Cos’è il Prêt-à-porter?
Il prêt-à-porter (pronta da portare) è la moda confezionata pronta da portare a casa: tutti gli indumenti esposti nei negozi di abbigliamento si possono considerare prêt-à-porter.
Il Prêt-à-porter è l’antagonista del “fatto su misura”, scomparso rapidamente nel dopo guerra lasciando il posto ad una moda insostenibile, univoca, che spesso si distingue solo nelle taglie.
Grazie al Prêt-à-porter sono nate anche le famose case della moda italiana e le grandi catene di distribuzione della Fast Fashion.
Cosa significa Prêt-à-porter? letteralmente pronto da portare, pronto all’uso (ready to wear). Dai lussuosi abiti di marca ai vestiti low cost, passando per scarpe, borse e accessori di moda.
A meno di non essere capitati in una Boutique di moda artigianale/sartoriale, dove abiti e accessori vengono fatti su misura, tutto il resto della moda in commercio si può definire Prêt-à-porter.
Il Prêt-à-porter nasce in Francia, rivoluzionando il modo di vedere la moda. Prima del boom del Prêt-à-porter, le sarte, e gli artigiani disegnavano e modellavano vestiti unici fatti su misura per ogni singolo individuo. Poi, nel dopoguerra, le cose cambiarono rapidamente.
Un mercato che vale miliardi di euro di fatturato soprattutto per le grandi case di moda e le catene di distribuzione della moda low cost che, spesso, arrivano a produrre oltre 50 collezioni in un anno.
Il Prêt-à-porter è infatti spesso associato alla Fast Fashion.
Storia del Prêt-à-porter
Il Prêt-à-porter ebbe inizio con una guerra: le uniformi militari furono prodotte in serie per la prima volta negli Stati Uniti, proprio durante la guerra anglo-americana del 1812.
Quindi, al contrario di quello che molti potrebbero pensare, gli indumenti Prêt-à-porter per l’uomo sono stati creati prima di quelli per le donne.

Forse, fu il primo esempio di catena di distribuzione per indumenti con negozi in oltre 20 città europee tra Belgio e Francia.
Proprio in Francia nacque il termine Prêt-à-porter, ma solo dopo l’inizio della seconda guerra mondiale si sentì parlare di questo termine.
Nel XIX secolo la moda femminile era molto elaborata e precisa, quindi il Prêt-à-porter per le donne non era affatto facile da creare. Almeno fino all’inizio XX secolo.
Prima del XX secolo, le donne con più soldi acquistavano vestiti fatti su misura, e le donne “di classe inferiore” sistemavano i loro vecchi vestiti per adattarsi ai repentini cambiamenti della moda: aggiungendo nuovi colli, accorciando gonne e camicie, o apportando piccoli accorgimenti sartoriali. Anche in quell’epoca la moda viaggiava velocemente, seppur non come oggi.
La rapida diffusione della moda Prêt-à-porter si basa su un’infinita varietà di fattori economici, incrociati all’aumento di attenzione da parte dei media (che da sempre fanno la loro parte).
La folle richiesta di abbigliamento femminile “alla moda” stimolò (e stimola tutt’ora) designer talentuosi e grandi catene di distribuzione nel produrre capi in grandi quantità, ma economicamente accessibili alle donne di tutte le classi sociali.
Il Prêt-à-porter dilaga in ogni settore, essendo disponibile per donne, uomini, bambini, ragazzi di ogni età, gusto ed esigenze. Resta però meno “disponibile” quando si parla di taglie forti, le più difficili da trovare, soprattutto fuori dalle grandi città. In questi casi specifici gli e-commerce di moda online restano una valida soluzione.
Il Prêt-à-porter ci rende tutti uguali
Standardizzazione: è questa è la parola chiave del Prêt-à-porter. Per la moda siamo tutti uguali, anche se cambia qualche curva, pochi centimetri qui e lì, conta poco.
Bramosi di nuovi abiti, i consumatori inconsapevoli ne vogliano sempre più, e poco conta se un abito è poco più largo, o se la t-shirt è troppo attillata. La vogliamo perché è bella, “la più bella che abbiamo visto negli ultimi 5 minuti”.
Vi è mai capitato di farvi fare un abito su misura? Immaginate di andare dalla sarta per farvi fare un vestito su misura, oppure dal calzolaio per farvi creare un paio di scarpe.
Se dovesse capitarvi, siamo certi che quell’abito sarebbe trattato come una reliquia, non come la classica #modaspazzatura che occupa spazio nei nostri armadi.
Innamorarsi di un abito, di un accessorio, capita a tutti. Ma il prodotto artigianale è diverso, è nostro, fatto per noi come lo avevamo immaginato. Rispecchia la nostra personalità e l’unicità del singolo individuo.
L’artigiano in questione non può essere improvvisato, dobbiamo affidarci a mani esperte, ma la presenza di qualche difetto renderebbe ancor più unico l’indumento.
Poi sarebbe personalizzabile con il tempo, ci insegnerebbe il rispetto verso gli oggetti che, ricordiamo, sfruttano risorse terrestri non illimitate.
Prendiamo un abito nel nostro armadio e riflettiamo sul fatto che per quanto sia bello lo indossano migliaia di persone.
Questo pensiero è esattamente il modello di Prêt-à-porter contemporaneo, quello che hanno voluto le aziende di moda ed i consumatori del passato, ma è anche quello che vogliamo oggi, presi dall’entusiamo degli acquisti compulsivi di prodotti a basso costo.
Come dire, “siamo tutti uguali, e ci piace essere così”. Anche se siamo alla continua ricerca di abbinamenti differenti proprio per distinguerci.
Differenze tra Prêt-à-porter e Alta Moda
Pur essendo una parola molto elegante da pronunciare, il Prêt-à-porter non dovrebbe avere nulla a che vedere con l’alta moda, ma questa è ugualmente Prêt-à-porter.
Entri in una delle Boutique di lusso di Valentino, Gucci, Armani, e compri un abito da 3000 mila euro senza alcun problema, inutili attese, misure da prendere. Al massimo una piccola acconciatura.
L’alta moda contemporanea è “pronta da portare a casa” come un qualsiasi abito low cost proveniente dalle grandi catene di distribuzione. Ci sono alcune eccezioni ovviamente, poiché è possibile farsi fare un abito su misura anche da questi famosi brand (pagando fior di quattrini).
Le boutique Prêt-à-porter sono in qualsiasi città Italiana, nelle vie più rinomate dei centri storici, ma anche all’interno di centri commerciali. Il Prêt-à-porter di lusso è alla portata di chiunque possa permettersi di acquistarlo.
Impatto ambientale del Prêt-à-porter
Ora che avete la vostra idea del Prêt-à-porter, immaginate il suo impatto ambientale confrontandolo con quello della manifattura artigianale o della Slow Fashion in generale.
L’impatto ambientale del Prêt-à-porter è stato, ed è tutt’oggi, devastante sotto ogni punto di vista. Produrre miliardi di indumenti e accessori è una fonte inesauribile di spreco di risorse naturali, energetiche, nonché fonte del crescente inquinamento ambientale:
- Consumo di risorse energetiche
- Produzione industriale
- Smaltimento di prodotti a fine vita
La LCA Life Cycle Assessment, cioè il metodo di valutazione del ciclo di vita di un prodotto, è assolutamente negativo per ogni prodotto di moda realizzato con il metodo del Prêt-à-porter.
La cosa peggiore, è che questo ciclo non avrà mai fine, poiché è impensabile al giorno d’oggi sperare di tornare agli inizi dell’ottocento vestendo indumenti artigianali fatti su misura, rinunciando ad acquistare da H&M, Terranova, Zalando, Armani, Chanel, e tanti altri marchi Prêt-à-porter.
Grazie all’innovazione tessile e al movimento della moda sostenibile, il Prêt-à-porter potrà ridurre il suo impatto ambientale visto l’ampio margine di operatività, ma non potremmo mai tornare ai livelli di un tempo ormai passato.
L’inquinamento ambientale causato dall’industria tessile occupa il secondo gradino del podio, e probabilmente resterà in quella posizione ancora per qualche decennio.
Dove trovare la moda Prêt-à-porter “ecologica”
Se vuoi acquistare prodotti Prêt-à-porter a basso impatto ambientale, ma anche prodotti artigianali di Slow Fashion, puoi utilizzare il nostro motore di ricerca ecoFashion.
Troverai tanti prodotti di abbigliamento, borse, scarpe e accessori di moda, prodotti in modo etico e sostenibile, utilizzando soprattutto tessuti ecologici certificati a basso impatto ambientale:


