Fashion Renting per Combattere la Fast Fashion

Indice

Cos’è il Fashion Renting?

Il Fashion Renting è destinato a rivelarsi la nuova frontiera della moda. Nato in America ed esploso in Cina e in Inghilterra, il fashion renting consiste nel noleggio di vestiti, borse e accessori, soprattutto quando di alta qualità (e dal costo elevato).

Per comprendere a fondo il boom di consensi legati al Fashion Renting, possiamo fare riferimento ai numeri ad esso legati: secondo la Allied Market Research, entro il 2023 il Fashion Renting avrà un business di ben oltre 1,9 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra davvero esorbitante e destinata a crescere nel tempo.

Prima di capire come funziona, cerchiamo di comprendere quali sono le caratteristiche di questo nuovo trend decisamente sostenibile dal punto di vista ambientale.

Innanzitutto, è bene ricordare che il soggetto o l’azienda di renting conserva il possesso del capo o dell’accessorio, ma lo mette a disposizione del consumatore tramite noleggio. L’azienda rimane inoltre responsabile per la manutenzione e conservazione del prodotto, occupandosi della sanificazione e del controllo integrità al suo rientro.

Finito quest’ultimo passaggio, il capo torna disponibile a nuovi consumatori, così il ciclo di vita del prodotto diventa molto lungo.

Ecco spiegato l’enorme successo del Fashion Renting: è un trend che sostituisce il concetto di “possesso” con la mera utilizzazione del capo o dell’accessorio. Ma non sono solo questi i motivi legati all’esponenziale sviluppo del movimento.

Il Fashion Renting consente di evitare inutili consumi, ridurre l’inquinamento ambientale e scoraggiare la dannosa Fast Fashion.

Si accrescono infatti la qualità e la longevità dei prodotti, limitando fortemente sprechi superflui e ridimensionando al tempo stesso il ricorso alle preziose risorse naturali: il pianeta soffre incredibilmente a causa degli enormi sprechi legati al mondo della moda fast fashion e low cost, ormai diventata insostenibile per l’ambiente.

Il Fashion Renting potrebbe davvero fare la differenza, poiché non alimenta l’idea del consumismo sfrenato. I vantaggi si rispecchiano anche in maniera diretta sul consumatore, che può finalmente permettersi prodotti di alta moda senza dover pagare cifre troppo elevate.

Quando la moda è sostenibile?

Come riconoscerla?

Dove acquistarla?

Inizia il tuo percorso!

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Logo Vesti la natura verde

Come funziona il Fashion Renting?

  • Si sceglie il capo
  • Si seleziona la taglia
  • Si sceglie la durata del noleggio
  • Si provvede al pagamento
  • Si riceve il prodotto direttamente a casa
  • Il giorno prestabilito, si riconsegna il capo al corriere.

Smart, rapido, conveniente e… più sostenibile!

Il noleggio dei vestiti avviene principalmente attraverso delle piattaforme online, che consentono di prenotare i prodotti e ritirarli in sede o riceverli comodamente a casa propria.

Generalmente, il noleggio dura dai quattro agli otto giorni, ma può arrivare anche 1 mese, e nel prezzo è compreso il servizio di tintoria, sanificazione e sartoria. Inoltre, in alcuni casi con una piccola quota aggiuntiva viene inclusa un’assicurazione contro piccoli danni o macchie.

Tutti i capi a noleggio che tornano alla società di renting vengono sottoposti a sanificazione presso enti specializzati, al fine di assicurarsi l’igiene e l’assenza di germi, virus e batteri (un aspetto importante, soprattutto nel periodo di COVID-19).

Pensiamoci bene. Vale lo stesso per gli acquisti che effettuiamo nei negozi online? Sicuramente no, poiché gli acquisti effettuati in classici e-commerce o punti vendita, non danno la certezza che il capo sia stato sanificato in precedenza e mai provato prima da altre persone.

Vediamo come funziona il Fashion Renting e il suo rapporto con gli altri trend della moda sostenibile.

Fashion Renting e Slow Fashion

Come accennato in precedenza, il noleggio di vestiti è di grande successo per i prodotti fashion di alta qualità, quelli più costosi per capirci. Ne deriva che il concetto del noleggio di vestiti si sposa perfettamente con un movimento altrettanto sostenibile: la Slow Fashion.

La Slow Fashion, ovvero “moda lenta”, è un trend che prevede la creazione e commercializzazione di poche collezioni, per lo più artigianali e dal costo più alto rispetto alla moda low cost a cui siamo abituati.

Il movimento della Slow Fashion è diametralmente l’opposto della cosiddetta Fast Fashion, dal momento che la “moda lenta” prevede poche collezioni, ed è generalmente sinonimo di qualità e di una moda etica e sostenibile.

Ecco quindi che due eccellenti trend che rispettano l’ambiente e riducono lo spreco (Fashion Renting e Slow Fashion) possono unirsi per diventare un’alternativa intelligente alla dannosa moda del consumismo estremo: un’alternativa chiamata moda sostenibile.

Il Fashion Renting, infatti, deve appoggiarsi a capi di qualità per poter operare in maniera efficace, optando quindi per una quantità limitata di prodotti ma di lunga durata.

Supponendo che il Fashion Renting si diffonda improvvisamente in tutto il mondo, ci sarebbe sicuramente un conseguente aumento della produzione Slow Fashion, il tutto a maggior beneficio del Pianeta. Meglio ancora se il Fashion Renting sostenesse le attività locali piuttosto che puntare ai grandi marchi della moda.

Quello che accadrebbe è evidente: tutto ciò che è mero consumo e spreco subirebbe un rallentamento, per lasciare spazio a un consumo più consapevole e soprattutto responsabile. Un futuro vicino? Certo, ci piacerebbe vestire in modo più sostenibile e consapevole, e siamo fiduciosi viste le statistiche del renting in crescita: piccoli passi possono condurre lontano.

Ognuno deve contribuire con le proprie scelte a promuovere l’economia sostenibile di tutti quei movimenti che cercano di unire il vantaggio del consumatore a quello del Pianeta. Una sfida davvero difficile quella del Fashion Renting e della Slow Fashion, ma non impossibile.

Fashion Renting vs Fast Fashion

Abbiamo appena visto che il Fashion Renting potrebbe andare molto d’accordo con la Slow Fashion. E per quanto riguarda la Fast Fashion?

La risposta l’avrete già intuita: il Fashion Renting è un’ottima alternativa alla dannosa Fast Fashion, quella moda veloce praticata dai colossi e che rischia di distruggere (e ci sta riuscendo alla grande) il nostro Pianeta.

Secondo l’autorevole testata giornalistica El País, negli ultimi quindici anni la durata media dei capi fashion è diminuita di oltre il 35% e l’abbigliamento ha una vita media al di sotto dei 160 utilizzi.

Uno spreco mastodontico, considerando le 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili che ne derivano (solo in Europa). Ecco perché la Fast Fashion è nemica del benessere dell’ambiente e dell’uomo, ed è la prima responsabile dell’inquinamento ambientale causato dall’industria tessile e da questa sin troppo rapida evoluzione del prêt-à-porter.

Dare nuova vita ai capi, producendo meno collezioni e di alta qualità per poterli usare e riusare, significa combattere la Fast Fashion e orientarsi verso un’economia più sostenibile. Il Fashion Renting, operando in maniera totalmente opposta rispetto alla Fast Fashion, rappresenta un’opportunità davvero eccellente di risparmio economico e di maggiore sostenibilità.

Il Fashion Renting, unito alla Slow Fashion, è l’alternativa sostenibile alla moda low cost

Punta sulla qualità dei prodotti e permette a tutti di avere accesso all’abbigliamento di alto livello. Tutto ciò è accompagnato da prezzi accessibili e con un processo di noleggio sicuro e che allunga la vita dei capi.

Non trascuriamo poi l’aspetto pratico: 9 volte su 10 siamo spinti ad acquistare un capo Fast Fashion perché lo riteniamo alla moda, ed è venduto ad un prezzo estremamente basso. Si punta sulla sensazione, sull’acquisto compulsivo e perché “tanto costa poco”. E poi?

La maggior parte di questi capi finiscono in fondo al guardaroba e verranno indossati solo cinque o sei volte nell’arco della loro vita. Alla fine si butta tutto, perché lo spazio a nostra disposizione è spesso limitato. Ancor più spesso siamo di fronte a capi di scarsa qualità e dopo pochi lavaggi in lavatrice il tessuto perde colore, diventa deforme e le cuciture si danneggiano.

Al contrario, dovremmo cercare capi belli, alla moda, ma anche di qualità superiore.

Quelli con delle belle cuciture, che restano perfetti dopo i lavaggi e che ci fanno fare sempre bella figura senza mai deluderci. È questo il vero senso dell’investimento: poco ma buono, meglio ancora se posso tenerlo qualche giorno e poi provare qualcos’altro grazie al Fashion Renting: con il Fashion Renting, paghi davvero poco e ti assicuri prodotti di altissima qualità per i giorni che desideri.

Pensate a tutti quei vestiti che acquistate quando venite invitati a matrimoni, cerimonie ed eventi eleganti. Quante volte li indosserete di nuovo? Solitamente ben poche. Un altro motivo per cui conviene puntare sul Fashion Renting: risparmiare soldi che potremmo spendere in altro modo.

Fashion Renting in Italia

Abbiamo detto che il Fashion Renting è nato negli Stati Uniti ma si è rapidamente diffuso in Cina e nel Regno Unito. Ma in Italia come siamo messi?

Sebbene questo trend sia approdato da pochi anni sta ugualmente avendo un discreto successo. Non sono poche le case di moda e le boutique Italiane che si sono adeguate a questo nuovo modo di intendere la commercializzazione della moda.

Anche l’Italia, quindi, si conferma un Paese interessato al noleggio di abiti e accessori, come riferisce l’esperto Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda al Politecnico di Milano.

Secondo il suo parere, il Fashion Renting è il modo di consumare del futuro soprattutto per la Generazione Z e per i Millennials, in quanto soggetti maggiormente attenti alla sostenibilità. Una buona notizia? Senz’altro!

Nel frattempo, speriamo che il trend del Fashion Renting continui così per il nostro Paese, come nel resto del mondo, per un consumo (e un futuro) più etico e sostenibile.

Adesso vediamo insieme qualche realtà impegnata nel Fashion Renting:

DressYouCan

Un buon esempio di Fashion Renting è dato dalla realtà tutta italiana di DressYouCan, fondata dalla giovanissima Caterina Maestro. DressYouCan è la startup milanese che mette a noleggio abiti di alta moda, vestiti, scarpe, borse e persino accessori tramite la sua piattaforma online.

Si possono noleggiare vestiti da sposa e classici, ma anche vestiti per donne in gravidanza, stole e perfino accessori per capelli, c’è di tutto. Clicca qui per aprire il sito di DressYouCan.

Drexcode

Un altro valido esempio italiano è la startup Drexcode, creata da Valeria Cambrea e Federica Storace. Il loro renting store sta avendo sempre più successo: è una delle più importanti boutique online in tutta Europa per il noleggio di vestiti, borse, accessori e gioielli di altissima qualità. Clicca qui per aprire il sito di Drexcode.

Twinset

Anche Twinset non è rimasta con le mani in mano. Puntando sullo shopping sostenibile del futuro, Twinset (guidata da Alessandro Varisco), ha lanciato Pleasedontbuy, la collezione interamente Made in Italy ed appositamente destinata al Fashion Renting. Clicca qui per aprire il sito di Pleasedontbuy.

Quanto costa il Fashion Renting?

La risposta è decisamente positiva: meno di quanto potreste pensare. Basti contare che, in genere, costa meno noleggiare un abito firmato di alta qualità che acquistare lo stesso prodotto nella versione Fast Fashion contraffatta/copiata.

Solitamente, infatti, il costo del noleggio di un capo d’abbigliamento di alta moda si aggira intorno al 10%-20% del prezzo di vendita al consumatore finale. Facciamo due calcoli: se un abito di alta moda costa circa 1000 euro, noi possiamo noleggiarlo con un esborso che va dai 100 ai 200 euro al massimo.

Il costo del noleggio comprende anche spedizione, sanificazione e piccoli aggiustamenti

La durata del noleggio, come detto in precedenza, è variabile da pochi giorni ad un intero mese, ma si possono noleggiare gli stessi abiti anche più volte.

In sostanza con 100 o 200 euro abbiamo un pacchetto completo di servizi, che non si limitano al solo noleggio.

Ecco perché, con il Fashion Renting, non si tiene in considerazione solamente il costo in termini economici: il costo va rapportato all’esperienza. Con il noleggio dei capi di abbigliamento (e con il renting in generale) si cerca di dare avvio alla cosiddetta “Experience Economy”.

Questa consiste nel non spendere troppi soldi per acquistare enormi quantità di vestiti, gioielli o accessori. Piuttosto, si preferisce investirli in esperienze come viaggi, concerti o, perché no, nella bella sensazione di indossare un capo d’abbigliamento di Haute Couture. Per questo motivo il Fashion Renting è più intelligente: non si rinuncia alla qualità, pur spendendo poco.

Il vantaggio non è solo il risparmio derivante dal noleggio, ma anche una netta riduzione dell’inquinamento ambientale.

L’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo, ed è sufficiente sapere quanto segue sul costo della Fast Fashion nei confronti del Pianeta: se nei prossimi anni non cambieremo le nostre vecchie e cattive abitudini, nel giro di trent’anni l’industria tessile sarà responsabile del 25% del consumo del carbon budget, portando ad un innalzamento della temperatura della Terra di ben 2°C.

Sarebbe un vero disastro, ecco perché dovremmo quantomeno sperimentare il Fashion Renting, pur essendo una cosa nuova.

Creare un business nel fashion renting

Come avrete intuito, il business dietro il Fashion Renting è tutt’altro che esiguo. È così che, intorno a questo movimento, stanno nascendo nuovi mestieri. Secondo le previsioni dell’Allied Market Research, il Fashion Renting è un business in ascesa e con un roseo futuro:

Fashion Renting, un business in crescita secondo le statistiche
Non solo: stando a Caterina Maestro, la fondatrice prima citata di DressYouCan, noleggiare abiti significa riscoprire la propria eleganza. È così che nascono nuove figure professionali dette fashion renter, ovvero persone che si occupano di fornire consigli, assistere al meglio i clienti (anche da remoto) e permettere loro di orientarsi tra le diverse piattaforme di renting.

E coloro che stanno dietro il business del Fashion Renting? Avviare un business di questo tipo non è proprio semplicissimo.

In primis, occorre avere a disposizione una buona quantità di denaro da investire nell’acquisto dei beni che saranno oggetto di noleggio. Ma, come sappiamo, questi sono generalmente prodotti di qualità elevata e pertanto molto costosi.

Poi occorre vantare una buona collaborazione con i servizi di sanificazione e sartoria specializzati, gestire i rapporti con i corrieri, avere a disposizione un grande magazzino e ovviamente creare un’ottima piattaforma online.

Tutto è più semplice se si possiede una boutique consolidata (vedi caso Twinset), un marchio di moda o un e-commerce con un buon numero di clienti: basterebbe ampliare la propria attività, chiaramente chiedendo consigli ai propri clienti attraverso dei sondaggi.

Certo, se gran parte dei consumatori cominciassero a rivolgersi al Fashion Renting anche i produttori comincerebbero ad adattarsi, e per il bene del portafogli, delle persone e soprattutto del nostro amato Pianeta, sarebbe il caso di fare un tentativo.

Possiamo considerare il fashion renting come una scelta sostenibile?

All’inizio dell’estate 2021, una serie di titoli di giornale internazionali hanno fatto cadere una sorta di “malinconia” sui programmi di noleggio dei vestiti, proclamandoli “la peggiore soluzione green” .. “peggiore rispetto al buttare via i vestiti” .. “non è la cura per combattere la fast fashion”.

Tutta questa “cattiveria” è arrivata sulla scia di un rapporto finlandese che confronta il potenziale riscaldamento globale derivato dai jeans, analizzando cinque scenari di proprietà e di fine vita:

  1. uso e smaltimento tradizionale
  2. uso prolungato
  3. rivendita dell’usato
  4. riciclo
  5. noleggio

Usando le valutazioni del ciclo di vita (Life Cycle Assessment – LCA), il rapporto ha concluso che condividere o affittare un paio di jeans ha prodotto il più alto volume di emissioni di carbonio – circa 5 kg in più di CO2 rispetto allo smaltimento tradizionale:

Analisi LCA di un paio di jeans in 5 scenari differenti
Questo grafico mostra le emissioni di CO2 dei jeans con 5 differenti metodi di valutazione

Obiettivamente, questo grafico ci lascia perplessi, in quanto noi di Vesti la natura abbiamo sempre promosso il fashion renting come una buona pratica per promuovere la moda sostenibile.

Se considerassimo questo rapporto affidabile, dovremmo considerare il noleggio di abiti come una scelta del passato, poco sostenibile, anziché un modello più sostenibile per il futuro, come immaginavamo. Ma come tutte le cose nel mondo della circolarità, questo rapporto richiede di essere posizionato in un contesto insieme ad una sana dose di sfumature.

Dubbi sull’analisi LCA per il fashion renting

Il rapporto utilizza la metodologia LCA, un processo che valuta l’impatto ambientale di un prodotto o servizio dalla nascita alla fine del suo ciclo di vita, basandosi su numerose ipotesi e variabili.

Nel caso di questo specifico rapporto, esso presuppone che i jeans vengano indossati 200 volte prima di essere smaltiti, che i jeans vengano lavati ogni 10 usi, e che l’acquisto di 2 jeans usati sostituisca la necessità di acquistarne 2 nuovi.

Queste ipotesi sono quindi costruite a partire da uno scenario e da un’impostazione specifica, il che vuol dire che un leggero spostamento di questi numeri potrebbe alterare drasticamente il risultato del rapporto. Tutto questo per dire che le ipotesi e le loro conclusioni sono accompagnate da “incertezza”, una parola che gli autori del rapporto usano non meno di sette volte.

Riteniamo che la metrica LCA sia davvero funzionale, ma questa metodologia di analisi non riesce a tenere conto del comportamento umano e dei cambiamenti di comportamento tra gli scenari.

Dopo tutto, chi noleggia vestiti è molto probabile che tratti i prodotti in modo diverso rispetto a quando li acquista, ad esempio stando più attento a non sporcarli e lavandoli con una frequenza inferiore.

Le analisi LCA sono spesso criticate per le loro carenze, in particolare quando si tratta di valutare le iniziative circolari.

Ciò non toglie che le analisi LCA ed i loro presupposti sono fondamentali per permettere un confronto alla pari. “Solo ciò che viene misurato viene gestito” afferma Ola Bąkowska, project manager del Circle Textile Program, ma le LCA offrono “solo una parte delle informazioni, e non sono sufficienti per valutare tutti i benefici del modello di business basato sul noleggio rispetto al business tradizionale”

Uomo regge in mano cartello stradale con scritta CO2

Il rapporto finlandese sul fashion renting riconosce inoltre che la sua attenzione è rivolta esclusivamente sulle emissioni di carbonio e sul potenziale riscaldamento globale (Global Warming Potential – GWP) “la nostra attenzione sugli impatti del GWP ha lasciato implicazioni per altre importanti dimensioni di sostenibilità – consumo di acqua, sostanze chimiche tossiche, produzione di rifiuti – fuori dall’ambito di questo rapporto.”

Non considerando l’impatto sul consumo di acqua, la biodiversità e le comunità in generale, questo rapporto offre solo un pezzo del puzzle sulla sostenibilità.

“Abbiamo urgentemente bisogno di una ricerca più dettagliata sulle implicazioni presunte e inaspettate delle diverse strategie di economia circolare”, aggiunge il rapporto.

Quindi, tale futura ricerca sarà fondamentale per capire l’intera portata di vantaggi e svantaggi nel noleggio dei vestiti, prima di considerare questo modello meno sostenibile rispetto all’acquisto di vestiti nuovi.

Il fashion renting può fare la differenza per l’ambiente

È importante notare che il rapporto ha sollevato alcune bandiere rosse per il noleggio dei vestiti. Come per tutti i modelli di business, apporre un adesivo “circolare” non li rende più sostenibili.

I servizi di noleggio sono in forte espansione negli ultimi anni, ma effettivamente è vero che questi richiedono più sforzi a livello di logistica: spedizioni, imballaggi, lavaggi, e di conseguenza più emissioni di carbonio rispetto ad un acquisto tradizionale. “I modelli di business circolari non sono positivi per il clima per definizione”, afferma Bąkowska, di conseguenza meritano di essere esaminati prima di definirli “green”.

Grafico della crescita del mercato del fashion renting
Questo grafico mostra la previsione di crescita di mercato del fashion renting

Ma dati i presupposti ed i limiti del rapporto finlandese, siamo riluttanti nel considerare i modelli di noleggio come insostenibili. Ma cosa occorre per rendere il noleggio di vestiti un’opzione più sostenibile?

  • Progettare con la sostenibilità in mente

Per creare un modello di business sostenibile, devi considerare la sostenibilità in ogni punto del ciclo di vita del tuo prodotto o servizio”, afferma Jay Reno, CEO della società di noleggio mobili Feather.

Per iniziare, questo richiede la progettazione di prodotti con materiali e produzione rispettosi del clima – come il rapporto prova, più della metà delle emissioni di carbonio associate a un paio di jeans si verificano durante la produzione, indipendentemente da come vengono utilizzati o venduti. Ma la lente del design sostenibile non dovrebbe fermarsi qui.

Jay Reno ha aggiunto: “Molti marchi potrebbero considerare la sostenibilità all’inizio del ciclo di vita – diciamo, quando un paio di pantaloni viene creato… Ma ciò che muove davvero l’ago della sostenibilità è considerare cosa succede una volta che quei pantaloni lasciano il vostro magazzino”.

Considerare come un prodotto potrebbe usurarsi o strapparsi, può portare a un design più durevole, riparabile e senza tempo, e se i prodotti durassero più a lungo ci sarebbe meno inquinamento.

Anche qui però sorge un problema: i consumatori sono disposti a tenere e indossare un vestito per 10 anni? Le statistiche dicono di no, visto che tentiamo di rinnovare i nostri armadi ogni 2/3 anni.

Servizi di fashion renting attentamente progettati possono risolvere anche il problema della noia, visto che piuttosto che comprare nuovi abiti ci basterà semplicemente noleggiarli cambiandoli ogni 2/3 mesi (o anche meno), inoltre possono richiedere meno lavaggi e manutenzione, o sfruttare il trasporto a basse o zero emissioni.

Come ha aggiunto Bąkowska: “è molto diverso se in bicicletta si ritira un articolo dal negozio di noleggio della propria città, rispetto a quando lo si spedisce da un luogo remoto. Questo è il motivo per cui il disegno del servizio di noleggio sarà di fondamentale importanza per ottenere l’impatto sociale e ambientale desiderato.”

  • Non fermarsi al noleggio

Piuttosto che offrire un semplice programma di noleggio vestiti, combinare più soluzioni circolari in un singolo modello di business potrebbe ridurre ulteriormente l’impatto ambientale.

Un servizio di noleggio potrebbe risparmiare una quantità significativa di carbonio, materiali e rifiuti, semplicemente estendendo la durata di vita dei prodotti, i servizi di riparazione, la rivendita di prodotti ed il riciclo dei materiali.

Come esempio, Feather (società di noleggio di mobili) sfrutta il design durevole e versatile, la rimessa a nuovo, il ricommercio, l’upcycling ed i partner di donazione per estendere la durata di vita dei propri prodotti, riducendo così l’impatto ambientale dell’azienda sul pianeta.

Infatti, il rapporto finlandese fa notare l’impatto di carbonio ridotto dei modelli di noleggio che sfruttano l’estensione di vita dei prodotti, insieme ad un servizio più sostenibile di trasporto a basse emissioni di carbonio. I risultati? Le impronte di carbonio di questi modelli di noleggio scendono al di sotto del consumo lineare tradizionale, rendendo il modello “take-make-waste” l’opzione peggiore, ancora una volta.

  • Cambiare il sistema

I rapporti continuano a confermare che il modello attuale della moda è intrinsecamente insostenibile. Non importa se i prodotti vengano noleggiati, rivenduti o semplicemente consumati, stiamo semplicemente “producendo troppa roba”.

Come sottolinea lo stesso rapporto “Nell’industria tessile, la massiccia sovrapproduzione è un problema a livello di sistema che non può essere affrontato solo con lo sviluppo di opzioni di riciclaggio più efficienti per i prodotti a fine vita”.

Abbiamo bisogno di cambiare il sistema riducendo drasticamente “la quantità totale di prodotti disponibili”, così come il sovraconsumo che questo volume di merci incoraggia.

Se i servizi di noleggio arrivassero a stimolare un consumo più lineare, falliranno la loro missione di sostenibilità e saranno davvero “l’opzione peggiore”. Ma se progettati bene, possono portare a una minore produzione ed evocare un cambiamento di comportamento che incoraggia un consumo più ponderato e ridotto.

Jay Reno, CEO della società di noleggio mobili Feather, afferma che “il noleggio ha il potere di trasformare il rapporto dell’umanità con i beni materiali, per dare a qualcuno un rapporto diverso con la propria roba.”

Questo, almeno dal nostro punto di vista, è tutto ciò a cui i modelli di business basati sul noleggio dei vestiti dovrebbero aspirare, sempre se vogliono restare nell’ottica della sostenibilità.

Guarda il rapporto finlandese

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