchi e designer rinunciano ufficialmente alla pellicce, o quantomeno ne riducono l’uso, l’industria della pelliccia parte all’offensiva. “Stiamo combattendo”, ha detto Mark Oaten, amministratore delegato della International Fur Federation (IFF).
Ci vengono in mente decine di personaggi famosi, definiti animalisti contro le pellicce, che lanciano messaggi su Instagram e Facebook acclamati dai loro follower. Tempo fa abbiamo visto anche la parlamentare di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla lanciare un chiaro messaggio a riguardo.
La sofferenza non va di moda (video)
Vere pellicce e animalisti
Nel 2017 le pellicce hanno generato vendite al dettaglio globali per 30 miliardi di euro – secondo i dati statistici forniti da International Fur Federation (IFF). Più della metà del fatturato è in Cina, dove gli sforzi degli animalisti anti-pelliccia sono ancora agli inizi e non ancora acclamati dai cittadini che senza dubbio hanno altri problemi da affrontare.
L’Europa, con 7 miliardi di euro, è il secondo mercato globale per vendita di vere pellicce, seguita dalla Russia con 2,2 miliardi di euro. Negli Stati Uniti, che rappresenta un importo relativamente modesto con circa 1.5 miliardi di euro, ‘il problema pellicce’ risuona con forza.
Basti pensare che San Francisco ha approvato il divieto di vendere pellicce dal 1 gennaio 2019, diventando così la più grande città al mondo ad invocare tale misura.
E’ una battaglia complessa, in cui il lato animalista sembra aver preso il sopravvento -almeno in termini di relazioni pubbliche- e con i marchi di moda all’epicentro dell’attenzione mediatica.
Perché dire NO alle pellicce vere
Insieme al quartetto di potere menzionato ad inizio articolo, altri brand come Jimmy Choo, Furla, Donna Karan, DKNY, Brooks Brothers, si sono recentemente proclamati marchi senza pelliccia. Ralph Lauren ci ha rinunciato dal 2006, mentre Giorgio Armani ha rinunciato definitivamente alle pellicce nel 2016.
Chiaramente molti marchi che imprecano ad alta voce contro le pellicce continuano ad utilizzare pelle, lana, seta e shearling (pelle di montone o agnello). La giustificazione risiede nel fatto che a differenza di animali allevati esclusivamente per produrre pellicce come visoni, volpi, ermellini, etc, altri animali come pecore, mucche e conigli hanno la sfortunata coincidenza di far parte della nostra catena alimentare.
L’uso di pelle derivata dall’industria alimentare è considerato un affronto minore.
Vero o falso? In parte è vero, poiché se non utilizzassimo questi materiali di “scarto” dell’industria alimentare, questi finirebbero negli inceneritori contribuendo all’inquinamento ambientale. Ma resta il fatto che anche queste pelli provengono dai crudeli allevamenti intensivi.
Dal punto di vista della vendita al dettaglio di pellicce vere, nel 2018 il gruppo Yoox è andato fuori di testa, cessando le vendite di tutti gli indumenti e accessori in vera pelliccia sui suoi siti multimarca. Mentre il gruppo Holt Renfrew chiudeva 6 su 7 centri di pellicceria.
Le vendite di pellicce sono state bandite a West Hollywood dal 2013, precludendo a Maxfield e Fred Segal di immagazzinarle nei loro negozi; quest’ultimo ha esteso il divieto al suo avamposto LAX e ha chiesto anche ai partner autorizzati di conformarsi all’abbandono delle pellicce vere.
David Jones, che ha sede a Sydney, ha smesso di vendere pellicce vere nel 2002. E nei media, il magazine InStyle nel 2019 ha bandito ufficialmente la vera pelliccia dall’editoriale e non inserisce più pubblicità collegate a questo argomento sul sito web.
Intervista a Simone Pavesi, campaigner LAV (video)
Le pellicce vere vanno di moda?
I rappresentanti dell’industria della vera pelliccia sostengono che le intimidazioni sono il fattore determinante che ha contribuito al crollo del mercato, con attivisti anti-pelliccia in prima fila impegnati in campagne davvero molto aggressive.
C’è da dire, che anche nel momento di maggiore interesse, la vera pelliccia comprendeva una percentuale relativamente piccola nella maggior parte delle collezioni, sia per numero di look che per vendite. Ma la percezione di un esodo in atto esiste, difatti anche la moda di lusso evita di sfoggiare pellicce vere nelle passerelle, in un esercizio di nobiltà commerciale illuminata, o per meglio dire obbligata dal movimento popolare.
L’impatto è stato potente. “È tempo che l’industria della moda si renda conto del fatto che la pelliccia è crudele, barbara, antiquata e fuori moda”, ha detto Stella McCartney, una voce di rilievo per la moda cruelty free.
Mentre Stella McCartney si sente “molto orgogliosa di essere stata fedele a me stessa e alle mie convinzioni”, non cerca il merito di cambiare le menti, piuttosto di attribuire il passaggio a “l’intera industria tessile che lavora insieme per il miglioramento del pianeta ed il benessere degli animali”
Se l’affermazione di Stella McCartney su “l’intera industria tessile” sopravvaluta la realtà attuale, la stessa industria presta quantomeno attenzione al problema, con singoli marchi che pian piano valutano la scelta di rinunciare alle vere pellicce.
“Certo, io vivo nella vita reale e quindi sono interessata a questo argomento”, ha detto Silvia Venturini Fendi (marchio italiano di lusso). “ma quando decidi di farlo, devi farlo in un modo impegnativo. Non si tratta di non fare pellicce e invece fare borse in coccodrillo o in pelle esotica, perché non ha senso … vedremo. Il futuro sarà molto interessante”
Le dichiarazioni dei personaggi di alto profilo spingono l’argomento sul fronte del ciclo mediatico
“Questo argomento avrebbe bisogno di una lunga discussione”, consiglia Miuccia Prada. “E una volta che ti avvicini all’argomnento pellicce, dovresti forse affrontare la questione più ampia della sostenibilità, dell’ambiente e forse molto di più, tutte questioni per cui la nostra azienda si è impegnata.”
“Ho sempre preferito fare, invece di fare annunci: Certo, stiamo studiando e analizzando le possibilità molto sul serio, e ho smesso di mostrare pellicce vere sulla passerella. L’argomento è serio e deve essere affrontato, ma non dimentichiamo che è una piccola parte di un’immagine molto più grande e che richiede la stessa attenzione”
Il più grande shock è sicuramente Donatella Versace. In un’intervista pubblicata nel 2019 ha detto a The Economist’s Magazine, “Sono fuori. Non voglio uccidere animali per fare moda”

In risposta a una domanda di spiegazione, Versace ha offerto una panoramica del suo cambiamento “Come persona, ma soprattutto come imprenditrice, ho bisogno di valutare attentamente l’impatto che alcune decisioni avranno sul nostro business”, ha detto Versace, pur osservando che considerazioni aziendali quantificabili erano solo parte del problema.
“Ho iniziato a pensare all’eredità, alle prossime generazioni, ad un futuro migliore”
Due che hanno rinunciato alla vera pelliccia da un bel pò di tempo sono Antonio Berardi e Fausto Puglisi.
Antonio Berardi ha smesso di usare la pelliccia da diversi anni, trovando il suo uso crescente come uno status-marker attraverso il lusso “aberrante“. “La pelliccia ha i suoi limiti”, ha detto. “La sua bellezza sta nel fatto che si adatta all’animale e non all’umano”
Fausto Puglisi ha assunto una posizione altrettanto chiara: “Ho due cani e li amo come membri della famiglia, quindi non posso più ignorare il modo in cui vengono trattati gli animali da pelliccia”
Cadwallader vorrebbe usare quanto prima una pelliccia all’avanguardia prodotta in laboratorio, con l’obiettivo finale di rendere le sue collezioni totalmente Cruelty Free. “Il giorno che potrò, lo faremo di sicuro. Penso che sarebbe fantastico”, ha detto.
A tal fine, ha preso atto del lavoro svolto da Modern Meadow, la società del New Jersey che ha sviluppato Zoa, una pelle da laboratorio a base di collagene che ha debuttato in una t-shirt creata per lo show del MoMA.
Tutti i designer intervistati sull’argomento hanno quindi dipinto la pelliccia come ‘un grosso problema’ con cui dovranno cimentarsi nelle prossime stagioni.
La transizione verso le pellicce sintetiche
La pelliccia sintetica gioca un ruolo importante nella decisione dei designer di rifiutare l’uso di vera pelliccia animale, o quantomeno di ridurne l’uso.
Marc Jacobs ha mostrato solo pellicce sintetiche per la collezione autunnale del 2019. Sebbene non dichiarerà il proprio marchio senza pelliccia, in quanto ancora scettico verso i recenti proclami di altri marchi. “Nel mondo in cui viviamo e con le esperienze che ho vissuto in altri settori della moda, penso che sia impossibile non essere sensibili a cose che le persone contestano”, ha detto Jacobs.
“Questo non significa che sono diventato vegan. L’unica persona che conosco che lavora nella moda, che è stata da sempre anti-pelliccia, anti-pelle, ed è vegan, è Stella McCartney. La sua è una scelta di vita. Il suo sistema di credenze è per me senza ipocrisia. Quindi, quando le persone iniziano a parlare di essere Green o anti-pelliccia, sono un pò sospetto. Per evitare quel tipo di ipocrisia che non accetto da altri, non faccio dichiarazioni definitive”
Il movimento animalista sembra accettare l’approccio shearling-only come un punto positivo nel processo di cambiamento.
Alla domanda “ritiene che la ‘scappatoia’ sia una ragionevole misura, o un’ipocrisia?”
Dan Mathews, vicepresidente della PETA ha dichiarato: “È sicuramente un grande passo avanti. Ci piacerebbe vedere le persone progettare senza pelle e senza materiali di origine animale. Ma è quello che sta succedendo ora, dato che questi designer hanno perso le loro linee di pelliccia, adesso inizia a girare la palla”
Marchi famosi come Kors, Jacobs e Ford, Dries Van Noten, Clare Waight Keller, Anna Sui e Marco di Vincenzo sono tra quei designer che hanno notato con piacere i progressi delle pellicce sintetiche, aprendo nuove prospettive creative e rendendo il lavoro con la vera pelliccia meno importante per il loro business.
Anche Fendi incorpora pelliccia sintetica nelle sue collezioni, facendo notare che la pelliccia sintetica non è una novità per il suo marchio, ricordando che nel bel mezzo dell’attività anti-pelliccia degli anni ottanta, il brand realizzò una collezione con “pellicca sintetica lavorata come se fosse vera”
Kors è tra i convertiti più sorprendenti, poiché fino alla dichiarazione del 2018, le sue pellicce venivano sfoggiate sulle passerelle di tutto il mondo, senza contare che produceva collezioni di pellicce in collaborazione con Pologeorgis per più di 20 anni.
Nel corso degli anni è stato preso di mira da importanti attività per i diritti animali, anche a giugno 2018, quando i manifestanti hanno preso d’assalto il palco durante la sua conversazione con Alina Cho al Metropolitan Museum of Art.
In una conversazione con il magazine WWD, Kors ha detto che come proprietario di un animale domestico l’uso di pellicce ha iniziato a rodergli, ma fino a quando non si sentì sicuro del fascino della pelliccia sintetica, non era disposto a rinunciare al lusso della vera pelliccia.
Tuttavia, mentre i progressi con le pellicce sintetiche hanno aperto nuove prospettive creative, molti designer green hanno ammesso conflitti filosofici: ritengono che la pelliccia sintetica sia peggiore per l’ambiente rispetto alla vera pelliccia.
Un dibattito ancora acceso, non solo tra i designer della moda, ma anche tra ambientalisti e consumatori.
Nessuno ha però sostenuto un pensiero più semplice, cioè che si potrebbe in effetti rinunciare alla pelliccia, senza per forza passare a quella sintetica.
Le chiamano pellicce ecologiche, ma..
“La pelliccia sintetica inquina il mondo più di ogni altra cosa”, ha dichiarato Karl Lagerfeld.
“Certo, c’è crudeltà nei confronti degli animali, e non è bello quando vedi come viene fatta la pelliccia”, ha detto Van Noten, che ha usato solo pellicce sintetiche per la sua collezione autunno inverno 2018.
“D’altra parte dobbiamo essere onesti e vedere quanto può essere crudele per il mondo produrre tutti quei filati sintetici che servono per realizzare queste nuove pellicce sintetiche. Per me è ambiguo. Puoi dire, ‘OK, non voglio essere crudele con gli animali’, ma forse, una volta che sai come inquina l’ambiente la pelliccia sintetica, ti fai qualche domanda in più. Quindi, la mia risposta è.. non lo so”
“La gente pensa alla pelliccia sintetica come a un indumento usa e getta. La comprano, la indossano poche stagioni, la gettano via, e non si biodegrada. Mentre una vera pelliccia viene riciclata. Le persone le indossano per 30 anni, le danno ai loro figli, poi le trasformano in cuscini. Quindi non conosco la risposta a questa domanda”, ha detto Tom Ford.
C’è poco di ecologico in tutto questo giusto? Eppure ecco uno studio scientifico che evidenzia l’impatto ambientale negativo delle pellicce di visone messo a confronto con altre fibre sintetiche usate nel settore tessile: clicca qui per scaricarlo.
Natural Fur: The Responsible Choice
Abbiamo parlato di una guerra tra due movimenti, quello a favore delle pellicce vere, e quello a favore delle pellicce sintetiche. La difesa tattica dell’industria delle pellicce è questa: ritrarre la vera pelliccia come ecologica, mentre la pelliccia sintetica come dannosa per l’ambiente.
Nel tentativo di affrontare il movimento anti-pelliccia, l’IFF insieme a diversi dei suoi membri – Fur Europe, Saga Furs, Kopenhagen Fur, North American Fur Auctions, Sojuzpushnina e Fur Harvesters Auction Inc. – hanno lanciato un’ampia campagna chiamata Natural Fur: The Responsible Choice, la quale prevede il trasferimento di una parte significativa del budget pubblicitario sul focus ambientale.
E’ stato inoltre inviato un documento di 48 pagine a sostegno della campagna Natural Fur: The Responsible Choice, con destinatari oltre 10.000 designer e rivenditori in tutto il mondo.
Mentre una campagna video e social media rivolta al consumatore e focalizzata sui Millennials è già stata lanciata nel 2019. Scarica il documento completo.
Gli animalisti devono temere queste iniziative pro-pellicce?
Sotto il soprannome di Natural Fur, il gruppo ha firmato come sponsor in diverse conferenze della moda di lusso, tra cui quelle di Condé Nast (gruppo Vogue) tenutasi a Lisbona, e quella del Financial Times a Venezia.
Nick Pologeorgis, amministratore delegato della società fondata da suo padre nel 1960 e membro del Nord America IFF, sostiene che questo approccio organizzato su larga scala è da tempo atteso.
“La nostra industria ha sempre detto: porgiamo l’altra guancia come nella Bibbia, poiché oggi è il momento sbagliato. Come industria, non abbiamo ancora comunicato correttamente quale sia la vera pelliccia, quanto sia sostenibile e tracciabile e che buon prodotto è per il mondo. La pelliccia sintetica è piena di fibre polari e polimeri, prodotti petrolchimici, materie plastiche. Contamina i corsi d’acqua, riempie le discariche”
“Il nostro prodotto è totalmente naturale e, anche se contiene sostanze chimiche, si biodegrada”, ha affermato. “Le pellicce sintetiche sono invece fatte di fibre e materiali che non biodegradano”
Per supportare la premessa della superiorità ambientale della vera pelliccia con i fatti, l’IFF ha commissionato un laboratorio indipendente accreditato ISO con sede a Gand, in Belgio, per fare uno studio comparativo tra pelliccia naturale e pelliccia sintetica.
Il laboratorio Belga afferma “Abbiamo eseguito test specifici per l’IFF al fine di analizzare il potenziale comportamento degradante della pelliccia naturale e della pelliccia sintetica in una discarica. Sono stati valutati sia la biodegradazione che la disintegrazione. La biodegradazione è il degrado a livello chimico. Mentre la disintegrazione è la frammentazione fisica in pezzi più piccoli. Per questo, abbiamo misurato la conversione della pelliccia naturale/sintetica in CO2”
Sembra logico che un prodotto naturale come la pelliccia sia ecologicamente favorevole rispetto ad una pelliccia sintetica, ma una contro-argomentazione dei movimento anti-pelliccia sostiene che, quando si considera l’intero quadro: impronta di carbonio degli allevamenti intensivi di pellicce, lavorazione, processi di concia, etc, a quel punto, la pelliccia sintetica sembrerebbe essere una scelta più sostenibile.
Linda Greer è tossicologa ambientale e scienziata senior presso il Natural Resources Defense Council, dove dirige Clean by Design, un programma incentrato sulla riduzione dell’impronta di carbonio dell’industria tessile.
Linda ha fatto notare una cosa abbastanza evidente, cioè che né la vera pelliccia né la pelliccia sintetica forniscono sostegno all’ambiente, ma che entrambe rappresentano solo una piccola percentuale dei vestiti comprati, venduti, indossati e gettati nelle discariche.
Con questo pensiero vede il dibattito “qual è più dannosa per l’ambiente?” meno significativo rispetto alla questione primaria: la fast fashion.
Meglio le pellicce vere o quelle sintetiche?
Per quanto ci riguarda non possiamo scegliere tra pellicce vere e sintetiche, perché riteniamo che la civiltà possa fare a meno di entrambe le versioni.
Le pellicce sintetiche sono realizzate con polimeri acrilici derivati dal petrolio greggio, non sono rinnovabili ne riciclabili, richiedono una grande quantità di energia durante la produzione.
Nelle fasi iniziali la modacrilica in particolare, utilizza una materia prima altamente tossica e cancerogena per i lavoratori, anche se questa tossicità scompare durante il processo di produzione – non è quindi pericolosa per chi indossa pellicce sintetiche.
La vera pelliccia è invece una fibra naturale, ma gli animali allevati generano significative impronte di carbonio. La sua produzione è tutt’altro che ecologica, poiché vengono utilizzate molte sostanze tossiche, ed anche in questo caso il consumo di acqua e di energia è spropositato.
La tossicologa ambientale Linda Greer ha evidenziato la mancanza di dati scientifici attendibili, ma ha anche indicato uno studio del 2013 della società di consulenza e ricerca belga CE Delft, la quale assegnò un numero di impronta di carbonio sia alla pelliccia naturale che alla pelliccia sintetica, favorendo quella sintetica.
Attenzione però, poiché Linda considera lo studio un pò forzato “Non forniscono la ripartizione di come hanno ottenuto il numero finale, quindi non lo considero una fonte autorevole”, ha detto.
La polemica sulla pelliccia “Riguarda molto l’etica, e l’etica deriva dall’opinione pubblica” ha osservato Francois Souchet, membro alla guida del Circular Fibers Initiative presso la Ellen MacArthur Foundation.

Quelle microplastiche sono troppo piccole per essere filtrate in qualsiasi punto del sistema di trattamento delle acque, e chiaramente una grande quantità finisce nei nostri oceani contribuendo all’inquinamento plastico oceanico.
Souchet ha aggiunto che “mentre l’industria tessile continua il suo sviluppo di materiali sintetici e l’industria dell’abbigliamento aumenta l’uso di tali materiali, ricerca e sviluppo responsabile sono oggi indispensabili”
“Sia che si tratti di pellicce sintetiche, di finta pelle o di altri tipi di materiali sintetici, c’è bisogno di innovazione per renderli belli, ma c’è anche bisogno di innovazione per rendere questi materiali buoni, soprattutto nel modo in cui influiscono sull’ambiente”, ha affermato Souchet.
Ecologia e Cruelty Free, dovrebbero essere sinonimi
L’industria delle pellicce vere fa quindi affidamento sull’aspetto ecologico del dibattito per vincere questa guerra.
Tuttavia, per chi crede che un animale non debba mai essere ucciso per prelevare la sua pelliccia, il problema dell’impatto ambientale potrebbe essere secondario.
“Gli animali sono decisamente la priorità numero uno”, ha detto Dan Mathews vice presidente della PETA. “Ma penso che la preoccupazione per l’ambiente vada di pari passo con il non volere utilizzare materiali di origine animale”
A tal fine, Oaten vede il movimento anti-pelliccia come l’inizio di un programma molto più ampio. “I gruppi animalisti non parlano solo di pelliccia”, ha detto. “Stanno parlando di pelle, stanno parlando di bandire la lana, stanno parlando della seta”
Mathews concorda. “Certamente. Penso che tutto ciò che proviene da un animale dovrebbe essere eliminato. La tecnologia contemporanea è molto sofisticata, penso che domani potremmo eliminare ogni singolo tessuto di origine animale. A tal proposito potrebbero esserci davvero molte opzioni”
Le opzioni sono già disponibili, basta dare un’occhiata alla nostra pagina tessuti ecologici per comprendere che potremmo già fare a meno di gran parte dei materiali di origine animale.
Però è difficile pensare che le pellicce sintetiche possano essere una valida alternativa, almeno per come vengono prodotte oggi.
Cruelty free vuol dire nessuna crudeltà, ma inquinare terra, aria, acqua, equivale alla distruzione di tantissimi ecosistemi, resta quindi una cosa ugualmente crudele nei confronti del mondo animale.
L’impatto sociale derivato dall’abbandono delle pellicce vere
Mentre il dilemma sull’inquinamento ambientale domina il conflitto dei designer sul passaggio dalla vera pelliccia a quella sintetica, alcuni esprimono preoccupazione anche per l’impatto sociale, cioè per coloro che lavorano in un’industria, quella della pelletteria, che è sotto assedio da diversi anni.
La storia e la tradizione della vera pelliccia risalgono a quando l’umanità ha iniziato a indossare indumenti, infatti le pelli e le pellicce sono stati i primi indumenti utilizzati dall’uomo per proteggersi dagli agenti atmosferici.
Abilità e mestieri si svilupparono intorno al mondo della pelletteria, con tradizioni rafforzate e raffinate da millenni. Se il movimento anti-pelliccia vincerà la sua battaglia, il bilancio economico di individui, artigiani, famiglie, commercianti, aziende, e persino di interi paesi, potrebbe rivelarsi drammatico.
“Capisco che l’idea non piaccia alla gente, ma a questo punto, le stesse persone che vogliono eliminare l’industria della pelliccia dovrebbero sostenere economicamente gli operai e le loro famiglie con i propri soldi. Eliminare tali industrie significa eliminare manodopera e a sua volta cancellare posti di lavoro” ha detto Karl Lagerfeld.
Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, ha mostrato una pelliccia di visone con una gigantesco intarsio floreale, definendo la questione pelliccie “un argomento delicato”, pur ammettendo che la pelliccia fa parte dell’eredità di casa Valentino.
“È innegabile che questo sia un problema rilevante. La pelliccia ha sempre fatto parte del patrimonio di Valentino; la nostra casa contiene pezzi di pelliccia storici e raffigurativi. Quindi, questo fa sicuramente parte delle iconiche immagini di Valentino”
L’interesse creativo di Piccioli non risiede nel materiale stesso, ma nell’uso e celebrazione del mestiere, ‘il lavoro umano’. “Devo proteggere tutte le persone, gli artigiani che lavorano per noi”, ha detto Piccioli.
“Eticamente, è molto importante proteggere chi lavora in Italia nell’industria delle pellicce. Nella mia azienda ho molte persone che lavorano in questo settore. Prima di prendere decisioni dobbiamo sperimentare. Forse potremmo trasformare il sapere e l’arte in qualcosa di diverso. Forse usare la pelliccia sintetica con un fantastico artigianato sarebbe molto lussuoso. Non è il materiale che fa la differenza, ma il mestiere delle persone. Sto sperimentando. Sono aperto a nuove sfide. Perché no?”
Cosa ne pensano i consumatori delle vere pellicce?
La famiglia Mathews della PETA e diversi designer hanno visto nella moda cruelty free una svolta generazionale. “Guardando le ragazze, si nota che non indossano materiali di origine animale” disse Joseph Altuzarra, che ha mostrato solo pelli sintetiche nella sua collezione autunno/inverno.
“Sembra che le donne si stiano allontanando dalle pellicce e vogliano indumenti fatti con fibre nobili, accoglienti e comodi, ma anche etici” continua Joseph Altuzarra.
“Penso che molti dei Millennial siano vegetariani, quindi non indosserebbero mai pellicce”, ha detto Anna Sui. Per la collezione autunnale nel 2019 ha mostrato solo materiali sintetici, anche se ammette di amare le cose naturali.
Questo sentimento è stato echeggiato da Clare Waight Keller di Givenchy, che ha mostrato delle pellicce shearling e sintetiche “credo davvero che la nuova generazione non accetti affatto la vera pelliccia”, ha detto.
Anche se, su questa affermazione c’è disaccordo “ho sentito anche questo”, ha detto Tia Matthews, fashion business director della casa d’aste Saga Furs “ma poi ci confrontiamo con statistiche completamente contraddittorie”
In Nord America, i Millennials stanno acquistando vere pellicce online. Dal 2017 al 2019 i rivenditori online hanno avuto un aumento del 30% sulle vendite delle pellicce vere.
“Potrebbe però non essere una giacca, ma un accessorio, un indumento esterno con finiture in pelliccia, una borsa o delle scarpe” afferma Tia Matthews.
Con un fatturato annuale di circa 30 miliardi di euro, qualcuno sicuramente compra ancora pellicce vere.
Oaten sostiene che il cliente amante della vera pelliccia oggi stia subendo una scarsità di scelta. Molti marchi di moda fuggono dalla categoria, rinunciando alla produzione di pellicce, seppure “la realtà è che i clienti stavano comprando”, ha detto.
“Ma hanno ascoltato una petizione di circe 100.000 persone che non sono mai state loro clienti. Sono stati presi dal panico e spaventati da questa petizione. Ora, se fossero stati i loro clienti a firmare, potrei capire, ma non lo erano. Sono petizioni organizzate da persone e associazioni che hanno programmi molto più ampi” afferma Oaten.
Oaten suggerisce di lasciar decidere al cliente, poiché è la cosa più semplice e giusta da fare.
Vendita al dettaglio di pellicce vere
Un fattore di paura come quello descritto da Oaten è comprensibile a livello di marchio, ma nella vendita al dettaglio di pellicce vere come si comportano le aziende? Dei 22 dettaglianti contattati da WWD da New York a Tokyo, meno della metà avrebbe risolto il problema delle pellicce.
Se analizziamo quelli che non vendono più pellicce vere, o che sono nel processo di un’uscita completa, il numero si riduce ulteriormente a 5 tra i 22 contattati.
Barneys New York, Holt Renfrew e Matchesfashion.com hanno fornito delle risposte. Harvey Nichols e Myer hanno inoltrato dichiarazioni di politica aziendale.

“Man mano che l’industria cambia, cerchiamo di cambiare con essa”, ha dichiarato l’amministratore di Holt Renfrew, Mario Grauso. Affermando che il loro negozio “continua ad ascoltare i desideri e le esigenze dei nostri clienti.”
La decisione di chiudere 6 dei 7 saloni di pelliccia è arrivata quando il negozio ha identificato la pelliccia come materiale sensibile all’interno del settore.
Il CEO di Matchesfashion Ulric Jerome, attraverso sondaggi interni, ha evidenziato che la sua clientela è interessata e ben informata sul tema della sostenibilità. A tal fine, quest’anno ha varato un codice di condotta per i fornitori.
“Questo codice garantisce che qualsiasi pelliccia venduta provenga da fonti certificate e incoraggia i nostri progettisti ad utilizzare alternative”, ha affermato. “Il Codice di condotta si spinge anche oltre, esaminando ogni aspetto della catena di approvvigionamento e tutti i materiali utilizzati nella produzione”
14 dettaglianti, molti dei quali possiedono saloni di pelliccia, hanno rifiutato di commentare ignorando le numerose richieste. Galeries Lafayette, Harrods, Isetan Mitsukoshi, Lane Crawford Joyce Group, Le Bon Marché, 24 Sevres, Moda Operandi, Neiman Marcus, Nordstrom, Printemps, Rinascente, Saks Fifth Avenue, Takashimaya e Tsum.
Potrebbe essere la più grande sfida dell’industria della vera pelliccia: i venditori al dettaglio che si rifiutano di difendere o riconoscere la propria posizione nei confronti delle pellicce vere, ma che comunque continuano a venderle.
Ipocrisia o semplice attesa? Vogliono mantenere buoni i loro rapporti con le aziende produttrici di pellicce, ed i loro clienti, ma sono imbarazzati da entrambi.
Chiaramente, non è una situazione che può durare a lungo di fronte alla continua agitazione del movimento per i diritti degli animali e alla certezza che altri grandi marchi di moda abbandoneranno le pellicce vere nei prossimi anni.
Ad un certo punto ognuno di quei 14 rivenditori dovrà prendere una posizione, e se la maggior parte deciderà di abbandonare le pellicce vere, i produttori saranno in grado di sopravvivere solo con le proprie forze?
Fonte ufficiale dell’articolo in inglese: Women’s Wear Daily



