Cos’è la similpelle?
La similpelle (o pelle sintetica) è un materiale che sembra cuoio, ma non può essere dichiarato tale poiché non è cuoio di origine animale come definito negli standard mondiali.
Pur non potendo stabilire quando sia stata inventata la similpelle, circa 100 anni fa le custodie e le superfici di alcuni strumenti e macchine fotografiche erano rivestite con tessuti spalmati, che avevano l’aspetto di una superficie in pelle. L’uso della similpelle non era solo per risparmiare denaro, poiché all’epoca questo nuovo materiale veniva usato anche per creare oggetti di valore.

Poiché la vera pelle è un materiale costoso e i costi sostenuti durante il processo di taglio sono molto elevati, la scienza cerca costantemente di sviluppare materiali che imitino la superficie della pelle. Al giorno d’oggi la similpelle è infatti utilizzata in quasi tutti i settori in cui si utilizza la pelle di origine animale: scarpe, abbigliamento, mobili, rivestimenti di veicoli.
Visivamente, i produttori di similpelle sono riusciti a imitare molto bene l’aspetto della pelle. Tuttavia, la similpelle non è ancora in grado di eguagliare le proprietà tecniche della pelle (traspirabilità, permeabilità al vapore acqueo, longevità.) Pertanto, spesso, la similpelle rimane un’alternativa più economica (e a volte più ecologica, come vedremo nei paragrafi successivi) della vera pelle.
C’è da dire che ci sono anche delle aree di lavoro in cui la similpelle è più adatta alla vera pelle, come le selle delle moto. La similpelle è infatti in grado di resistere meglio al contatto costante con la luce del sole e con l’acqua, che invece danneggerebbero la vera pelle.
Inoltre, in campo medico (poltrone da dentista, lettini per massaggi, tavoli per esami e trattamenti) i rivestimenti in similpelle sono più resistenti. Tali superfici devono essere trattate regolarmente con disinfettanti e detergenti per lo più a base di solventi che potrebbero sciogliere la finitura della pelle rendendola fragile.
La similpelle è quindi preferibile quando si deve igienizzare con detergenti molto aggressivi, ma anche quando le stesse superfici devono essere sostituite frequentemente.
Sinonimi di similpelle
Negli ultimi anni si sono sviluppate molte espressioni con cui viene chiamata la similpelle, elenchiamo quelle più diffuse con la consapevolezza che pur cambiando nome si tratta pur sempre di similpelle:
- Ecopelle
- Finta pelle
- Pelle sintetica
- Pelle artificiale
- Pelle vegan
- Pelle cruelty free
In alcune parti della Cina, la similpelle è conosciuta come pelle PU in quanto nella maggior parte dei casi questa ha un rivestimento in poliuretano, mentre i portoghesi la chiamano “napa”, e in altre regione viene chiamata con altri nomi.
La maggior parte di questi vengono usati nel tentativo di nascondere il fatto che il materiale non è vera pelle, continuando quindi ad utilizzare a sproposito il termine “pelle”, pur non essendo tale. Altri sono usati per far credere che la similpelle sia più ecologica della pelle di origine animale (pensiamo al termine ecopelle). Altri ancora per conquistare il consenso dei consumatori che vogliono evitare i materiali di origine animale (pelle vegan, cruelty free).
L’ideale sarebbe NON utilizzare il termine “pelle” per non generare confusione.
Come distinguere la vera pelle dalla similpelle
Riconoscere la similpelle non è sempre così facile, anche per gli esperti del settore. Ci sono dei “buoni falsi” che non si possono distinguere a prima vista o al tatto. Quando si parla di truffe, come ad esempio vendere la similpelle come vera pelle, è assolutamente necessario far controllare il materiale in laboratorio.
Riportiamo comunque alcune delle caratteristiche principali per distinguere la vera pelle dalla similpelle.
Distinguerle leggendo le etichette
Normalmente si può fare affidamento sull’etichettatura del produttore. Entrambe dovrebbero essere chiaramente contrassegnate, se ciò non avviene la merce potrebbe essere contraffatta. Capita infatti spesso di trovare prodotti in similpelle spacciati per vera pelle. Arriveremo presto (nel giro di qualche mese/anno) a denunciare anche il contrario, cioè la vera pelle etichettata come similpelle: visto l’attuale boom delle pelli vegane ed il loro costo, che già supera quello dell’antagonista.
Distinguerle guardando il retro del materiale
La similpelle solitamente presenta nel retro un supporto rivestito in plastica liscia o granulosa, altre volte questo supporto è realizzato in cotone o poliuretano, materiali facilmente riconoscibili al tatto. Esistono però in commercio similpelli dove il retro viene camuffato come fosse di pelle naturale.
Distinguerle dalla superficie a grana
La similpelle viene solitamente goffrata per ottenere una superficie dalle increspature più uniformi, ma non tutte le similpelli necessitano di groffatura. La pelle animale mantiene invece una superficie con dei disegni più naturali e increspature diverse tra loro.
Distinguerle dal bordo di taglio
Tagliando la similpelle il bordo di taglio risulta essere liscio e pulito, mentre quella di origine naturale lascia un effetto “pelucchi”. Lo strato superiore della similpelle è molto denso, senza fibre e di solito tessuto. Il bordo di taglio può essere sfilacciato e quindi i fili del tessuto diventerebbero visibili.
Distinguerle bruciandole
Solitamente, la similpelle si scioglie a contatto con una forte fonte di calore, a volte prende fuoco, mentre quella di origine naturale brilla e si solidifica senza prendere fuoco. La similpelle può emanare un cattivo odore di plastica bruciata, mentre la vera pelle di capelli bruciati. Purtroppo, questo test non è sufficiente in presenza di una miscela di materiali.
Distinguerle dall’estensione
La similpelle è spesso più sottile e tende ad allungarsi quando viene riscaldata (come un materiale plastico), ma il consumatore finale difficilmente può comprenderne le differenze. Se i materiali sono incollati su superfici dure (ad es. volanti, piani del tavolo), questa caratteristica non può essere testata.
Distinguerle dall’odore
La vera pelle si riconosce facilmente dall’odore, ed effettivamente il cuoio di origine animale ha un caratteristico odore non facilmente trasferibile alla similpelle. Ma non esiste “un singolo odore di pelle”, bensì odori molto diversi in base all’origine della stessa. Oggi alcuni produttori di similpelle profumano il materiale con fragranze che la fanno assomigliare a quella naturale.
Distinguerle dalla traspirabilità
Una caratteristica distintiva ma difficilmente individuabile è la traspirabilità. Quella di origine naturale ha maggiore traspirabilità rispetto alla similpelle non perforata. Negli stivali in similpelle si suda più velocemente che negli stivali da trekking impermeabilizzati in vera pelle. Quando ci si siede su superfici in similpelle si suda più velocemente, ma non è sempre così visto che la similpelle può essere microforata e resa traspirante.
Distinguerle dall’usura o dal danneggiamento
La similpelle è spesso meno longeva rispetto a quella naturale, e quando si rompe o si usura il supporto in tessuto sottostante diventa visibile. Quella naturale si usura lentamente e i danni dovuti all’invecchiamento hanno un aspetto diverso e facilmente riconoscibile rispetto alla similpelle.
Rendere la similpelle biodegradabile con Fungkee
Emma Van der Leest, una designer olandese, spera di sradicare completamente l’uso della pelle nell’industria della moda e sta sviluppando un rivestimento fungino per rendere più versatile e sostenibile la similpelle.
Attualmente sono disponibili in commercio diverse pelli di origine vegetale, ma molte di esse includono quantità di poliuretano (PU) per rendere il materiale idrorepellente e durevole. L’uso di PU significa che questi materiali non sono completamente biodegradabili, al contrario della pelle animale.
Van der Leest sta esplorando se i funghi possono sostituire la plastica per rendere la similpelle vegetale più sostenibile.
Abbiamo già visto delle alternative alla pelle di origine animale realizzate proprio con i funghi: Muskin e Mylo. Il primo ha seri problemi nello sfregamento (si usura facilmente) in quanto non usa sostanze chimiche ed è infatti biodegradabile, mentre il secondo che le usa è longevo, ma non è biodegradabile.
Fungkee non è una similpelle come le due citate, bensì un rivestimento che potrebbe essere utilizzato ad esempio da Mylo, per escludere il PU, ed evolversi in materiale biodegradabile.
Questo è uno dei punti dolenti delle attuali pelli di origine vegetale, quindi dal nostro punto di vista sarebbe davvero un enorme passo avanti in ottica di una moda sempre più sostenibile e cruelty free.
Oltre a testare diversi tipi di funghi in laboratorio, Van der Leest ha progettato un’identità di marca speculativa per il prodotto futuro, che chiama Fungkee.
“Prendere un biomateriale e rivestirlo con PU, che ovviamente è plastica, non ha molto senso per me”, ha affermato Van der Leest. “In natura ci sono tutti i tipi di diversi rivestimenti impermeabili, sulle foglie, sui funghi, sugli scudi degli insetti, mi sono quindi posta l’obiettivo di trovare un fungo che potesse rivestire questo materiale”
Sulla base dei risultati iniziali, la designer prevede che un prodotto potrebbe essere sviluppato nei prossimi 5-10 anni.
Van der Leest sta sviluppando questo concetto insieme alla biologa cellulare Aneta Schaap-Oziemlak e nel 2019 hanno ricevuto il Bio Art & Design Award, un premio di 25.000 euro che ha aiutato la loro ricerca.
Per i primi test hanno scelto un tipo specifico di biopelle a base di cellulosa batterica. Questo materiale viene coltivato coltivando batteri e lieviti in una vasca di liquido.
Il concetto sviluppato da Van der Leest e Schaap-Oziemlak è per un rivestimento fungino che avvolge effettivamente la struttura cellulare e non copre solo il materiale. Il rivestimento è stato creato coltivando spore di micelio in liquido e hanno trovato un fungo particolare che ha dato loro il risultato che cercavano.
“Abbiamo visto ceppi fungini crescere in modo invasivo attraverso il materiale, il che è stato un buon segno”, ha affermato Van der Leest. “Non stavano biodegradando il materiale, lo stavano usando come una specie di casa. Era uno dei nostri obiettivi”
Il designer spera che il rivestimento possa essere utilizzato sia dall’industria che dai consumatori. Spera di essere in grado di sostituire il PU nelle bio-pelli e in altri tessuti, come il tessuto per tende.
“È molto interessante vedere come è possibile sviluppare materiali o prodotti più naturali, ma con l’aiuto della scienza moderna è possibile ridimensionarli”, ha aggiunto.
I funghi possono essere utilizzati per aggiungere un ampio spettro di proprietà ai biomateriali grazie alle biotecnologie, tra cui idrorepellenza, colore e profumo, che migliorano la qualità dei prodotti realizzati dai microbi.
“La nostra biopelle a base di cellulosa è prodotta da batteri e potrebbe sostituire la pelle animale nell’industria della moda. Attualmente, la biopelle non è idrorepellente e il colore è instabile, il che alla fine porta a una degradazione prematura
Pertanto, in questo progetto realizzato in collaborazione con Radboudumc, stanno sviluppando un rivestimento antimicotico idrorepellente per migliorare il design funzionale della biopelle e per evitare l’uso di materiali sintetici e ottenere un rivestimento naturale al 100%.
Fungkee Supercoating rappresenta un esempio di rivestimento privo di sostanze chimiche che attirerà l’attenzione nell’industria della moda e, buono a sapersi, anche i funghi potenzialmente pericolosi possono avere proprietà utili, come rendere la biopelle più duratura e più “bella esteticamente”.
Lo sviluppo di questo rivestimento faciliterà il passaggio dai biomateriali sintetici a quelli ecologici. Ridurrà l’inquinamento ambientale causato dall’industria della moda. Renderà il nostro pianeta un posto migliore. Aumenterà la diffusione della moda cruelty free.
Ci auguriamo quindi di vederlo presto in commercio.
Uso della similpelle nella moda
La similpelle si è trovata per anni nel segmento di prezzo più basso nel settore dell’abbigliamento, ecco perché spesso veniva contraffatta (venduta per vera pelle). Oggi però c’è un’inversione di tendenza.
La fast fashion ci ha abituato a prezzi sempre più bassi, la vera pelle proviene per lo più da allevamenti intensivi legati alla produzione alimentare: pensiamo agli allevamenti di bovini. Quando questi animali finiscono al macello la pelle diventa “un materiale di scarto”, oppure “un’importante risorsa”, questo dipende dai punti di vista.
Dopo anni di proteste da parte di animalisti, associazioni, consumatori, molti i materiali che creano sofferenza e morte nel mondo animale hanno perso il loro appeal e di conseguenza il loro valore. Alcuni di questi sono stati addirittura banditi dalle passerelle della moda.
Prendono infatti sempre più piede (e più quote di mercato) quelle che oggi vengono definite “pelli vegane” (o cruelty free), delle similpelli che oltre ad escludere l’uso di sostanze di origine animale si promuovono anche come sostenibili.
Ecologiche, poiché spesso utilizzano come materia prima sostanze vegetali anziché sintetiche, come ad esempio la vinaccia, foglie di ananas, cactus, scarti di frutta.
Ogni anno vediamo nuove versioni di questi materiali innovativi, che nessuno chiama similpelle o ecopelle, ma tutti chiamano con i rispettivi nomi dichiarati dai produttori, oppure più semplicemente -erroneamente- pelle di ananas, pelle di mela, pelle di vino.
Siamo felici visto che qui sponsorizziamo la moda cruelty free, purché questa sia anche sostenibile, ed è per questo motivo che abbiamo dedicato un’interna sezione del sito dove parliamo di questi materiali:


