Quando l’abbigliamento è biologico?
L’abbigliamento è biologico quando dispone di certificazioni che possano garantire l’origine organica del tessuto utilizzato per realizzare l’indumento.
Un tessuto biologico viene creato utilizzando delle materie prime come il cotone, e queste materie prime devono essere state coltivate e lavorate seguendo gli standard dell’agricoltura biologica (parleremo più avanti di questi standard).
Leggendo questo articolo scoprirai tutto quello che devi sapere sull’abbigliamento biologico:
- Come riconoscerlo guardando l’etichetta di un prodotto?
- Perché è più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale?
- Quali sono i vantaggi per il corpo nel vestire bio?
- Dove e da chi acquistare abbigliamento biologico?
Partiamo subito dalla cosa più importante, le etichette: come distinguere l’abbigliamento biologico da quello tradizionale leggendo l’etichetta? L’abbigliamento può essere definito biologico quando nell’etichetta del prodotto è stampata una di queste certificazioni tessili:
- Global Organic Textile Standard (GOTS)
- Organic Content Standard (OCS)
- kbA-Baumwolle
Prima di affrontare le specifiche di queste certificazioni è importante sapere che possiamo definire biologiche solo le fibre tessili naturali: cotone, lana, lino, canapa e seta. Non è quindi possibile certificare come “biologici” ne i tessuti artificiali ne quelli sintetici.
Che vuol dire di Origine Biologica?
Come per il cibo biologico, anche per realizzare abbigliamento biologico vengono bandite le sostanze tossiche normalmente utilizzate durante i vari processi di lavorazione. Un tessuto biologico -vegetale o animale- non contiene sostanze nocive per l’ecosistema, o ne contiene una minima parte.
Global Organic Textile Standard (GOTS)
La certificazione Global Organic Textile Standard (GOTS) è decisamente la più diffusa nel settore tessile e viene applicata a tessuti composti da fibre biologiche per almeno il 95%.

Il restante 5% del tessuto può essere composto da fibre naturali non biologiche (cotone, lana, lino, canapa, seta), oppure in fibre artificiali di origine naturale (lyocell, viscosa, modal ecc), oppure in fibre sintetiche “ecologiche”, quelle ottenute con il riciclo di risorse esistenti (econyl, newlife ecc). Non può invece essere composto da tessuti sintetici definiti “inquinanti” come nylon, poliestere, ecc.
E’ comunque possibile trovare in commercio capi di abbigliamento biologico certificato GOTS che non utilizzano il 95% di fibre biologiche, bensì solo il 70% di origine biologica ed il restante 30% in fibre naturali, artificiali o sintetiche (in ogni caso ecologiche).
In questi casi sull’etichetta del prodotto verrà riportata la dicitura “Fatto con 70% di fibre biologiche” ed il capo di abbigliamento potrà essere miscelato con fibre sintetiche come elastan, poliestere e poliammide, ma in forma non maggiore del 10%.
La certificazione GOTS viene applicata prima di tutto alla fibra. L’azienda che si occuperà di creare il tessuto e contemporaneamente esporre l’etichetta GOTS dovrà ottenere tale certificazione. Se il tessuto passa nelle mani di un’azienda che si occupa di taglio e cucito, e poi in un’azienda che si occupa di tintura o stampe digitali, tutte le aziende in questione dovranno ottenere la certificazione GOTS se vorranno esporre l’etichetta.
Socialmente etico
Valutiamo con attenzione l’impatto sociale della produzione tessile: la certificazione GOTS non si limita a verificare la composizione del tessuto, ma effettua anche verifiche sullo stato sociale dei lavoratori all’interno dell’azienda, nei campi di cotone come negli allevamenti di animali.
Le verifiche vengono effettuate anche su imballaggi e accessori come bottoni e cerniere, e cosa molto importante, la certificazione GOTS verifica anche l’impatto ambientale delle aziende di moda, le quali devono dimostrare di avere una filiera di produzione etica e sostenibile.
Acquistare abbigliamento biologico con etichetta GOTS equivale a salvaguardare la salute del nostro pianeta, di noi esseri umani, e di altre specie viventi.
Organic Content Standard (OCS)
La certificazione tessile Organic Content Standard (OCS) è meno rilevante e restrittiva rispetto alla certificazione GOTS, ma fa comunque parte dell’abbigliamento biologico.

La certificazione OCS non verifica la sostenibilità ambientale della filiera produttiva, ne lo stato sociale dei dipendendi all’interno delle aziende di moda. Le verifiche più rilevanti vengono effettuate in fase di produzione della fibra: agricoltura biologica in caso di tessuti naturali di origine vegetale, o allevamenti biologici in caso di tessuti naturali di origine animale.
La certificazione OCS attesta la presenza di fibra biologica nella composizione di un tessuto: almeno il 5% di fibra biologica deve essere presente nel prodotto per ottenere una certificazione OCS Organic Blended. In questo esempio sull’etichetta del prodotto sarà presente la dicitura “Fatto con 5% di fibre naturali da agricoltura biologica”.
E’ anche possibile ottenere una certificazione OCS Organic 100 quando la composizione del capo di abbigliamento contiene almeno il 95% di tessuto di origine biologica.
Acquistando abbigliamento biologico con etichetta OCS diamo un contributo alla salvaguardia dell’ambiente.
kbA-Baumwolle (kbA)
kbA sta per costruzione biologica controllata: l’uso di fertilizzanti chimici, defolianti e pesticidi sintetici è vietato dal kbA.

Istituzioni indipendenti come L’Istituto Svizzero di Ecologia del Mercato (IMO) monitorano e certificano ogni anno la coltivazione di origine biologica.
Per il cotone esistono criteri di certificazione aggiuntivi, come ad esempio prezzi equi e rispetto degli standard sociali.
kbA si occupa principalmente di certificare la produzione di cotone biologico, per cui valgono gli stessi standard utilizzati nell’agricoltura biologica applicata ai prodotti alimentari:
- Il terreno su cui viene coltivato deve essere stato utilizzato per tre anni senza prodotti chimici.
- La coltivazione avviene in coltura mista e con rotazione delle colture.
- La raccolta del cotone viene fatta a mano.
- Il terreno riceve i nutrienti necessari da fertilizzanti naturali come letame e pacciame.
- Il controllo dei parassiti viene effettuato con mezzi ecologici.
- La rimozione delle infestazioni avviene meccanicamente.
Questi standard hanno un effetto positivo sulle emissioni di biossido di carbonio, sulle falde acquifere che restano pulite, sul mondo animale che non viene contaminato, e di conseguenza anche sulla razza umana.
Un altro fattore determinante dell’agricoltura biologica è anche l’aspetto sociale: non usando sostanze chimico/tossiche le persone che lavorano nei campi non sono esposte a sostanze nocive e questo rende certamente più piacevole e meno rischiosa la loro esistenza.
Acquistando abbigliamento biologico con etichetta kbA probabilmente stai acquistando un prodotto Tedesco, ma l’importante è che sia biologico.
Quali sono i vantaggi dell’abbigliamento biologico?
Vantaggi in termini ambientali, ma anche sotto il profilo etico/sociale. Tutti i prodotti biologici sono ecosostenibili nel medio/lungo periodo. Per essere più chiaro di seguito elenchiamo alcuni vantaggi del vestire bio:

L’abbigliamento biologico crea una filiera tessile con bassa impronta ambientale.
Oltre alle leggi vigenti nei paesi dove viene effettuata la lavorazione, la certificazione di origine biologica implica un ulteriore regolamento per escludere processi dannosi per l’ambiente, regole atte a bandire le sostanze tossiche comunemente utilizzate dall’industria tessile.
Pesticidi, erbicidi, anti-muffa, coloranti, metalli pesanti, ecc..
Queste sostanze tossiche hanno un ciclo di vita pari alla durata dello stesso capo di abbigliamento, ne assorbiamo una parte attraverso il contatto prolungato con la pelle, mentre un altra parte viene rilasciata nelle acque ad ogni lavaggio degli indumenti.
L’abbigliamento biologico è socialmente etico, crea posti di lavoro senza sfruttamento.
Sempre più aziende Italiane, Europee, mondiali, spostano le loro filiere di produzione in paesi come Cina, India e Bangladesh. Negli ultimi anni si sono verificati numerosi incidenti mortali nei posti di lavoro e un forte incremento di sfruttamento sociale e minorile.
Questo è dovuto alla ‘guerra dei prezzi’ dettata dalla Fast Fashion.
Per abbassare il costo di vendita al pubblico non basta realizzare prodotti di scarsa qualità, e non basta trasferire la produzione in paesi dove la manodopera costa poco, oggi si usano metodi non convenzionali per ridurre ancora di più i costi di produzione.
Molte aziende di moda sono riuscite a trovare soluzioni illegali, dannose sia per l’uomo che per l’ambiente: lavoro minorile, sfruttamento dei terreni, accaparramento dell’acqua (watergrabbing).
L’abbigliamento biologico rispetta i diritti degli animali preservando il loro habitat.
Inquinare l’ambiente equivale a uccidere milioni di animali ogni anno. Accaparrare i terreni per sfruttarli e abbandonarli ormai poveri di ogni risorsa, “rubare” acqua potabile, utilizzare grandi quantità di pesticidi, scaricare residui industriali nei fiumi, nei mari e nell’atmosfera.
Allevare in modo intensivo oche, visoni, volpi e altri animali da pelo o da pelle, è una forma crudele e socialmente inaccettabile.
Questa è l’immagine dell’industria tessile moderna, ed il riflesso nascosto dei nostri vestiti.
L’abbigliamento biologico utilizza solo fibre tessili naturali.
Non è possibile certificare un capo di abbigliamento come biologico se questo è realizzato in tessuti artificiali o sintetici.
L’impegno costante delle aziende nate per diffondere la moda sostenibile, unita alla conversione di altre in ‘aziende ecologiche’ fanno lievitare la domanda dei tessuti naturali di origine biologica.
Questo facilita le cose, perché molti produttori di cotone (per citare il tessuto più richiesto), iniziano a convertire la loro produzione da tradizionale a biologica, dando il via ad un ciclo di moda etica e sostenibile.
Una fibra tessile naturale crea molto più lavoro di una fibra sintetica realizzata in laboratorio, sempre tenendo presente che molti paesi meno fortunati, basano la propria economia sull’agricoltura (in forte crisi dopo l’ascesa dei tessuti sintetici).
L’abbigliamento biologico fa bene alla tua pelle e alla tua salute.
La verità è che ancora non sappiamo quali danni stanno causando, e quali causeranno in futuro, le sostanze tossiche presenti nei nostri indumenti. La scienza non può esprimersi con assoluta certezza. Non ci resta quindi che attendere e vedere cosa accadrà tra 50 anni.
Di una cosa però siamo certi: non ci fanno bene. Come detto nel punto 1, attraverso il contatto con la pelle assimiliano quotidianamente sostanze tossiche che persistono nei vestiti nell’intero arco della loro vita. Dovremmo quindi capire quanto sarebbe utile avere nel comodino degli indumenti intimi in cotone biologico.
Inoltre, i vestiti realizzati con tessuti biologici non emanano cattivi odori grazie all’assenza di sostanze chimiche (la principale causa di cattivi odori, dopo la scarsa igiene personale).
L’abbigliamento biologico è sinonimo di prodotti più longevi e di qualità superiore.
Possiamo dire che al tatto, rispetto al cotone tradizionale, il cotone biologico da una sensazione di ‘maggior qualità’.
Non vogliamo usare falsi slogan, ma utilizzando qutodianamente abbigliamento biologico possiamo affermare con certezza che è migliore rispetto al classico abbigliamento, però non abbiamo mai acquistato una t-shirt in cotone biologico di H&M, magari è peggio di una in cotone standard.
Le t-shirt che acquistiamo costano più del doppio, quindi non sono qualitativamente paragonabili.
Crediamo anche che il rispetto delle regole sociali sia cruciale sotto questo punto di vista. Immagina un’azienda dove le persone lavorano in spazi ridotti, nel chaos totale, in posti poco igienici, mal pagati.
Adesso immagina un’azienda pulita, dove ognuno ha i suoi spazi, un’azienda all’avanguardia sotto il profilo tecnologico. Le immaginiamo come due aziende distinte e ci viene semplice affermare che un prodotto biologico sia di qualità superiore rispetto ad un prodotto tradizionale.
L’abbigliamento biologico è semplicemente “normale”
Vediamo sempre più spesso la parola “biologico” e l’esempio più lampante sono i supermercati, dove le alternative BIO ai prodotti tradizionali sono ormai alla portata di tutte le tasche, rispetto a qualche anno fa, quando erano da considerarsi prodotti di nicchia.
Resta però un mistero quello di dover certificare dei prodotti per distinguere quelli “normali” da quelli contaminati, strano perché le certificazioni di origine biologica hanno un costo elevato e di conseguenza fanno alzare i prezzi dei prodotti alimentari, cosmetici, e nel nostro caso dell’abbigliamento biologico.
Amiamo definire biologico come “Normale”, perché è un modello di produzione che rispetta l’ambiente, le persone e gli animali, ed è una grande chance per preservare il nostro pianeta.
Quando acquistiamo abbigliamento biologico facciamo del bene a noi stessi, ma dobbiamo essere consapevoli che stiamo aiutando la nostra terra e milioni di altre persone, per quanto queste siano lontane dalla nostra vita.
Le aziende alimentari pubblicizzano molto i loro prodotti biologici poiché la richiesta da parte dei consumatori aumenta di continuo. Resta invece decisamente scarsa la richiesta di abbigliamento biologico e finché sarà così saranno pochi i brand che proveranno a produrlo.
Eppure dopo il cibo sono i vestiti la cosa con cui siamo più a contatto.
Le sostanze tossiche utilizzate durante le varie fasi di produzione di abbigliamento vengono assorbite dalla fibra, dal tessuto, e successivamente dalla nostra pelle quando li indossiamo. Non solo, ad ogni lavaggio di un indumento queste sostanze vengono rilasciate nell’ambiente.
Come cambiare il mondo?
- Convinci te stesso.
- Insegnalo ai tuoi figli.
- Raccontalo agli amici.
Tessuti biologici
Chiaramente per parlare di abbigliamento biologico bisogna per forza di cose partire dal tessuto.
I tessuti biologici più diffusi sono il cotone e la lana, seguiti dalla seta. I primi due sono quelli che hanno maggiormente bisogno di essere certificati come biologici, avendo un impatto ambientale e sociale molto elevato. Per la seta è più un discorso etico, vista la crudeltà con cui milioni di bachi da seta muoiono ogni anno.
Altre fibre come canapa e lino si troveranno raramente con certificazione biologica, poiché il loro modello di produzione ha un impatto ambientale ridotto e quindi non c’è questa necessità impellente, senza contare che la quantità prodotta su scala mondiale di questi materiali non è lontanamente paragonabile a quella di cotone e lana.

E’ possibile trovare tessuti biologici in ogni ambito del settore tessile: abbigliamento uomo, abbigliamento donna, abbigliamento bambino, scarpe, borse, biancheria intima, accessori di moda come sciarpe e portafogli o addirittura materassi, lenzuola, cuscini, tovaglioli e tovaglie.
I tessuti biologici sono “puliti”, poiché tutte le sostanze tossiche normalmente utilizzate nella produzione di tessuti vengono sostituite da sostanze meno, o per nulla tossiche.
Scopri di più sui tessuti biologici
Allevamenti biologici
Per abbassare i costi di produzione si fa di tutto e quei pochi diritti animali dettati dalla “coscienza umana” sono andati persi nel corso dei decenni. Dal mancato rispetto di questi diritti nasce l’esigenza di creare gli allevamenti biologici, i quali servono semplicemente per rendere la vita degli animali più serena e meno violenta.
Acquistare abbigliamento biologico contribuisce a ridurre il numero di allevamenti intensivi, che oltre ad essere tremendamente crudeli sono anche una delle principali cause del riscaldamento globale: l’emissione di gas serra contribuisce ad espandere il buco dell’ozono. Il letame di questi animali unita alla deforestazione attuata dall’industria zootecnica stanno letteralmente consumando il nostro pianeta.
La lana, ad esempio, è uno dei tessuti naturali più antichi e utilizzati al mondo ed è disponibile in più di 10 varianti differenti in base all’animale di provenienza: merino, alpaca, pecora, cashmere, cammello, bisonte ecc.
Una qualsiasi di queste varianti può essere definita lana biologica, purché disponga della certificazione tessile che ne attesti la provenienza da allevamenti biologici.

Ci piace sponsorizzare solo prodotti cruelty free, e per quanto la lana non lo sia è comunque una fibra che possiamo “accettare”, quando questa è biologica o riciclata.
Gli allevamenti biologici offrono standard molto severi sullo stato di salute degli animali e sulla loro alimentazione: vivono gran parte della loro vita liberi al pascolo in quanto non sono ammessi allevamenti di tipo intensivo, la loro alimentazione deve essere certificata di origine biologica, e la tosatura deve rispettare determinate regole.
La seta biologica è meno utilizzata rispetto alla lana biologica per tanti motivi. E’ un tessuto molto antico, da sempre considerato pregiato grazie alle sue fantastiche caratteristiche. Di contro la sua produzione è molto crudele: il baco da seta viene bollito vivo e da qui inizia il processo di estrazione del filo di seta.
La seta biologica mantiene le stesse caratteristiche della seta comune, ma con una grande differenza nel trattamento dei bachi da seta: vengono allevati seguendo lo standard degli allevamenti biologici e non uccisi per l’estrazione della fibra, bensì attendendo che la natura segua il suo corso.
Acquistare abbigliamento biologico equivale quindi a dare il proprio contributo per la salvaguardia di molte specie animali.
Impatto sociale dell’abbigliamento biologico
Spesso riteniamo opportuno non pensarci, ma capita a tutti noi di vedere un video o un documentario che ci racconta la verità, e capiamo che alcune cose accadono davvero.
Ci sono persone che vivono guerre e forti discriminazioni sociali, lavoratori maltrattati e non pagati, animali mutilati, terre che muoiono per il sovrasfruttamento. Dispiace a tutti, ma spesso viviamo queste cose in modo passivo, come se non avessimo altra scelta.

Forse, avendo una bacchetta magica chiunque metterebbe fine a tutto questo (magari non tutti, ma la maggior parte si).
Ed è assolutamente normale pensare a scaricare i problemi su persone pagate dal popolo per occuparsi di queste cose (politici in prima fila).
La maggior parte di noi non ha grandi poteri decisionali, ma oggi abbiamo l’agricoltura biologica e gli allevamenti biologici. Abbiamo la possibilità di cambiare le nostre abitudini, possiamo scegliere di acquistare prodotti etici e sostenibili.
La maggior parte delle fibre tessili utilizzate per produrre abbigliamento provengono da paesi in via di sviluppo con condizioni lavorative disastrose: leggi nazionali inesistenti, lavoro nero, sfruttamento minorile, orari di lavoro improponibili, esposizione quotidiana a sostanze tossiche.
L’abbigliamento biologico è invece sinonimo di prodotti ecologici ed etici.
Perché l’abbigliamento biologico è poco diffuso?
- E’ poco conosciuto a causa della scarsa informazione.
- Non si trova nei negozi comuni.
- Ancora poca varietà di prodotti.
- Diffidenza verso le certificazioni biologiche.
- Costi più elevati.
Queste sono alcune motivazioni che rendono l’abbigliamento biologico un prodotto poco diffuso, adatto a quelle persone che cercano su Google alternative ecologiche ai loro vestiti.
L’abbigliamento biologico è invece adatto a tutte le età e a tutti gli stili, esistono brand di moda che realizzano abbigliamento per ragazzi e altri brand che realizzano abbigliamento over 50, chiunque può trovare il giusto indumento in base al proprio stile.
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Oltre ad avere un impatto ambientale e sociale inferiore, il cotone biologico e la lana biologica hanno un basso potenziale allergico e sono delicati sulla pelle.
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