Global Fashion Agenda, leader del Movimento Moda Sostenibile?

Volti del blobal fashion agenda

Indice dei contenuti

La moda sostenibile come opportunità di business

L’industria moda è tra le più grandi, inquinanti, e ad alta intensità quando si parla di consumo di risorse primarie.

È un potente motore per la crescita economica e per lo sviluppo globale della nostra società, ma l’attuale modello di produzione si sta spingendo oltre, sfidando la giustizia sociale. Rappresenta infatti il 4% delle emissioni di gas a effetto serra ed il 20% dell’inquinamento delle acque a livello globale; i lavoratori devono affrontare problemi ambientali pericolosi e salari al di sotto del livello di povertà.

Tutto questo sta cambiando. Proprietari e azionisti dei grandi marchi cercano di proteggere la redditività a lungo termine dei loro investimenti e riconoscono chiare opportunità di business nell’aumentare il loro impegno verso lo sviluppo sostenibile.

È evidente che sia una grande opportunità, vista l’attuale attenzione dei consumatori verso questo argomento, ma richiede una leadership creativa in grado di sostenere il cambiamento, e che possa “studiare e applicare” approcci lungimiranti per il progresso, ridefinendo le attuali misure di “successo” e svincolando la crescita economica strettamente legata al consumo di risorse e allo sfruttamento di manodopera a basso costo.

Questo leader può essere la Global Fashion Agenda?

Quando la moda è sostenibile?

Come riconoscerla?

Dove acquistarla?

Inizia il tuo percorso!

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Cos’è la Global Fashion Agenda?

La Global Fashion Agenda nasce nel 2005 e viene definita da molti “il principale forum di comunicazione sulla sostenibilità nella moda, incentrato sulla collaborazione industriale e sulla cooperazione pubblico-privato”.

Insieme ad altre organizzazioni come Fashion Revolution, Clean Clothes Campaign, Abiti Puliti e Remake, evidenzia i problemi ambientali e sociali legati al settore tessile.

In qualità di organizzazione di leadership e di difesa del pensiero, l’organizzazione senza scopo di lucro Global Fashion Agenda ha la missione di mobilitare e guidare l’industria della moda nell’intraprendere azioni audaci e urgenti sulla sostenibilità.

La Global Fashion Agenda è autrice di un rinomato evento annuale, il Copenhagen Fashion Summit, che guida questo movimento da oltre un decennio riunendo in un sol luogo i maggiori rappresentati della moda, con lo scopo di discutere e trovare soluzioni per migliorare la sostenibilità globale del settore tessile.

Copenhagen Fashion Summit 2020
“Vi esortiamo in qualità di leader del settore a indagare su nuovi modelli di business al di fuori dei meccanismi di mercato attuali, per guidare il cambiamento, implementare l’innovazione e sfruttare le opportunità di business collaborativo. Questo non è solo essenziale per rendere la vostra attività a prova di futuro, ma è anche fondamentale per l’umanità, che possa operare entro i confini planetari e soddisfare le esigenze delle generazioni future.”

“Consideriamo marchi e distributori garanti del cambiamento globale. L’aumento delle prestazioni di sostenibilità lungo tutta la catena di approvvigionamento è una priorità strategica. In collaborazione con i nostri partner ASOS, BESTSELLER, H&M Group, Kering, Li & Fung, Nike, PVH Corp., Sustainable Apparel Coalition e Target, guidiamo il viaggio dell’industria della moda verso un futuro più sostenibile.” JAMES BARTLE fondatore e CEO della Global Fashion Agenda.

Il lavoro della Global Fashion Agenda come leader di pensiero è evidente anche nei rapporti presentati di anno in anno. Tra questi citiamo i due più importanti:

  1. L’Agenda annuale del CEO, che delinea le priorità di sostenibilità cruciali per i leader della moda. Guarda il report;
  2. Fashion on Climate, un’analisi delle emissioni di gas serra del settore e di come le parti interessate della moda possono concentrare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi climatici. Guarda il report

Pubblicazioni che dovrebbero dimostrare le competenze e l’impegno costante della Global Fashion Agenda nell’educare il settore a intraprendere azioni coraggiose e urgenti.

Obiettivi per una moda più sostenibile - Global fashion Agenda
“Guidiamo gli impegni e supportiamo le aziende di moda nel raggiungere i loro obiettivi su argomenti importanti, ad esempio il “2020 Circular Fashion System Commitment” che ha coinvolto il 12,5% del mercato globale della moda per accelerare la transizione del settore verso un sistema di moda circolare. Attraverso il coinvolgimento della politica, GFA sostiene in modo attivo misure di supporto che rafforzano gli obiettivi di sostenibilità, stabiliscono sistemi circolari e incentivano i cambiamenti necessari”

“La pandemia COVID-19 ha costretto la moda a subire una drammatica trasformazione in tempo reale. Mentre il settore tenta di riprendersi, dobbiamo essere ambiziosi nel ricostruire una nuova normalità migliore della precedente. Noi di Global Fashion Agenda, a nostra volta, abbiamo deciso di fare lo stesso: costruire una nuova piattaforma digitale per marchi di moda e rivenditori per connettersi con gli innovatori, per i creativi, per integrare pratiche sostenibili nel loro pensiero di design, per l’interazione del settore e per condividere la conoscenza in generale” JAMES BARTLE fondatore e CEO del Global Fashion Agenda.

Cosa pensiamo della Global Fashion Agenda?

La Global Fashion Agenda è certamente un progetto ambizioso e molto interessante, che può fare la differenza unendo migliaia di persone con obiettivi comuni. Quel che ci chiediamo è se questa “coalizione” abbia davvero un obiettivo comune, oppure se non sia solo una “copertura”.

Adesso daremmo un’occhiata più da vicino ai partner della Global Fashion Agenda, in pratica i suoi sponsor, così potrete da poter comprendere meglio i nostri dubbi.

ASOS

ASOS è una grande catena di distribuzione di moda uomo e donna, e viene accusata da anni per le condizioni di lavoro in cui si trovano gli operai dei loro magazzini.

“Il cuore dell’impero del rivenditore online è un gigantesco magazzino nel nord dell’Inghilterra, dove i lavoratori dicono di essere trattati come macchine per consegnarti il ​​tuo ordine ovunque tu sia nel mondo. Un’indagine di BuzzFeed News rivela accuse di contratti di sfruttamento, un regime di sicurezza prepotente e lavoratori stressati” leggi l’articolo completo su BuzzFeed

E anche durante il COVID-19 le proteste dei lavoratori non si fanno attendere “Asos è stata criticata dal personale che afferma di aver paura di venire a lavorare presso il suo centro di distribuzione perché non è sufficientemente protetto durante la pandemia di coronavirus” leggi l’articolo completo su TheGuardian

BESTSELLER

“Bestseller sta imponendo riduzioni di prezzo retroattive, annullamenti retroattivi degli ordini e ritardi nel pagamento delle fatture, lungo tutta la sua catena di fornitura. I fornitori riferiscono che Bestseller annulla fino al 20% degli ordini già completati o in elaborazione, senza compenso, e impone riduzioni di prezzo fino al 25% sugli ordini che sta accettando. Segue l’imposizione da parte della società di un ritardo di 90 giorni in tutti i pagamenti ai fornitori, senza fornire finanziamenti per consentire agli stessi di resistere al ritardo”. Fonte dell’informazione

Non crediamo ci sia altro da aggiungere, se non che Anders Holch Povlsen, CEO e unico proprietario di Bestseller, ha un patrimonio netto di 10,9 miliardi di dollari e che potrebbe tranquillamente pagare di tasca sua i fornitori.

Vogliamo però riportare una citazione presente nel sito web di Bestseller:

Fashion FWD è l’ambiziosa strategia di BESTSELLER che metterà la sostenibilità al centro del suo modo di fare impresa. BESTSELLER vuole fare la sua parte per trasformare l’industria della moda in una realtà sostenibile. È la cosa giusta da fare ed ha anche un buon senso per gli affari.

H&M

Cosa dire di H&M? ne abbiamo largamente parlato in tutti i nostri articoli: il greenwashing per eccellenza. Da un lato perennemente impegnata nella diffusione del concetto di moda sostenibile, fu una delle prime catene di distribuzione della fast fashion a sviluppare una linea di abbigliamento ecologico (linea conscious), organizzatrice del Global Change Award, di promesse e di rapporti sulla loro sostenibilità davvero fuorvianti, come possiamo leggere in questo articolo della Clean Clothes Campaign.

Da anni viene accusata dalle maggiori riviste a tutela del settore tessile, ma senza ottenere grandi risultati. Le accuse vanno dall’inquinamento ambientale, al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori nella gran parte della sua catena di approvvigionamento.

Nike

Anche il colosso delle scarpe sportive viene accusato da anni di ingiustizie sociali, come possiamo leggere in questo articolo della Africa Check, dove si capisce bene come Nike sia diventato un colosso della moda: sfruttando gli operai vietnamiti negli anni ’90, pagandoli 20 centesimi di dollaro l’ora per 80 ore di lavoro settimanali.

Sono stati bravi che dite? Un applauso. Non che le cose siano tanto migliorate dagli anni ’90, oggi un operaio della Nike in Vietnam guadagna tra 118 e 171 dollari al mese per 48 ore di lavoro settimanali.

Global Fashion Agenda, farsa o utile?

Crediamo che tutto quel che si dica in questi eventi sia vero. Crediamo che lo scopo della Global Fashion Agenda sia lodevole e che debba continuare a seguire questa strada. Del resto però, crediamo anche che ci siano in gioco interessi economici troppo alti.

Garantire la sostenibilità nella moda, e non intendiamo solo sotto l’aspetto ambientale, ma anche quello sociale, avrebbe costi così elevati per le aziende da stravolgerle completamente.

Probabilmente perderebbero valore, perderebbero azionisti, i loro dirigenti sarebbero costretti a guadagnare qualche milione di euro in meno. Quindi perché cambiare se ai consumatori non importa? Continuando a comprare da loro dimostrano lo scarso interesse verso questi argomenti.

Finché sarà così continueremo a vedere “piccoli passi” nella moda sostenibile, e non i grandi cambiamenti che aspettiamo da anni. Tutto dipende da noi, poiché come sempre ogni singola azione può fare la differenza.

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