Innovazione Tessile e Moda Sostenibile

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Il rischio nascosto che l’innovazione tessile deve riconoscere (e correggere)

Quando si parla di sostenibilità, il rischio di “rimanere sul vago” è ancora molto alto, perché ad oggi non c’è una direzione unica verso cui andare. In pratica, la sostenibilità può presentare svariate forme ed essere conseguita in modalità diverse.

Può risultare semplice per i marchi comunicare la sostenibilità nella moda, ma ben più complicato è mettere in atto le azioni utili per far si che sia davvero sostenibile.
Quindi, come ogni medaglia ha il suo rovescio, esistono anche dei lati oscuri quando si parla di moda sostenibile.

Tra questi, non possiamo dimenticare che molti materiali considerati “green” (ed effettivamente sostenibili), hanno comunque la capacità di fare da mezzo di trasporto per alcuni inquinanti già presenti da molti anni nel nostro ambiente.

Qualcuno direbbe, semplificando: “buona l’intenzione, ma non l’esecuzione“. Il tema è di pressante attualità, poiché la moda sostenibile, spesso, non riesce ad incidere come vorrebbe (e potrebbe), proprio grazie al “rischio nascosto” che la circonda.

L’innovazione tessile punta verso un obbiettivo concreto: limitare i danni ambientali causati dall’industria tessile, ma “limitare” non è più sufficiente, dovrebbe infatti letteralmente “risolvere” i danni creati.

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L’innovazione tessile può fare la differenza in ambito di sostenibilità

Per comprendere meglio la situazione immaginiamo una azienda di moda che sta lavorando sul territorio. Secondo i canoni di “ricerca della sostenibilità”, essa deve cercare tutte le soluzioni possibili per “limitare” il suo impatto ambientale durante le fasi di produzione, imballaggio, trasporto, ecc.

Ragionando in questi termini, siamo indotti a pensare che la sostenibilità per la moda riguardi esclusivamente la capacità di ridurre il proprio impatto ambientale, e questo andava effettivamente bene fino ad alcuni anni addietro, poiché sappiamo che moda e inquinamento sono strettamente collegate tra loro.

Tante microplastiche colorateTuttavia, con il passare del tempo la situazione ambientale è sempre più complessa e drammatica, e testimonianza ne è la presenza di molti nuovi inquinanti (spesso non considerati dalle normative ambientali, ne dalle certificazioni tessili), tra cui alcuni già particolarmente “famosi”, come i micro-inquinanti: materiali plastici, sottoprodotti industriali, ma anche farmaci, prodotti per la cura della persona, ecc.

Ne consegue un evento, a cui l’industria della moda, come del resto altri settori imprenditoriali, devono prestare la massima attenzione.

Questo evento prevede che le condizioni ambientali “esterne all’impresa” possano “rendere vani” (o comunque meno efficaci) gli importanti sforzi che l’impresa stessa sta compiendo per raggiungere il massimo livello di “sostenibilità ambientale” proprio attraverso quella che definiamo l’innovazione tessile.

Pensiamo alle microplastiche: una volta rilasciate nell’ambiente possono trasportare nelle acque sostanze inquinanti per decine di KM, estendendo così il raggio della loro azione nociva in tutto il pianeta.

Tutto questo comporta due importanti ricadute:

  1. Le aziende di moda non possono più considerare la sostenibilità complessiva come una “cosa interna”, esclusivamente legata all’utilizzo di materiali ecologici, o allo specifico processo di produzione.
  2. Per essere davvero sostenibili, in un contesto così complesso e che continua a complicarsi, bisogna conoscere meglio ciò che si trova all’esterno dell’impresa.

L’innovazione tessile e il nuovo modello di sostenibilità

Una frase che ben descrive il problema tipico di chi fa impresa nella moda, come in altri settori, è questa: “Avete agito in modo convenzionale ed avete ottenuto risultati convenzionali”

Questa è la regola per chi cerca la sostenibilità e si muove in modo “convenzionale”, come ad esempio il fatto di limitarsi all’uso di materiali naturali o riciclati, consumare meno acqua, utilizzare fonti di energia rinnovabili, affidarsi ad enti che applicano le cosidette certificazioni tessili, etc.

Ma la situazione ambientale è sempre meno “convenzionale”.

La presenza di un numero sempre maggiore di inquinanti nell’ambiente, di cui ancora sappiamo ben poco, impone alle aziende e più in generale all’innovazione tessile di avere un approccio “non convenzionale” per raggiungere il miglior livello possibile di sostenibilità.

Questo è il momento propizio per operare una vera “transizione” della moda, una transizione guidata dall’innovazione tessile che sia in grado di esportare la sostenibilità all’esterno delle imprese, influenzando positivamente anche le condizioni ambientali nell’area circostante.

Questa transizione implica che la moda non abbia più la necessità di cercare nuove soluzioni per essere sostenibile; il tutto si riduce ad una semplice domanda (tutto il resto verrà da sé): quale pratica sostenibile, attualmente non presente nella zona, la mia impresa può mettere a disposizione per “correggere” una o più situazioni ambientali rilevanti?

Non limitare, ma risolvere. Ad oggi, molte imprese eco-consapevoli lavorano bene su svariati fronti: riciclo, uso responsabile dei materiali, lotta al rifiuto plastico, risparmio di acqua ed energia, tutti fronti legati all’innovazione del settore tessile.

Tuttavia, è richiesto un ulteriore sforzo per adeguare la sostenibilità al contesto che cambia e diventa sempre più complesso. E’ necessario passare da un modello che “limita” il proprio impatto ad un altro che “risolve” alcune questioni rilevanti, pur rimanendo nel proprio ambito di competenza e così pure nell’ambito delle proprie possibilità.

L’innovazione tessile deve correggere i rischi ambientali

Questo è un vero e proprio cambiamento di paradigma. Per raggiungere un livello di sostenibilità evoluto e proporzionato all’aumento della complessità ambientale, non basta “limitarsi a limitare” l’impatto ambientale, piuttosto fare in modo che l’azienda stessa diventi una soluzione per “correggere” situazioni di rischio sul territorio dove essa opera.

Come? a questo deve pensarci l’innovazione tessile.

FSC rispetta l'ambienteLe aziende di moda devono mettere a disposizione valore e “cose utili” indipendentemente dal proprio business e/o dalla propria filiera produttiva. Naturalmente, le soluzioni sono già possibili e soprattutto fattibili, perché utilizzano ciò che l’impresa già possiede, ma che ancora non ha valorizzato in modo specifico.

Questa è la traduzione pratica della “transizione” cui accennavamo in precedenza. Per essere ancora più precisi, possiamo dire che l’obiettivo ultimo dell’impresa deve essere quello di rendere la ricerca della sostenibilità del tutto superflua.

La vera innovazione tessile

Una qualsiasi azienda operante nel settore moda deve fare “talmente bene per l’ambiente” che qualsiasi attività realizzata per raggiungere il risultato, la rende automaticamente sostenibile ed ecologica.

Prima di arrivare a questo punto, è importante partire dalle basi e cominciare a comprendere le “scomode verità” con cui le imprese della moda si devono confrontare ogni giorno.

Questo è essenziale perché, a seconda dei casi e dell’ambiente in cui esse operano, ci sono diverse possibilità e soluzioni da adottare nel compimento della transizione necessaria per raggiungere la massima sostenibilità ambientale.

Un obbiettivo già possibile oggi, una sostenibilità che corregge i rischi ambientali più rilevanti ed è capace di mantenere i risultati ottenuti nel tempo, grazie anche ad un’influenza positiva che contagia tutto il territorio circostante ed alla rapida evoluzione dell’innovazione tessile.

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