Cos’è lo sbiancamento?
Lo sbiancamento è un passaggio importante ed essenziale del processo di lavorazione tessile. Aiuta a sbiancare il materiale tessile rimuovendo i componenti coloranti intrinseci indesiderati.
L’obiettivo dello sbiancamento è rimuovere il colore naturale per le fasi successive come la tintura o la stampa o per ottenere il bianco completo.
Tutte le fibre tessili naturali sono dette materie ‘greige’. Hanno il loro colore naturale, odore e impurità che non sono adatti per produrre abbigliamento. Non solo le impurità naturali rimarranno nel materiale greige, ma anche le aggiunte che sono state apportate durante la sua coltivazione, crescita e produzione sotto forma di pesticidi, fertilizzantri, fungicidi, lubrificanti, etc
Mentre fibre sintetiche, fibre artificiali, fibre rigenerate ricevono il trattamento di sbiancamento tenendo conto della specifica esigenza, e quindi solo in caso sia necessario renderli bianchi.
Lo sbiancamento è sostenibile?
A seconda della fibra vengono utilizzati numerosi prodotti chimici e metodi di applicazione per ottenere uno sbiancamento ottimale, tuttavia, è anche indispensabile rimuovere ed eliminare l’agente sbiancante in eccesso e residuo dai prodotti tessili prima della successiva lavorazione.
Fondamentalmente, vengono impiegati due tipi di processi chimici per ottenere lo sbiancamento: ossidativo e riduttivo, e vengono impiegati a seconda del substrato da sbiancare e della natura delle impurità coloranti:
- Una candeggina ossidativa agisce rompendo i legami chimici che compongono il cromoforo e trasforma la molecola in una sostanza diversa che non assorbe la luce visibile.
- Uno sbiancamento riduttivo agisce convertendo i doppi legami nel cromoforo in legami singoli mediante l’aggiunta di una mole di idrogeno che elimina la sua capacità di assorbire la luce visibile.
Di norma, lo sbiancamento non è quindi una pratica sostenibile ed è bene evitarla.


