Crollo del Rana Plaza, il più Grande Incidente dell'Industria Tessile

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Un Edificio Crollato: Il Disastro del Rana Plaza

Il 24 Aprile 2013 crolla uno degli edifici industriali più famosi al mondo, il Rana Plaza in Bangladesh. In questo terribile incidente persero la vita 1134 persone, mentre circa 2500 rimasero ferite cercando di liberarsi, tentando di sopravvivere al disastro.

Avvenuto solo 1 anno dopo l’incendio alla fabbrica Ali Enterprise (dove ci furono oltre 260 morti), quello del Rana Plaza è considerato il peggior incidente mai accaduto nel settore tessile

“Può succedere” hanno pensato molte persone avide, ma questo non è stato un disastro inaspettato: seppur avvertiti che l’edificio non fosse sicuro i proprietari hanno continuato a far lavorare gli operai, minacciando di licenziarli qualora non svolgessero il loro lavoro.

Alcuni rifiutarono di lavorare in segno di protesta, mentre altri, per paura di perdere il posto di lavoro, hanno continuarono il loro lavoro. Certamente non incuranti del pericolo, ma più che altro rassegnati.

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Cambiamenti del settore tessile dopo il crollo del Rana Plaza

A seguito della terribile tragedia del Rana Plaza in Bangladesh, e delle successive proteste da parte di associazioni a tutela sociale -supportate dai cittadini locali e soprattutto dalle famiglie dei dispersi- sono stati applicati alcuni cambiamenti positivi nel settore tessile:

  • Aumento del 77% del salario minimo per i lavoratori nel settore tessile in Bangladesh (pensate che adesso è di circa 70 dollari/mese).
  • Oltre 150 aziende firmarono L’Accordo di Sicurezza del Bangladesh che impone loro di garantire sicurezza nelle fabbriche attraverso ispezioni.
  • Furono risarcite le famiglie delle vittime e i sopravvissuti della strage, ma solo grazie a donazioni anonime ed al costante impegno di campagne come Abiti Puliti.

Possiamo definirli “cambiamenti positivi”, ma restano comunque il minimo sindacale dopo il crollo del Rana Plaza in Bangladesh. Comunque, risolvere alcuni problemi di un paese come il Bangladesh, mentre si attende il disastro in altri paesi nelle stesse condizioni, non può essere considerata come una soluzione al problema sociale legato al settore tessile ed in particolar modo alla Fast Fashion.

Le aziende tessili sono di vitale importanza economica per questi paesi in via di sviluppo, ma non giustifica lo sfruttamento minorile, gli abusi, i miseri salari, la discriminazione di ogni genere, e soprattutto il “pericolo” di luoghi inadatti che mette a rischio diverse vite umane.

L’etica umana dovrebbe giocare un ruolo chiave in queste situazioni, ma purtroppo nell’era del capitalismo sfrenato non è affatto così.

Prima di acquistare abbigliamento low cost pensa a queste cose:

  • Molti vestiti a basso costo vengono realizzati da donne e bambini spesso non pagati.
  • Quando vedi una t-shirt a meno di 15 euro chiediti “Com’è possibile che una t-shirt valga così poco?”. La risposta è : Prezzi bassi = pagamenti bassi. Pagamenti bassi = sfruttamento.
  • “Quanto spendi, tanto vale”. La moda a basso costo è di scarsa qualità, oltre che di dubbia provenienza.

Vuoi continuare ad acquistare vestiti pur sapendo che dietro c’è lo sfruttamento di una mamma, di un padre o di un bambino?

Il crollo del Rana Plaza dovrebbe farci riflettere

Come spesso accade occorre un disastro per svegliare la coscienza umana, e questo evento ha svegliato l’animo di molte persone che l’hanno seguito, seppure i media europei del tempo non divulgarono abbastanza informazioni ai cittadini. La maggior parte delle persone non conosce affatto la strage del Rana Plaza in Bangladesh.

Oltre ai danni sociali, l’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo. Nessun vestito, nessun pantalone e nessuna borsa possono giustificare un disastro ambientale di tali proporzioni, ma soprattutto nessun “oggetto” dovrebbe causare la sofferenza di altri esseri umani, per quanto queste siano lontane dai nostri occhi.

Dovremmo semplicemente smettere di acquistare moda low cost.

Donne con cartelli I made your clothes

Segui la Fashion Revolution Week, un evento che avviene ogni anno ad aprile in memoria di queste vittime.

Indossa un indumento al contrario, posta la foto sui social network e inserisci l’hashtag #WHOMADEMYCLOTHES. Chiedi con forza ai tuoi marchi di moda preferiti: “Chi ha fatto i miei vestiti?”

Questa è una campagna di sensibilizzazione per acquisti consapevoli e sostenibili. Scopri di più visitando la pagina Fashion Revolution Italia

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