Qual’è l’impatto ambientale della moda?
L’impatto ambientale della moda è tanto sottovalutato quanto devastante per il pianeta.
I numeri infatti, ci dicono che se l’industria della moda non cambierà quanto prima il suo approccio alla produzione, gli eventi che potrebbero susseguirsi saranno assolutamente irreparabili.
Ma quali sono questi numeri? Possiamo vederli in questa infografica:

Non essendoci un vero report unificato / globale, ma più report che mostrano l’impatto ambientale della moda, abbiamo raggruppato in questa infografica gli studi scientifici eseguiti dalle organizzazioni internazionali più rilevanti.
La nostra infografica ci mostra che l’industria della moda è responsabile, a livello globale, per il:
- 2% del consumo di acqua dolce
- 20% dell’inquinamento delle acque
- 10% delle emissioni di gas serra
- 5% dei rifiuti immessi
- 16% dei pesticidi utilizzati
Inoltre ci fa notare che, nella produzione, vengono utilizzate ben il 65% di fibre sintetiche ed il 16% di cotone. Entrambe queste fibre sono tutt’altro che “amiche dell’ambiente” e contribuiscono enormemente all’inquinamento ambientale causato dall’industria della moda e, più in generale, dell’intero settore tessile.
Come ridurre l’impatto ambientale della moda?
I marchi di moda maggiormente responsabili dell’inquinamento ambientale dovrebbero ridurre il loro impatto nel minor tempo possibile, prima che sia troppo tardi per farlo.
Del resto, ci sono delle iniziative che hanno firmato volontariamente e altre che sono state imposte dai vertici dei governi mondiali, e ci riferiamo in particolare a:
Per ridurre l’impatto ambientale della moda ci vorrà una “transizione ecologica” che dovra includere:
- Uso di energie rinnovabili
- Scelta di materiali a basso impatto ambientale
- Riciclo e riuso di risorse
- Aumento della longevità dei prodotti
- Riduzione del numero di prodotti realizzati
- Una migliore gestione delle rimanenze di magazzino
- Maggior trasparenza e controllo della filiera produttiva
Nell’attesa che questo avvenga (e dovrà avvenire per forza di cose, ma speriamo il prima possibile), il consumatore finale può e deve fare la differenza sin da subito, cercando di acquistare prodotti più sostenibili:


