Aumenta l’interesse verso la moda green, anche grazie al COVID
Quel che accade nel settore tessile è noto solo alle persone che si informano sull’argomento: l’impatto ambientale e sociale dell’industria tessile è devastante per il nostro ecosistema.
Fortunatamente, la moda green è un settore in forte espansione. Già prima del COVID molti marchi di moda stavano correndo ai ripari, cercando di accontentare i loro clienti sempre più attenti all’argomento.
Ma con la pandemia qualcosa è cambiato e da allora un gran numero di imprenditori ci contattano per “diventare più green“, nella scelta dei materiali, nei processi di produzione, etc. Siamo felici di questo, pur essendo uno stimolo arrivato da una catastrofe sociale come quella del COVID.
Pensandoci bene, è quel che accade normalmente: nel bel mezzo di una catastrofe sembra più facile agire. Lo vediamo con i dissesti idrologici, i terremoti, la manutenzione delle strade. Sembra essere una peculiare caratteristica dell’essere umano, pur essendoci dei paesi più bravi di altri nella prevenzione.
Quando la moda è green?
Come per la moda sostenibile e per la moda etica, anche la moda green necessita di certificazioni tessili garanti di questo appellativo. Ciò vuol dire che dobbiamo fare molta attenzione alle etichette dei prodotti che acquistiamo, e disporre di una conoscenza, seppure minima, di quali siano i tessuti ecologici.
L’uso di materie prime a basso impatto ambientale (certificate come tali) è il punto di partenza per le aziende che vogliono far parte di questo movimento.
Quella delle certificazioni non è sicuramente l’unica via percorribile, poiché ci sono aziende senza certificazioni, che pongono più attenzione all’ambiente rispetto a chi ne dispone, ma, purtroppo, senza un’etichetta che possa garantire l’impegno dell’azienda non possiamo fare affidamento sulle parole: è facile cadere nella trappola del greenwashing.
I marchi credono nella moda green?
Molti marchi di moda e aziende tessili si stanno preparano al cambiamento, abbracciando i concetti alla base della moda green. Questo però è strettamente collegato all’opinione pubblica: l’opinione dei consumatori, o meglio dei loro clienti, gioca un ruolo chiave in questa evoluzione, poiché nel mercato globale è la “domanda” a fare la differenza.
Ciò vuol dire che se i consumatori continueranno a mostrare interesse verso la moda green (o verso argomenti collegati alla sostenibilità ambientale), allora avremmo certamente un gran numero di aziende della moda prêt-à-porter pronte al cambiamento.
Se viceversa, l’interesse calerà nel post pandemia, anche le aziende torneranno sui loro passi: abbassare i costi di produzione, anche a discapito dell’aspetto ambientale e sociale, è l’obiettivo primario di gran parte delle aziende fuori o dentro la moda.
Alcune di queste basano le loro scelte, ed eventuali investimenti economici, in base a sondaggi e statistiche sull’opinione dei loro clienti o di consumatori in generale. Ecco perché riteniamo fondamentale stimolare l’interesse delle persone verso la sostenibilità della moda.

Mostra anche le ricerche effettuate dal 01/07/2020 al 31/07/2020 – circa 529 mila – con un’incremento di ricerche pari al +57%.
Non male vero? E’ quindi facilmente dimostrabile che il COVID abbia influito pesantemente, forse risvegliando l’anima ambientalista che è in noi.
Tra i termini più ricercati dagli utenti in ambito di moda green segnaliamo:
- Moda sostenibile, etica, ecologica, circolare.
- Abbigliamento ecosostenibile, biologico, ecologico.
- Vestiti sostenibili, ecologici.
- Scarpe, borse, accessori ecologici, sostenibili.
- Tessuti ecologici, lyocell, modal, tencel, cotone biologico.
- Più altre migliaia di parole collegate al settore.
Anche delle semplici ricerche su Google possono fare la differenza, poiché tutte le agenzie di marketing basano le loro strategie sui trend di ricerca di Google. Se l’agenzia informa l’azienda che il trend di ricerca per “moda green” è in forte ascesa, a quel punto agiranno di conseguenza.
Alcune cercheranno di esaltare i loro punti di forza, magari affermando di utilizzare tessuti naturali. Altre mostreranno video ambientati nella natura, per far si che gli utenti percepiscano l’attenzione del marchio verso l’ambiente.
La minoranza invece, farà qualcosa di concreto, cercando davvero di ridurre il proprio impatto ambientale.
Lo abbiamo visto in TV con il cibo biologico, con la NON violenza sugli animali, con l’olio di palma. Lo vedremo anche con la moda green (lo stiamo già vedendo). Di certo la moda non ha e non avrà mai lo stesso impatto emotivo del settore alimentare, ma ci auguriamo che con il tempo possa avvicinarsi il più possibile.


