La moda che Inquina il Pianeta

La moda è un elemento popolare, fondamentale nella nostra vita quotidiana, non c’è dubbio. Sappiamo che l’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, ma sappiamo anche che tante aziende del settore tessile vogliono che gli acquirenti comprino meno vestiti – anche loro sono consapevoli che dobbiamo ridurre l’inquinamento ambientale causato dalla moda.

Non comprare affatto e riciclare abiti usati sono le uniche scelte 100% green, ma porterebbero al collasso del mercato, con conseguente aumento della povertà e perdita di lavoro per milioni di persone.

Quindi cosa diamine possiamo fare per continuare a comprare riducendo comunque l’inquinamento ambientale?

Comprare meno, scegliendo pezzi realizzati in materiali ecologici è certamente una scelta più sostenibile rispetto alla nostra indifferenza attuale. Per materiali ecologici intendiamo quelli con certificazioni tessili che garantiscono una produzione a basso impatto ambientale, prediligendo quelli derivati dal riciclo di risorse.

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Federica e Cristian titolari di Vesti la natura

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Riciclo di Abiti Usati

Ci sono molte aziende impegnate nel riciclo di abiti usati, come Patagonia, il cui programma Worn Wear incoraggia i clienti a rattoppare vecchi vestiti piuttosto che comprarne di nuovi. OVS ha lanciato la campagna “ricicla i tuoi abiti usati”, e anche Zara nei suoi store raccoglie vestiti usati. Lo stesso vale per H&M, che offre un programma di riciclaggio in cui i clienti ricevono buoni sconto quando portano vestiti usati.

Soffermiamoci sulla raccolta di abiti usati in cambio di sconti, che “teoricamente” dovrebbe ridurre l’inquinamento della moda. L’esperta di sostenibilità ambientale Maxine Bedat afferma che i coupon incoraggiano solo più consumi, e solo 1 pezzo su 1000 venduti viene riciclato.

“Le ultime cifre mostrano che ci sono 150 miliardi di nuovi capi di abbigliamento prodotti ogni anno. Se guardiamo la popolazione globale di 7,6 miliardi di persone, capiamo come questo sia un guardaroba usa e getta per ogni uomo, donna e bambino sul pianeta.” ha detto Maxine Bedat.

Chiaramente siamo daccordo con lei, ma dobbiamo escludere continenti come l’Africa o altri paesi dove la povertà di fatto impedisce il consumismo sfrenato. Stati Uniti, Europa e Cina, sono certamente i paesi che contribuiscono di più all’inquinamento ambientale causato dalla moda.

Riciclare abiti usati è una scelta davvero sostenibile

Trovare modi per riutilizzare senza buttare via indumenti indesiderati, potrebbe effettivamente diminuire l’impatto ambientale della moda, e far risparmiare denaro alle aziende e ai consumatori. Basti pensare che nella sola città di New York, raccogliere e smaltire indumenti indesiderati costa 85 milioni all’anno. Provate adesso ad immaginare il costo mondiale.

Questi costi incidono sulla nostra vita quotidiana e anche sulle aziende, le quali pagando molte tasse devono per forza alzare i costi di vendita al dettaglio. E’ un circolo vizioso da cui non è facile uscire.

Tessuti ecologici nati dal riciclo di materiali plastici come ECONYL e NewLife, ma anche e soprattutto tessuti naturali riciclati come cotone, lana e cashmere, sono certamente una scelta più sostenibile rispetto alla produzione di nuovo Nylon e altre materie prime, seppur di origine naturale come cotone e lana.

Vestiti usati: perchè non riciclarli? (video)

Eileen Fisher

Oggi parliamo anche di Eileen Fisher, un brand di moda americano che realizza abbigliamento donna ecosostenibile. Parliamo di un brand lontano dal nostro paese, semplicemente perché riteniamo che al di fuori dell’Italia molte aziende si evolvono rapidamente per diminuire l’inquinamento della moda.

EILEEN FISHER logo

Eileen Fisher utilizza tessuti ecologici per la produzione di abbigliamento, tra questi lana biologica, cotone biologico, lino, Tencel e altri materiali riciclati. Tutte le fibre tessili naturali provenienti da paesi “poveri” sono certificate FairTrade, a garanzia di un lavoro equo e solidale.

A livello sociale Eileen Fisher è un brand impegnato in diversi paesi del mondo, soprattutto in India ed Ethiopia, dove si avvale dell’artigianato locale.

A New York la sede principale di Eileen Fisher, una piccola fabbrica in Irvington, dove il potente team di impiegati socialmente consapevoli di Eileen Fisher cerca di ridurre l’impronta di carbonio della moda sul pianeta. Come? con un programma denominato RENEW, un funzionale sistema di riciclo di abiti usati.

Cos’è il programma RENEW?

Il programma RENEW riacquista i pezzi di Eileen Fisher da privati cittadini che li hanno acquistati in precedenza, e successivamente valuta se possono essere rivenduti, o riciclati per produrre nuovo abbigliamento.

“Riceviamo tra i 4.000 e i 6.000 pezzi alla settimana, e consideriamo il programma RENEW come un importante investimento a lungo termine per il nostro brand. È un pò difficile razionalizzare il costo del programma, ma lo facciamo, perché pensiamo che sia la cosa giusta da fare, perché crediamo che non ci saranno affari in un pianeta morto. Noi faremo del nostro meglio.” ha detto Eileen Fisher in una intervista alla CBS News.
logo Eileen Fisher Renew

Il programma RENEW di Eileen Fisher ha venduto quasi 3 milioni di dollari di indumenti usati che altrimenti sarebbero finiti nelle discariche, sicuramente un piccolo ma importante contributo al pianeta che ci ospita. E se anche i brand Italiani copiassero questa idea? A noi non sembra affatto male. Scopri di più sul programma RENEW nel sito di Eileen Fisher (inglese)

Perché la Moda Inquina?

La persona media compra il 60% di vestiti in più rispetto a 18 anni fa, inoltre i ricercatori stimano che il settore moda utilizzerà il 25% del bilancio mondiale di carbonio entro il 2050. Il 25% per un solo settore industriale è davvero una cifra pazzesca.

La moda rappresenta l’8,1% delle emissioni di gas serra, senza contare che l’85% degli indumenti finisce nelle discariche, accumulandosi con oltre 12 milioni di tonnellate l’anno. Questi dati sconcertanti, evidenziano come la moda stia inquinando la nostra terra senza sosta. Non c’è più tempo da perdere, la raccolta differenziata non basta!

“È scoraggiante, qualche giorno cerco di non deprimermi, alcuni giorni dico.. Oh, mio ​​Dio, sembra che stiamo spostando sedie a sdraio sul Titanic. Quanti anni ci restano? 12 prima che la catastrofe ci colpisca. Siamo una goccia nel mare e stiamo cercando di essere un modello per altre aziende.” ha detto Eileen Fisher nell’ intervista alla CBS News.

La produzione di fibre tessili naturali, fibre sintetiche e fibre artificiali “convenzionali” hanno un impatto devastante sul pianeta. Inquinamento delle falde acquifere, inquinamento dell’aria, sfruttamento di terreni, produzione di indumenti sintetici non riciclabili e non biodegradabili, indumenti che sono la principale causa della diffusione delle famose microplastiche nei nostri oceani.

Senza contare manodopera a basso costo e lavoro minorile, che non impattano sull’ambiente, ma sono comunque una forma di inquinamento “sociale”. Stragi come quella avvenuta al Rana Plaza in Bangladesh ne sono la conferma.

La campagna Detox My Fashion lanciata da Greenpeace serve a sensibilizzare i brand, ma anche i consumatori a delle scelte più consapevoli. Visto che gran parte dei brand di moda sembra non interessarsi al problema ambientale, non ci resta che costringerli a farlo, ma come possiamo fare?

Acquistando solo prodotti ecologici! Le nostre scelte quotidiane hanno fatto in passato, e faranno in futuro la differenza. Dobbiamo solo capire come scegliere i prodotti da acquistare e da chi acquistarli, ma non vi preoccupate, noi siamo qui per aiutarvi in queste scelte 🙂