Sacchetti in Juta come (ECO)alternativa alla (BIO)plastica

Parliamo dei famosi sacchetti disponibili nei supermercati – o borse, buste, possiamo chiamarle in diverso modo. Da qualche anno, in Italia come in altri paesi, i sacchi in plastica “tradizionale” sono scomparsi, a favore dei più ecologici sacchetti in BioPlastica (almeno nei supermercati, perché in altri ambiti la plastica è ancora largamente usata).

Quello che non tutti sanno, è che la BioPlastica non è così ecologica come potrebbe farci credere l’appellativo BIO.

La BioPlastica va correttamente smaltita nell’umido, poiché è compostabile: lasciandola in ambiente questa tende a biodegradarsi più velocemente della plastica (che impiega oltre 100 anni), ma rilascia comunque sostanze nocive per l’ambiente. La produzione di BioPlastica è più ecologica rispetto alla produzione di plastica standard, quindi, tutto sommato, è certamente “migliore” rispetto alla sorella, ma non è la soluzione definitiva.

Mentre i paesi di tutto il mondo cercano di ridurre i sacchetti della spesa usa e getta, il Bangladesh propone un’alternativa concreta: sacchetti in juta usa e getta. La juta è la fibra vegetale utilizzata per produrre i famosi sacchi di tela (tipo quelli del caffé).

Il Bangladesh è il secondo produttore mondiale di juta dopo l’India, ma la “fibra d’oro” -chiamata così per il suo colore e il suo prezzo elevato (in tempi antichi)- ha perso il suo appeal a causa della caduta della domanda, infatti, oggi la juta viene pressoché snobbata dal mercato globale.

Tuttavia, uno scienziato del Bangladesh ha trovato il modo di trasformare la fibra di juta in fogli di cellulosa biodegradabile a basso costo, che possono essere trasformati in sacchetti in juta usa e getta molto simili a quelli in plastica o bioplastica, ma decisamemente più ecologici.

Mubarak Ahmad Khan è uno scienziato del Bangladesh che ha inventato i sacchetti monouso in juta

“Le proprietà fisiche sono abbastanza simili”, ha dichiarato Mubarak Ahmad Khan, consulente scientifico della Bangladesh Jute Mills Corporation (BJMC) e leader del team che ha sviluppato le nuove “sonali” – la parola bengalese che sta per “borsa d’oro”.

Stando alle sue affermazioni, i sacchetti in juta usa e getta si biodegradano dopo soli tre mesi sepolte nel suolo, senza rilasciare sostanze tossiche, ma possono essere anche riciclate tramite la raccolta differenziata. Questa è la differenza sostanziale con l’attuale BioPlastica: seppellendo la bioplastica questa impiegherà anni per decomporsi, rilasciando comunque sostanze tossiche per l’ambiente.

Il Bangladesh sta producendo 2000 sacchetti in juta al giorno, ma l’aumento di produzione è imminente, grazie ad un accordo siglato ad ottobre 2018 con una grande azienda Giapponese che si occupa proprio di imballaggi green.

A marzo 2019, il primo ministro del Bangladesh, lo sceicco Hasina, ha esortato coloro che lavorano al progetto “per aiutare ad accelerare la divulgazione dei sacchetti in juta usa e getta” su scala globale, sia per vantaggi economici che ambientali.

Ad aprile, il governo ha approvato circa 900 mila dollari in finanziamenti dal fondo fiduciario del Bangladesh, solo per aiutare a spianare la strada alla produzione su larga scala deli sacchetti in juta. Questo dimostra come sia un business in cui lo stato crede molto.

“Una volta che il progetto sarà in pieno svolgimento, speriamo di essere in grado di produrre commercialmente la borsa “sonali” entro sei mesi”, ha detto Mamnur Rashid -direttore generale della BJMC- alla Thomson Reuters Foundation.

Grande Richiesta per i Sacchetti in Juta

Il Bangladesh è stato uno dei primi paesi al mondo a vietare l’uso dei sacchetti di plastica e polietilene, addirittura già nel 2002, nel tentativo di impedirne l’accumulo nei corsi d’acqua e sulla terra. Anche se, purtroppo, il divieto ha avuto scarso successo.

E’ assurdo pensare che il divieto per le buste in plastica ha ormai compiuto quasi due decenni, ma milioni di questi sacchetti vengono ancora usati ogni anno, soprattutto a causa della mancanza di alternative disponibili.

Circa 410 milioni di sacchetti in plastica vengono utilizzate nella capitale Dhaka ogni mese -secondo le stime del governo- e in alcuni corsi d’acqua, come il fiume Buriganga, si è formato uno strato di scarti di plastica profondo oltre tre metri.

“i sacchetti in juta dovrebbero alleviare il problema”, ha affermato Quazi Sarwar Imtiaz Hashmi, ex vicedirettore generale del Dipartimento dell’Ambiente, “poiché i sacchetti usa e getta in juta sono totalmente biodegradabili, contribuiranno a controllare l’inquinamento”, continua Quazi.

Più di 60 paesi -dalla Cina alla Francia- hanno dichiarato illegali i sacchetti in plastica standard.

Con l’ampliarsi dei divieti, “oltre 100 aziende su scala internazionale cercano di utilizzare le nuove sacchetti usa e getta a base di juta”, ha affermato Khan. “Ogni giorno ricevo e-mail o telefonate da acquirenti di diversi paesi”, continua Khan, tra cui Gran Bretagna, Australia, Stati Uniti, Canada, Messico, Giappone e Francia.

È molto probabile che i sacchetti in juta usa e getta abbiano “un’enorme domanda in tutto il mondo”, ha affermato Sabuj Hossain, direttore della società di esportazione Eco Bangla Jute Limited con sede a Dhaka. A quanto pare, la sua azienda spera di esportare 10 milioni di sacchetti in juta ogni mese.

La produzione commerciale su larga scala dovrebbe iniziare verso la fine del 2019.

Khan, afferma che se tutta la juta prodotta in Bangladesh, fosse destinata esclusivamente a produrre sacchetti in juta usa e getta, il Bangladesh sarebbe in grado di soddisfare solo 1/3 della domanda globale prevista.