La verità nascosta dietro la “viscosa sostenibile”

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La viscosa è sostenibile?

La viscosa è una delle materie prime più utilizzate nella produzione di tessuti per la sua morbidezza, leggerezza e facilità di miscelazione con altre fibre. In molte occasioni la viscosa viene presentata come un’opzione ecologica e sostenibile per il consumatore, sebbene la realtà sia molto diversa nella stragrande maggioranza dei casi.

Fino a qualche anno addietro la viscosa veniva spacciata come più sostenibile di altre fibre (e accade anche oggi). Purtroppo però, produrre questa fibra significa avere un impatto catastrofico sull’ambiente.

Abbattimento di foreste e inquinamento di acqua e di aria sono le conseguenze immediate della produzione di viscosa, a cui dobbiamo aggiungere gravissimi danni sulla salute umana.

La produzione di viscosa inizia dalla cellulosa prelevata da diversi alberi come il faggio, il pino e l’eucalipto.

Il legno viene trasformato in pasta mediante l’utilizzo di composti chimici dall’elevata tossicità, come ad esempio il disolfuro di carbonio, che provoca malattie cardiache, cancro, problemi cutanei, patologie simili al Parkinson, malattie renali e molto altro ancora. Citiamo anche l’impiego di acido solforico e idrogeno solforato, altrettanto dannosi per la salute umana.

Ogni anno vengono tagliati 120 milioni di alberi proprio per la produzione della viscosa (una foresta immensa, un polmone verde fondamentale, che viene raso al suolo e riempito di composti chimici). Consideriamo che, molti di questi alberi hanno ormai decenni di vita e ospitano molte specie animali in via d’estinzione come, ad esempio, gli oranghi (problema simile a quello visto per l’olio di palma).

Un esempio concreto: a Jiangxi, nel sud-est della Cina, la produzione di viscosa ha ucciso tutta la fauna del più grande lago d’acqua dolce cinese, il Poyang. Ma questo è solo uno dei tanti casi reali che si potrebbero citare.

Alcuni marchi d’abbigliamento, dai nomi altisonanti, hanno cercato di creare una “road map” per una produzione più controllata e sostenibile. Sembra che però i risultati, ad oggi, siano più pubblicitari che altro. Molti di questi famosi brand internazionali, se sollecitati sull’attuale situazione, glissano o danno risposte fin troppo evasive (pur pubblicizzando soluzioni ecologiche e/o certificazioni di vario tipo).

Il rapporto Dirty Fashion realizzato dalla Changing Markets Foundation in collaborazione con altre organizzazioni internazionali svela la dura realtà dietro la produzione della viscosa ed il terribile impatto sulla salute umana e sull’ambiente.

Questo impatto negativo è dovuto soprattutto dagli scarichi di sostanze tossiche che avvengono nei principali stabilimenti di produzione, di cui la maggior parte sono in Asia.

La viscosa non è insostenibile in origine, poiché essendo una fibra articiciale di origine vegetale può essere ottenuta dalla cellulosa di una grande varietà di alberi e piante, ed è anche biodegradabile alla fine del suo ciclo di vita. Proprio per questo i brand di moda la commercializzano spesso come fibra naturale, o addirittura “ecologica”.

Tuttavia, la produzione di viscosa utilizza grandi quantità di sostanze tossiche per convertire la materia prima in fibra. Inoltre, altrettanto spesso il legno con cui viene fatta proviene da cattive pratiche di deforestazione.

Tecnologie di produzione più pulite e sostenibili possono essere applicate in modo efficace per eliminare completamente dal processo alcune di queste sostanze.

Oltre questo, la produzione di viscosa potrebbe iniziare a svolgersi in un ciclo chiuso, senza scarichi chimici nell’ambiente, riciclando i prodotti chimici utilizzati. Qualcosa che, combinato con una silvicoltura sostenibile, renderebbe la viscosa un’opzione veramente ecologica per il consumatore.

Un esempio concreto di viscosa sostenibile è quella prodotta da Lenzing AG con il nome di Tencel, che oltre a disporre della certificazione OEKO-TEX e rispettare la normativa REACH si affida a materiali di origine forestale certificati FSC (eucalipto e faggio).

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L’impatto ambientale e sociale della viscosa

Il rapporto Dirty Fashion rivela che nonostante i processi sostenibili già applicabili nella produzione di viscosa, la maggior parte delle aziende produttrici continua ad inquinare l’ambiente, portando di conseguenza un’impatto negativo anche sulla salute delle popolazioni vicine agli stabilimenti di produzione.

La ricerca rivela che i giganti della moda, tra cui H&M e Inditex, acquistano fibre di viscosa prodotte in modo irresponsabile da fabbriche asiatiche.

Nei tre paesi (Cina, India e Indonesia) che abbiamo studiato, abbiamo trovato prove evidenti che i produttori di viscosa scaricano acque reflue non trattate nei laghi e nei fiumi locali“, spiega Urska Trunk della Changing Markets Foundation, che aggiunge “in alcune aree questo sta distruggendo la vita marina e danneggiando i mezzi di sussistenza dei pescatori

D’altro canto, l’inquinamento industriale colpisce direttamente la popolazione locale.

In molte aree, si sospetta che sia dietro la crescente incidenza del cancro e gli abitanti dei villaggi hanno smesso di bere l’acqua del pozzo, temendo le conseguenze per la loro salute. Il nostro rapporto mostra che ciò potrebbe essere facilmente evitato con tecnologie di produzione di viscosa più pulite che già esistono e potrebbero essere ampiamente estese“, sostiene Trunk.

In questo senso, va precisato che con 10 aziende che controllano più del 70% della produzione mondiale di viscosa, anche il processo di trasformazione dell’intero settore potrebbe essere relativamente veloce.

Attualmente, il processo di produzione della viscosa si basa fortemente sull’uso di sostanze chimiche tossiche come disolfuro di carbonio, idrossido di sodio e acido solforico, utilizzati per abbattere la cellulosa e trasformarla in fibra di viscosa.

Ciclo di produzione della viscosa
Infografica presa dal report ufficiale Dirty Fashion – Scarica il report

Scaricare queste sostanze chimiche nei corsi d’acqua locali senza un adeguato trattamento delle acque reflue può influenzare il delicato equilibrio naturale degli ecosistemi e dei corpi idrici, portando alla morte di pesci e altri organismi acquatici. D’altra parte, l’esposizione sia degli operai che degli abitanti locali alle sostanze chimiche può portare a gravi problemi di salute, come sintomi neurologici e psichiatrici, infarti e ictus” afferma Trunk.

Viscosa sostenibile, quale acquistare?

In questa situazione, la prima responsabilità ricade sui produttori stessi, i quali dovrebbero “ripulire” la loro filiera per ottenere una produzione di viscosa più sostenibile, essendo una cosa del tutto fattibile.

Ma come sempre sono gli stessi marchi che, con la loro grande influenza sul mercato, hanno il potere di chiedere ai loro fornitori miglioramenti della produzione in ottica di sostenibilità, per passare a sistemi a ciclo chiuso e allo stesso tempo eliminare l’uso di sostanze chimiche pericolose.

Tuttavia, “per il momento, i grandi marchi, come H&M e Zara, si impegnano solo a ripulire l’offerta e continuano a ignorare il problema della produzione tossica. A questo proposito, WeMove.EU ha lanciato una petizione chiedendo a queste aziende e ad altri colossi europei della moda di impegnarsi per una politica e un programma di ‘inquinamento zero’, di lavorare con i produttori per passare a tecnologie pulite e di smettere di acquistare dai produttori che non rispettano le regole“, afferma Trunk.

Fino a quando queste aziende non apporteranno modifiche alla loro gamma di prodotti, i consumatori continuano ad avere il compito molto difficile di verificare se la viscosa nei loro capi è stata prodotta in modo responsabile o meno. Per il momento, l’opzione più sostenibile sul mercato in termini di fibre artificiali derivate dalla cellulosa sarebbe quella di optare per capi di viscosa certificati, come quelli con etichetta Tencel.

Altre viscose sostenibili, ma non facilmente rintracciabili (nel senso che è difficile conoscere il fornitore di un materiale) sono quelle prodotte dall’azienda Enka e dall’azienda APR.

Fortunamente le alternative ci sono, se vuoi scoprire quali leggi la nostra guida alle fibre tessili ecologiche.

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