Moda anni ’60 tra pop art, trucco e accessori!
La moda anni 60 scopre nuove forme, tessuti, colori. Per la prima volta, prende ispirazione dalle realtà giovanili, ribelli e contestatrici, dalla Pop Art che sta vivendo il suo periodo di splendore, e dai nuovi mass media, come il cinema e la televisione.
Londra diventa il centro di diffusione delle novità e le icone a cui ispirarsi ora sono cantanti, attori, modelle. La parola chiave che accomuna tutti gli stili anni 60 è sicuramente libertà.
Libertà di essere come si vuole, di provocare, di esagerare, che si rispecchia anche nel look, nel trucco e negli accessori. La moda anni 60 continua, ancora oggi, a ispirare le passerelle contemporanee: i maggiori stilisti, ma anche il fast fashion a basso costo ne ripropongono spesso i cliché.
Secondo i dettami della moda anni 50, gli abiti femminili rispecchiano le sembianze di eleganti clessidre, mentre nella moda anni 60 le forme diventano sempre più androgine.
Le curve prosperose delle pin up, le frivolezze dei vitini di vespa non attirano più: le donne iniziano a indossare sempre più spesso pantaloni e abiti longilinei, aderenti al corpo. La rivoluzione sessuale, e dei costumi, degli anni 60 comincia ben prima del Sessantotto.
Nel mondo della moda, assistiamo a un vero e proprio capovolgimento.
La moda anni 60 parte dalla strada, da ciò che i giovani si inventano e sperimentano. Non sono più loro a essere succubi delle case di moda, ma al contrario, sono gli stilisti a prendere ispirazione da loro. Per la prima volta, la moda non è qualcosa da ammirare indosso ai ricchi, ma diventa un simbolo di espressione ribelle per i più giovani che possono crearla con le loro mani e i loro mezzi.
L’Inghilterra diventa il centro nevralgico delle nuove tendenze, sostituendosi a Parigi. Le fonti d’ispirazione sono i Beatles, i Rolling Stones, che sfoggiano capelli lunghi e un look decisamente più aggressivo e libero da imposizioni. Audrey Hepburn, con i suoi chignon importanti e il portamento ricercato, è l’icona cinematografica per eccellenza.
Quando finalmente Mary Quant lancia la minigonna, quel piccolo pezzo di stoffa diventa, fin da subito, simbolo di femminismo, liberazione, provocazione. La regina incontrastata degli anni 60 è Twiggy, la prima a indossarla. Non è ancora una modella famosa, ma sta per diventarlo: prima, era una semplice parrucchiera diciassettenne. Ma ottiene subito un successo strepitoso.
La moda hippy nasce, invece, in America, ed è appartenente a una cultura generalizzata che investe molti aspetti della vita. La cultura hippy, infatti, trasforma completamente l’esistenza di chi decide di aderire.
Per quanto riguarda l’abbigliamento, anche in questo caso vanno di moda i colori accesi, le fantasie floreali esagerate, i decori in tema naturalistico-floreale. Capi che lasciavano liberi i corpi, in cotone naturale o in jeans, molto larghi, quasi delle tuniche, erano i protagonisti della variante hippy della moda anni 60, partita dall’America e diffusasi poi, grazie anche ai film e i mass media, in tutto il territorio mondiale.
Bandito quasi completamente il trucco per le donne, barbe incolte e lunghe per gli uomini, lo stile hippy si presentava come piuttosto semplice, ma impreziosito spesso da accessori maxi, bandane, collane di fiori e non solo, cinture alte e vistose, d’ispirazione etnica.
La stessa ispirazione è grande protagonista della moda folk. Il termine deriva da folklore, un richiamo chiaro alle sue origini contadine ma anche alla canzone, e allo stile, popolare, che oggi definiremmo un po‘ bohemien. Il rappresentante principale è Bob Dylan: camicie a quadri, giacche in pelle, gilet. Un look apparentemente casual, ma che ha ottenuto ampi consensi e che è copiato ancora oggi.
È curioso vedere, infatti, come la moda attuale recuperi spesso la moda anni 60 per le collezioni più moderne: anche nel 2021, molti stilisti come Marc Jacobs, Lanvin o Chanel l’hanno riportata in auge, insieme a marchi di fast fashion, come H&M. Le reinterpretazioni sono le più varie, e il pensiero nostalgico agli anni passati è, quasi sempre, un indice di sicuro successo.
Se la moda anni 60 spicca per i colori sgargianti, non fu questa l’unica novità sconvolgente, mai vista prima sulle passerelle. Paco Rabanne, per esempio, fu il primo a ideare abiti metallici, proprio mentre le fibre sintetiche iniziavano, per la prima volta, a entrare nell’immaginario comune. Il film “Barbarella” di cui fu anche costumista, contribuì a lanciare un trend che, con alterne vicende, sopravvive fino ai giorni nostri.
Nuovi tessuti, quindi, e nuovi modi di indossarli. Anche i gioielli e gli accessori diventano esagerati, per richiamare gli effetti sintetici degli abiti e per aggiungere ulteriore eccentricità allo stile di chi li indossa.
La pop art è l’arte visiva che con i suoi colori, le forme geometriche, gli accostamenti estremi, detta legge anche nella moda anni 60. D’altra parte, con Andy Wharol, fin dal decennio precedente, sta già spopolando e mescolando i suoi confini con ogni ambito della vita quotidiana e ora trova la sua consacrazione.
Adesso la moda, come ogni altro prodotto, è destinata al consumo, e va creata proprio per chi dovrà indossarla. E questo, contribuisce a renderla comoda, adatta a donne e uomini che lavorano, che viaggiano, ma che non vogliono rinunciare allo stile. Tutto sembra contaminarsi: arte, cinema, moda, musica, confluiscono in un immaginario collettivo che colpisce e trascina sia le creazioni degli stilisti e che le passioni della gente comune.
Dal romanticismo procace degli anni 50, si passa a linee geometriche sempre più moderne degli anni 60, mentre la moda d’alta classe si trasforma nel Prêt-à-Porter, pronto per essere indossato da chiunque.
Non è forse il pop, l’essere popolare, la più grande svolta di questi anni?
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