Industria Tessile, una Piaga per il Pianeta

L’industria tessile è seconda a livello mondiale per tasso di inquinamento ambientale. Ogni anno, con il passare delle mode, i nostri armadi si riempiono di metri e metri di tessuti altamente nocivi per l’ambiente e anche per la nostra salute. Abbigliamento contaminato da sostanze tossiche scatenanti sempre più casi di allergie e dermatiti della pelle.

La maggior parte dei ricercatori concorda che la preoccupazione per l’ inquinamento ambientale sia strettamente legata al futuro dell’umanità, ma anche le condizioni di lavoro dell’industria tessile sono uno scandalo internazionale ormai riconosciuto in tutto il mondo.

Dati ISTAT inquinamento ambientale 2018
Dati ISTAT 22/04/2018

Molti lavoratori del settore tessile ricevono paghe miseramente basse, in condizioni di lavoro pessime, donne sfruttate sessualmente e bambini obbligati a lavorare duramente. Non è un’invenzione dei media, ma la triste realtà dei fatti, il problema dell’inquinamento ambientale è purtroppo connesso con l’attuale “inquinamento sociale”.

La scienza non è ancora in grado di stabilire i possibili danni causati dall’assimilazione, da parte dell’uomo, delle sostanze tossiche utilizzate da decenni nell’industria tessile. Sappiamo per certo di averle assimilate attraverso gli indumenti, ma le conseguenze non sono immediate, il nostro organismo è in grado di assorbirle come accade con il mercurio presente nei pesci. A meno di particolari patologie allergiche o della pelle, continuiamo ad indossare capi contaminati per tutto l’arco della nostra vita.

Le conseguenze saranno visibili tra 50 anni, quando a pagarle saranno le future generazioni. Affari loro, diranno in molti, ma se la scienza dimostrasse che andiamo incontro a delle pesanti mutazioni genetiche?

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Federica e Cristian titolari di Vesti la natura

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Tessuti Inquinanti

Una miriade di sostanze tossiche vengono utilizzate nelle fasi di coltivazione delle piante, da queste piante vengono poi estratte fibre tessili naturali, soprattutto se parliamo di cotone. Queste sostanze tossiche danneggiano irreparabilmente fauna e flora e di conseguenza entrano di prepotenza nella nostra vita quotidiana attraverso tutti i prodotti che acquistiamo e di cui facciamo uso, dall’abbigliamento al cibo, dalla cosmesi ai prodotti per la casa.

Tessuti inquinanti colorati e arrotolati

Acqua, aria, animali e vegetali trasportano queste sostanze tossiche in tutto il mondo, causando un inquinamento ambientale su scala globale. Oggi non basta essere a migliaia di KM dal luogo dove avviene la produzione, perché comunque acquistiamo abbigliamento proveniente da tutto il mondo, lo indossiamo tutti i giorni e lo laviamo.

  • La maggior parte delle sostanze tossiche utilizzate durante la filiera tessile viene riversata nelle acque a causa di depuratori poco funzionali o addirittura assenti.
  • L’uso eccessivo di risorse naturali come terra e acqua rompono l’equilibrio ecologico
  • Lo sfruttamento di animali è spesso accompagnato da pratiche di agricoltura intensiva che danneggia l’ambiente nel suo complesso.
  • Le sostanze chimiche utilizzate per candeggiare e colorare i tessuti possono compromettere l’ambiente e la salute della popolazione, tenendo presente che la tintura dei tessuti può rappresentare la maggior parte di acqua utilizzata per la produzione di un indumento.
  • Durante la tinteggiatura vengono rilasciati nell’ambiente circa il 10-15% di coloranti e sostanze chimiche utilizzate per fissare i coloranti – spesso metalli pesanti – finiscono nelle fogne, nei fiumi e nei mari, inquinando le falde acquifere potabili e successivamente assimilati dal nostro organismo semplicemente bevendo acqua dal rubinetto.

L’inquinamento delle acque dovuto ai riversamenti delle industrie tessili è un fattore di grande preoccupazione per l’umanità. Scegliere di vestire biologico comporterebbe una riduzione all’esposizione tossica da parte dell’uomo, ed una più longeva vita per il nostro pianeta.

Sostanze Tossiche nei Vestiti

Maschera anti gas

Ammine aromatiche

Cancerogene derivanti da azo-coloranti, bandite in Europa a partire da inizio anni 90 ma che ancora si ricercano con assiduità e che talvolta ci fanno la sorpresa di essere presenti. E’ un elenco di 24 composti cancerogeni regolamentato al momento nella maggior parte del mondo (Cina compresa).

Alchilfenoli etossilati

In gergo chimico si indicano con l’acronimo APEO, gli etossilati, e AP, i non etossilati. Sono tensioattivi non ionici usati fino al 2007 in maniera massiva e che sono fortemente inquinanti per la fauna acquifera. Regolamentati solo in Europa (dalla Cina e da altri paesi arrivano spesso brutte sorprese).

Metalli pesanti

Possibili contaminanti dovuti alle tinture e/o alle vie di conservazione delle fibre. Ci sono circa 9 specie metalliche presenti negli indumenti di scarsa qualità e dubbia provenienza.

Dimetilfumarato

Forte antimuffa usato per preservare le fibre naturali durante lunghi periodi di stoccaggio. Ha il brutto vizio di essere un forte allergizzante.

Clorofenoli

Rientrano nella famiglia dei biocidi/pesticidi. Proprio per questa funzione possono trovarsi su fibre naturali in particolare cellulosiche. Talvolta sono scorie di produzione di taluni coloranti.

Ftalati

Composti usati come plastificanti per PVC (danno morbidezza allo strato in PVC). Alcuni di questi sono mutageni. Sono regolamentati in Europa, in America e Cina (solo per prodotti per bambini).

Coloranti

Allergenici e/o cancerogeni, regolamentati solo in Europa (alcuni), sono un elenco di coloranti di varia natura.

Tessuti Naturali

Tutti i tessuti naturali sono riciclabili e biodegradabili e questo è sicuramente un grande vantaggio. Il cotone è il tessuto naturale più utilizzato a livello globale e detiene anche il primato come pianta che utilizza il maggior numero di sostanze tossiche per la sua coltivazione.

Vi sembrerà assurdo, ma ogni anno migliaia di persone perdono la vita a causa della coltivazione intensiva del cotone. Questa pianta occupa gran parte dei terreni agricoli, molti dei quali vengono strappati agli abitanti locali che non possono più coltivare prodotti alimentari necessari alla loro sopravvivenza.

Inoltre, erbicidi, defolianti, pesticidi e altre sostanze chimiche utilizzate per incentivare la crescita o aiutare la raccolta, aumentano di gran lunga il tasso di inquinamento ambientale e contribuiscono a intossicare le popolazioni locali.

La maggior parte di queste sostanze chimiche creano danni ambientali nel momento stesso in cui vengono utilizzate, attraverso l’assorbimento da parte del terreno e la successiva infiltrazione nelle falde acquifere.

L’inquinamento delle acque potabili è tra le paure più grandi per l’essere umano.

Una parte di queste sostanze chimiche viene trattenuta dalle fibre tessili e vi restano per tutta la vita dell’indumento. Assimilate dal nostro organismo attraverso il contatto diretto con la pelle e nuovamente disperse nell’ambiente a seguito dei vari lavaggi in lavatrice.

Abbiamo visto come la coltivazioni intensiva del cotone è una delle principali cause dell’inquinamento ambientale, ma spendiamo due parole su quello che noi definiamo inquinamento sociale. Innanzitutto il cotone deve essere coltivato da esseri umani, questo comporta l’utilizzo di grandi quantità di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici che inquinano e letteralmente distruggono la terra.

Le persone del luogo sono spesso agricoltori che si occupano di queste operazioni. Pensate siano attrezzati con maschere antigas e apposite attrezzature per utilizzare queste sostanze chimiche? Chiaramente no, addirittura molti vivono a diretto contatto con le terre contaminate, mangiano del cibo inquinato, si ammalano di continuo e spesso muoiono. Nonostante la raccolta del cotone sia meccanica in quasi tutto il mondo l’industria tessile continua ad essere fortemente dipendente dalla manodopera a basso costo.

Spendiamo adesso due parole due parole sulla Lana, un tessuto naturale di origine animale. Sappiamo per certo che allevamenti intensivi di animali destinati al macello, alla produzione di latte o lana, sono una delle cause principali del famoso buco dell’ozono e di conseguenza del riscaldamento globale.

Acqua inquinata, ingenti quantitativi di metano, cibo di dubbia qualità e provenienza, animali contaminati che finiscono in cucina sotto forma di invitanti pezzi di carne.

A questo aggiungiamo la crudeltà con la quale vengono allevati questi animali ed i metodi poco ortodossi con i quali noi umani strappiamo le risorse richieste a queste creature, neanche fossimo gli uomini di Neanderthal!

Ultimamente quante notizie scandalo sentiamo e vediamo in TV o nei Social? 1 su 1000 rispetto ai fatti che accadono realmente in questi allevamenti intensivi. Uno scandalo a cielo aperto che contribuisce pesantemente all’inquinamento ambientale oltre ad essere umanamente inaccettabile. Non parliamo di essere vegetariani o vegani, ma di cattiveria allo stato puro.

Lino e canapa sono fibre tessili certamente meno dannose per l’ambiente, sia per la produzione nettamente inferiore rispetto ai più utilizzati cotone e lana, sia perché l’utilizzo di sostanze chimiche durante la filiera tessile è molto limitato rispetto ai concorrenti.

Tessuti Artificiali

Tutti i tessuti artificiali sono biodegradabili, ma non tutti sono riciclabili. Probabilmente sono la scelta migliore se escludiamo i tessuti naturali biologici, poiché i tessuti artificiali hanno raggiunto un buon livello di sostenibilità.

La loro impronta ambientale si è ridotta drasticamente negli ultimi anni, merito della scienza e delle pressioni internazionali effettuate da onlus come GreenPeace e dai cittadini che le sostengono. Per questo ringraziamo anche i Social Network, senza questi sarebbe stato impossibile “condividere” dei tessuti ecologici ambiziosi come Lyocell, Modal, Orange Fiber ecc.

Le persone iniziano a far sentire la propria voce, spingendo i marchi di moda a delle innovazioni aziendali ecologiche atte a vendere i loro prodotti a clienti sempre più attenti a questi argomenti. Sarà anche poco etico, ma comunque funziona, basti pensare all’olio di palma e alle pubblicità in TV: senza olio di palma.

L’uomo non è nato per distruggere, ma è molto bravo a creare e poi a risolvere problemi. Problemi che potremmo evitare di risolvere tra 30/40 anni effettuando oggi una scelta consapevole: Guardare le etichette prima di acquistare un prodotto.

Tessuti Sintetici

La maggior parte dei tessuti sintetici non sono ne riciclabili ne biodegradabili, derivano per lo più da scarti di prodotti petroliferi. Detto questo potremmo anche fermarci qui: è cosa certa che il petrolio e i suoi derivati sono la causa principale dell’ inquinamento ambientale.

  • Tessuti sintetici come il Nylon, che crea ossido di azoto, un gas a effetto serra 310 volte più potente dell’anidride carbonica.
  • Il poliestere, che usa grandi quantità di acqua per il raffreddamento insieme ai suoi lubrificanti che possono diventare una fonte di contaminazione.
  • Polietilene, Polipropilene, Elastam, Gore-tex e via dicendo, una serie infinita di varianti comunemente indossata da ogni cittadino.

Tessuti che ci consentono di acquistare capi di abbigliamento resistenti a prezzi molto bassi, grazie a costi di produzione ridotti e alla facilità di modellarli: si possono realizzare diverse varianti di un prodotto senza stravolgere il progetto. Alcuni sono fondamentali, come Elastam, che troviamo in diversi capi di abbigliamento ecosostenibile anche se in quantità notevolmente ridotte.

L’industria tessile potrebbe realizzare tessuti sintetici senza danneggiare l’ambiente grazie alla ricerca scientifica, la quale consente di sviluppare materiali e solventi che non contribuiscono all’inquinamento ambientale. Oppure, l’industria tessile potrebbe seguire l’esempio di NewLife o Econyl due tessuti sintetici ecologici e Made in Italy. Il primo nato dal riciclo delle bottiglie di plastica e il secondo nato dal riciclo di reti da pesca e altri scarti plastici.

Moda Sostenibile

Quando parliamo di moda sostenibile non intentiamo solo abbigliamento, ma anche borse, scarpe, cinture, portafogli e tutti gli altri accessori di moda. Per intraprende uno stile di vita rispettoso per l’ambiente uno degli elementi chiave da considerare è sicuramente la moda sostenibile, la quale racchiude in se diverse forme di abbigliamento e moda:

  • Biologica
  • Ecologica
  • Etica
  • Equo solidale
  • Vegan
  • Ecosostenibile
  • ZeroWaste
Uomo e donna indossano vestiti ecosostenibili

La scelta di tessuti ecologici non trattati con pesticidi, erbicidi e altre sostanze tossiche, aiuta la terra e chi li indossa, limitando l’inquinamento ambientale e quello sociale. Come abbiamo visto anche se il tessuto utilizzato per un indumento non è di origine biologica può essere comunque definito ecologico, purché disponga di certificazioni tessili che ne attestano provenienza e produzione ecologica.

Fast Fashion – La Moda Veloce

La Fast Fashion nasce negli anni Novanta ed ha come scopo quello di riprodurre i famosi ‘Trend di stagione’ visti nelle sfilate di moda, ma ad un costo molto più basso. Invogliando i consumatori a seguire e acquistare la moda del momento e non tenendo conto della qualità del vestiario e della longevità dello stesso.

Come si deduce dal nome la moda Fast Fashion viene prodotta in tempi estremamente ristretti e per questo motivo i brand di moda che seguono questo Trend cambiano continuamente la merce esposta nei negozi, eliminando le classiche collezioni Autunno/Inverno e Primavera/Estate, così da attrarre i clienti ad acquistare capi di abbigliamento sempre al passo con i tempi.

Slow Fashion vs Fast fashion

La Fast Fashion viene prodotta nel giro di due settimane, questo aumenta lo sfruttamento dei lavoratori, spesso bambini o adolescenti costretti a lavorare duramente per moltissime ore al giorno, senza alcun diritto o assistenza.

Se la nostra richiesta di abbigliamento ecosostenibile aumenta, ne consegue che le aziende di moda dovranno adattarsi al mercato abbandonando la Fast Fashion o evolvendola in maniera più etica e sostenibile: utilizzando tessuti naturali di origine biologica, tessuti artificiali di origine naturale, rigorosamente biodegradabili o riciclabili, e chiaramente rispettando i diritti sociali del lavoro equo.

Non serve una rivoluzione sociale ne una guerra civile, come abbiamo visto per i biscotti senza olio di palma o la frutta biologica, nel settore moda basterebbe leggere le etichette prima di acquistare, cercando una certificazione tessile che ne attesti la sostenibilità.